Tornatore ospite all’Università di Salerno

0
229

Venerdì 29 gennaio, il regista Giuseppe Tornatore è stato ospite dell’Università di Salerno, nell’ambito della rassegna Davimedia, promossa dal Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale. Il dibattito ha spaziato dalla tecnologia alla musica, concentrandosi principalmente sul suo nuovo film “La Corrispondenza”, con Jeremy Irons e Olga Kurylenko.

Tornatore ha tracciato un’idea precisa del cinema e del suo lavoro di regista, che viene messo costantemente messo alla prova dai suoi stessi film e dalle scelte stilistiche. “Un ruolo fondamentale viene svolto dalle musiche e dalla colonna sonora” continua Tornatore “ho avuto anche la fortuna di lavorare con il maestro Morricone. Il rapporto con la musica è l’unico momento in cui il regista si confronta con qualcosa che non conosce. Il regista deve essere in grado di esprimersi con il suo unico codice espressivo – la parola – e toccherà al compositore tradurre queste parole nel suo linguaggio – la musica”. Si può dire, infatti, che anche la musica o, meglio, la sua inesorabile sparizione, abbia giocato un ruolo fondamentale ne “ La Corrispondenza”, concepita dal maestro Ennio Morricone.

La Corrispondenza è stato uno degli argomenti del dibattito e Tornatore ha offerto una sua spiegazione, premettendo, però, che l’interpretazione del regista è quella che conta di meno: il film si basa principalmente sulla metafora delle stelle che, nonostante siano morte, sono ancora visibili ai nostri occhi, così come l’amore che c’è tra i protagonisti è forte comunque anche se a distanza.

Al regista, Tornatore, affida un ruolo importante anche nella società stessa: quello di raccontare, nel modo più semplice possibile, la realtà che ci circonda poiché è l’unico contributo che può dare, essendo i problemi di oggi mutevoli e non avendo una soluzione semplice. Se invece, il regista dovesse svolgere male il proprio lavoro, “contribuirebbe alle barbarie.” Dopotutto, infatti, il film non è altro che la sublimazione delle sensazioni di una persona e impone al regista delle scelte ben precise, per stimolarne sempre la creatività. Non ci si può, infatti, attenere ad un solo stile ma bisogna modellarsi sulle nuove idee, anche se ciò genera paura di sbagliare: la paura è la condizione necessaria per la creatività.

Il regista è, quindi, al servizio dell’arte.

In questi giorni si è parlato molto di Renzi e della censura delle opere d’arte per non urtare la sensibilità altrui e rispettare le tradizioni di una cultura straniera. Lei si è mai sentito oppresso dai canoni della nostra società, dal finto perbenismo o dall’ipocrisia?

Non ho avuto esperienze traumatiche con la censura, se non quando un presidente della censura mi aggredì poichè vi era una scena di sesso con una quattordicenne ma non ho mai fatto dell’opinione del pubblico la mia linea guida. Il pubblico, anzi, si spacca a metà quando vede i miei film: o commenti positivi o negativi.

Crede che il cinema abbia qualche influenza sulla nostra società?

Il cinema ha sempre influenzato molto la nostra società, specialmente negli ultimi tempi. La maggior parte crede che l’influenza maggiore sia stata quarant’anni fa, piuttosto che oggi: si pensi all’emancipazione femminile o all’educazione politica e civile. Oggi non ce ne accorgiamo ma, anche grazie alla maggiore accessibilità ai film, il cinema condiziona molto il nostro comportamento, in modo talmente fitto da non accorgersene.

Tornatore ha concluso difendendo il cinema italiano dalle accuse di essere sottovalutato all’estero: l’unica cosa che bisogna fare è migliorare il pensiero critico del pubblico, abituandolo ad una scelta di film da vedere più vasta.

Elena Morrone

NESSUN COMMENTO