De Magistris lancia “Napoli riscossione”, addio ad Equitalia

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Settimana densa di novità, quella del sindaco De Magistris, che ha annunciato svolte importanti sul fronte tributario e finanziario per il Comune di Napoli.

È di martedì la presentazione del progetto di istituzione della società partecipata “Napoli riscossione”, che avrà il compito, a partire da maggio e attraverso uno specifico iter preparatorio, di occuparsi della riscossione delle imposte sul territorio comunale, con l’obiettivo di ampliare in seguito il proprio raggio d’azione all’intera città metropolitana. De Magistris e l’assessore al Bilancio Palma hanno così sancito il siluramento di Equitalia, la società pubblica, partecipata da Agenzia delle Entrate e INPS, che spesso con cartelle sballate e metodi di riscossione inefficienti ha complicato la vita di parecchi cittadini: il mandato per la riscossione a Napoli di Equitalia, già scaduto e recentemente prorogato, non sarà così rinnovato, consentendo il progressivo passaggio di consegne alla nuova partecipata comunale.

Insistendo sul dato di fatto che, in questi anni, la popolarità di Equitalia è stata sempre ai minimi termini, essendo questa diventata simbolo dell’ingiustificata oppressione fiscale da parte dello Stato, il sindaco e l’assessore hanno sottolineato i possibili aspetti vantaggiosi della svolta “autarchica” in materia di riscossione tributi: innanzitutto, in accordo con uno dei recenti punti fermi dell’indirizzo politico di De Magistris, ovvero l’acquisizione di una sempre maggiore autodeterminazione amministrativa e gestionale nei confronti di Roma, si tratta di “una scelta politica di rottura nell’ottica dell’autonomia” dei Comuni, “che versano allo Stato e poi ottengono indietro meno di quanto hanno dato”, il punto di partenza di “una nostra finanza pubblica”; in secondo luogo, consentirà di ricollocare 128 impiegati delle tre vecchie società partecipate dei trasporti, che saranno aggiornati sulle nuove mansioni per apprendere il necessario know-how, ma anche di assumere, in un secondo momento, circa 300 persone tramite concorso pubblico, che si occuperanno della riscossione effettiva del tributo, senza più ricorrere ai costosi servizi postali; ancora, consentirà un risparmio sui costi di riscossione per gli stessi cittadini, poiché l’aggio (la percentuale dovuta al riscossore per ciascuna voce impositiva) scenderà dal 6 – 8% percepito da Equitalia, al 3,5 – 4% che sarà dovuto alla “Napoli riscossioni”; inoltre, si propone di migliorare le modalità di riscossione, che viene annunciata senza scrupoli nei confronti degli evasori veri, mentre clemente e conciliante con chi si è dimenticato semplicemente di pagare o non può farlo per necessità, correggendo in questo modo la percezione popolare di una totale inumanità dell’esazione; infine, si prospetta un migliore ritorno in termini di efficienza ed efficacia, con l’aspettativa di incassare di più da questo sistema “morbido” (il Comune stima il surplus in circa 4 milioni), fattore che potrebbe determinare anche una futura diminuzione di alcune imposte.

Quali saranno i modi e i tempi della rivoluzione? Considerato che a maggio si parte con l’organizzazione della nuova società, questa non potrà essere operativa prima di luglio, e solo su entrate extratributarie, come contravvenzioni, canoni di occupazione di suolo pubblico, rette degli asili nido, contributi per la refezione scolastica. Dal 1° gennaio 2017, invece, passeranno alla competenza della “Napoli riscossione” anche IMU, TASI e tassa di soggiorno. Chiaramente, tutte le pratiche già aperte presso Equitalia saranno gestite fino ad esaurimento.

L’avvocato Pisani, presidente dell’associazione “Noi Consumatori”, intervistato dal Roma, avverte che il rischio maggiore di quella che rimane comunque “un’idea più che apprezzabile” sta proprio nel pericolo di sovrapposizioni di competenze in questo periodo di transizione, con conseguenti “cartelle pazze”. Il banco di prova della nuova iniziativa di De Magistris sarà inoltre la capacità concreta di farsi pagare dai contribuenti: secondo alcuni dati pubblicati da Repubblica, riferiti al 2013, il Comune ha una capacità di riscossione media soltanto del 66%. Costituirebbe dimostrazione delle difficoltà in questo senso la diffusa evasione del pagamento delle contravvenzioni stradali e dei canoni di affitto delle case comunali. Sarà necessario risolvere anche queste criticità per fare della “Napoli riscossione” un “modello di riferimento”, come auspica l’assessore al bilancio Palma.

L’annuncio dell’autodeterminazione nella riscossione dei tributi rappresenta sicuramente un bello spot per De Magistris, corroborato anche dal contemporaneo annuncio del raggiungimento, da parte del Comune, degli obiettivi del piano di rientro dal dissesto finanziario con largo anticipo: sfruttando l’opportunità concessa dalla legge 126, la riduzione del passivo residuo (205 milioni), nonché il rimborso del prestito di 276 milioni ottenuto dallo Stato, saranno spalmati su 30 anni anziché su 10.

Non c’è dubbio che, in un periodo di crisi economica così profonda, rimuovere lo spauracchio di Equitalia dalle coscienze dei napoletani potrebbe rivelarsi una mossa elettorale vincente. Da notare anche che il progetto appare coerente con la linea dura adottata dallo stesso sindaco nei confronti del Governo sulla questione Bagnoli, in merito alla quale si rifiutano di condividere le scelte in sede di cabina di regia; De Magistris dimostra di stare scindendo il proprio indirizzo politico, e quindi il destino di Napoli, dalle scelte nazionali, puntando tutto sulla ricerca di una maggiore autodeterminazione che consenta al Comune (ormai Città Metropolitana) di riappropriarsi di una soggettività amministrativa illegittimamente svuotata dallo Stato. La battaglia del sindaco contro il centralismo, l’autoritarismo e ora anche l’ingiusto vampirismo fiscale di Roma continua.

Tuttavia non si può dimenticare che, in uno Stato regionale come il nostro, in cui importanti autonomie già vengono concesse dalla Costituzione agli Enti Locali, collaborazione e cooperazione tra le istituzioni a tutti i livelli sono necessarie: del resto, è proprio grazie ad una legge ordinaria (cioè nazionale) che De Magistris ha potuto rivendicare l’abbandono del piano di rientro dal disavanzo ed è dallo Stato che sono arrivati i 276 milioni in prestito. Il sindaco, giurista competente, in un’intervista al Manifesto non a caso ha precisato che, nonostante le sue battaglie, resta “un uomo delle istituzioni, (…) Napoli è autonoma, non isolata”, cioè non è contro lo Stato. È solo questa, allora, la chiave di lettura della nascita di “Napoli riscossione” ed è in questo senso che, superando le innegabili inadeguatezze e carenze di Equitalia e della politica fiscale nazionale, la nuova partecipata potrà costituire un modello di riferimento che vada al di là di improvvisate esigenze di particolarismo, dipendenti da contingenze politiche ed elettorali.

Ludovico Maremonti

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