La famiglia naturale non è quella che educa dei fascisti

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Il #brainch della domenica: La famiglia naturale non è quella che educa i fascisti
Il #brainch della domenica: La famiglia naturale non è quella che educa i fascisti

Questa è una di quelle storie che non vorrebbero scriversi, e che invece tornano ciclicamente a riproporsi nella loro sciatta vigliaccheria, nella loro impudica crudeltà. Si fa presto a stancarsi, a dire che non se ne può più, che una civiltà evoluta dovrebbe aver superato simili angherie da un pezzo. Ma del resto, la razza umana ha inventato la guerra e ciò di cui oggi raccontiamo non ne è che una minuscola, quasi fortuita emanazione.

BrainchL’aggressione che si è consumata venerdì a Napoli, ai danni di alcuni studenti del liceo Elio Vittorini, appartiene alla categoria delle cose-troppo-deprimenti-da-scrivere, ma di cui si deve scrivere lo stesso. Bisogna scriverne, perché le parole si posino e lascino un’impronta che non sia di sangue, ma di stimolo, di riflessione.

La didascalia che accompagna questa vicenda è fatta di comunicati e smentite, foto agghiaccianti al punto da far pensare che no, non possa essere accaduta una cosa del genere, non qui, non ora. Eppure, se al mondo territori come la Siria e la Palestina agonizzano i propri giorni fra le braci delle macerie martoriate, ecco spiegarsi in tutta la sua dirompente banalità, come un fulmine a ciel sereno oltre le sabbie della consapevolezza, il profondo limite della comprensione umana e della sua fallacità.

Quanto accaduto lascia spontaneamente un solco di rabbia e di vergogna. La violenza in quanto tale va sempre condannata, perché oltre ad essere l’ultimo rifugio degli incapaci, è pure il primo rifugio dei coglioni. Il pensiero, poi, che si possa arrivare ad aggredire una persona per via di antagonismi politici è ancora più ributtante.

Ma la città di Napoli conosce sulla propria pelle i segni laceri dell’intolleranza e del fascismo, e per quanto ci si possa inghirlandare nel ricordo delle Quattro Giornate, il problema è più vivo ed attuale di quanto sembri. Militanti di CasaPound, attivisti di Blocco Studentesco: non si può affermare con certezza chi siano i responsabili ed è certo opportuno lasciare che la Digos compia le sue indagini; ma una cosa mi sia consentito dirla.

Gli atti di violenza gratuita sono la concretizzazione più palese di un’identità perversa, malata. E non è certo la prima volta che li vediamo associare a sigle dell’universo di estrema destra come CasaPound, Forza Nuova e camerati vari.

12622280_765186383588027_2692141714113606444_oCurioso che siano proprio loro alcune di quelle persone che difendono a spada tratta (anzi, a spranga tratta) la “famiglia naturale”, quelli che vanno imbrattando i muri di stazioni e metropolitane con frasi come “Famiglia è mamma e papà”, quelli che sostengono il Family Day ed altre cose del genere. Posizioni, queste, lecite e rispettabili, com’è giusto che sia.

Ma allora spiegatemi in nome di quale famiglia questi individui andrebbero in giro a consumare vili aggressioni e atrocità del genere. Spiegatemi quale sana educazione, frutto di un padre e di una madre, possa averli condotti ad una tale privazione di morale e di umanità, ed a che titolo dovrebbero mai ergersi a difensori della civiltà: la stessa che insozzano con la loro volgare prepotenza.

Non avrò mai remore a ribadirlo. Fascismo e violenza sono due frutti della stessa radice culturale che fa di noi un popolo regretto, e che occorre estirpare attraverso una paziente opera di resistenza, di informazione, di educazione. Altrimenti, la nostra unica velleità di progresso rimarrà lo scagliarci a vicenda sfottò sul numero dei partecipanti di una manifestazione. Oppure lanciare sondaggi per scegliere il nome del figlio (o la figlia, se non fa troppo gender) di Giorgia Meloni, come ha fatto Libero.

Già me lo vedo, il piccolo Benito, scorazzare sul prato di casa per correre in braccio al suo pap… ah.

Buona domenica a tutti.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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