Sguardi Ostinati: il cinema come forma d’arte

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Nell’anno dei grandi cinecomic americani e di Checco Zalone, che ha dominato ancora una volta il botteghino, lasciando solo piccole, minuscole briciole ai rivali, c’è chi ha deciso di dire basta al cinema mainstream, al cinema che punta solo a battere cassa e che monopolizza l’intera attenzione del pubblico. Si chiama Sguardi Ostinati la rassegna di cinema d’autore contemporaneo, alla sua decima edizione, che partirà l’8 febbraio 2016 per portare a Casalnuovo di Napoli la settima arte, nello specifico il cinema d’autore quasi sempre snobbato e ignorato dalle masse e schiacciato dalle grandi produzioni.

Si parte con l’ultimo film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, presentato la scorsa settimana a Roma e che ha riscosso grandi consensi dalla critica italiana, per passare poi alla grande cinematografia giapponese con Il gusto del sakè e Viaggio a Tokyo del maestro Yasujiro Ozu, e poi ancora Francofonia di Aleksandr Sokurov (presentato alla 72° Mostra di Venezia), Ave, Cesare! dei fratelli CoenLeviathan del russo Andrei Zvyagintsev (nominato agli Oscar come Miglior Film Straniero), per chiudere l’11 aprile con Louisiana di Roberto Minervini (presentato all’ultimo Festival di Cannes).

Questi sono alcuni dei film che verranno proiettati al Multisala Magic Vision (Viale dei Tigli, 19). E per l’occasione, abbiamo intervistato Angelo La Pietra, che ha permesso la nascita di questa preziosa rassegna cinematografica che vuole dar voce e spazio al cinema inteso prima di tutto e soprattutto come forma d’arte, mettendo in atto una piccola ma importante rivoluzione.

Dall’8 febbraio torna ”Sguardi Ostinati” con la decima edizione. Come è nata l’idea?

”Più che da un’idea, siamo stati mossi dall’esigenza di dover portare in provincia dei film che solitamente non arrivano. La possibilità di proiettare film di autori molto interessanti ma pressoché sconosciuti in sale dall’elevato standard qualitativo ha fatto il resto. Dover assistere alle proiezioni di questi film in salette al limite della decenza era diventato insopportabile. Spostarsi a Napoli o a Roma, con tutto quello che ne consegue, per vedere le opere di questi autori non era più concepibile. Da qui l’ostinazione di rompere uno schema fortemente consolidato, resistere e disobbedire ai dettami della grande distribuzione. Creare un corto circuito in questo schema e avviare pratiche di diseducazione partendo dalla provincia”.

Dieci anni sono un traguardo importante. Come è cambiata ed evoluta negli anni la rassegna?

”In realtà la manifestazione ha tredici anni, dieci sono le edizioni. Quando si mettono su progetti del genere senza nessun tipo di contributo pubblico, molto spesso le cose si complicano. Essere arrivati alla 10° edizione è qualcosa di miracoloso. Essere liberi da qualsiasi tipo di compromesso è la forza di questa rassegna. In tredici anni e dieci edizioni sono cambiate tante cose ma lo spirito originario è rimasto intatto. In tredici anni e dieci edizioni, siamo passati dall’analogico al digitale che equivale in ambito politico alla caduta del muro di Berlino, alla fine del comunismo. In tredici anni e dieci edizioni, abbiamo avuto il coraggio di sperimentare nuove collaborazioni con altre manifestazioni e da una di queste è nata T.A.R.E. (Terapie Artistiche per Ricoveri Emozionali) associazione culturale che mette insieme due eventi: Sguardi Ostinati e Videomaker Film Festival. Questo è il quarto anno che prima di ogni film proiettiamo un corto che ha partecipato al festival l’anno precedente. In tredici anni e dieci edizioni, sono cambiate le persone, siamo cambiati noi, è cambiato il mondo e di conseguenza è cambiato un certo tipo di cinema che per certi versi, a mio avviso, ha acquisito più consapevolezza”.

Anche quest’anno Sguardi Ostinati presenta una rassegna di grande rilievo, che spazia dal cinema giapponese di Ozu a quello contemporaneo di Tarantino e dei fratelli Coen. Immagino non sia facile la selezione di quali pellicole inserire e quali escludere.

”La scelta dei film da inserire in rassegna avviene in maniera molto naturale. Tutto dipende dall’annata, un po’ come per il vino. C’è l’annata buona dove tutto è più semplice ed il margine di errore nella scelta è veramente molto basso, poi ci sono altre annate meno buone dove l’avanguardia Ostinata, nel tentativo di mantenere alta l’asticella della qualità, si abbandona a guerre furibonde. Poi, a parte, ci sono dei film che, più che essere scelti, ci scelgono”.

Ogni anno la rassegna presenta una nuova locandina, sempre incisiva e intensa. Quella di quest’anno appare viva, dinamica. Chi si occupa del design?

”La comunicazione per noi è stato sempre un punto molto importante, uno dei nostri punti di forza. Anche qui negli anni le collaborazioni sono state tante. Ogni persona con la quale abbiamo collaborato ha lasciato qualcosa in dono, puntualmente ripreso ed evoluto dalle collaborazioni successive. Factoria è la società che si occupa di questo, le persone a cui bisogna dire grazie quest’anno sono Alessandro Latela e Michele Greco”.

Manuela Stacca

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