Grecia: calciatori in protesta per i migranti

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Tutti seduti al fischio d’inizio. È questa la singolare protesta dei calciatori di AEL Larissa e Acharnaikos, formazioni militanti nella serie B greca, contro le continue stragi di migranti che si stanno susseguendo nel Mar Egeo.

Luogo della forte protesta è stato lo stadio AEL Arena di Larissa, importante città della Tessaglia (Grecia), dove la squadra locale, l’AEL, ha ospitato l’Acharnaikos per il diciassettesimo turno di Football League. La gara giocata venerdì scorso, poche ore dopo il naufragio di un barcone con la seguente morte di 30 migranti tra i quali 10 bambini, ha visto le due squadre, di comune accordo, letteralmente sedersi al calcio d’inizio, lasciando cosi scorrere il cronometro di gioco.

Due minuti. È stato questo l’arco di tempo che i calciatori hanno voluto dedicare, accompagnati dagli applausi dello stadio intero, al difficile problema dell’immigrazione che si sta trasformando in una vera e propria carneficina nelle acque greche.

“L’amministrazione dell’AEL, gli allenatori e giocatori osserveranno due minuti di silenzio per ricordare le centinaia di bambini che continuano a perdere la vita nell’Egeo a causa della brutale indifferenza di Ue e Turchia. I giocatori si siederanno a terra per spingere le autorità a far pressione su tutti coloro che sembrano aver perso la sensibilità verso i terribili crimini perpetrati nell’Egeo”.

Questo è stato il comunicato letto dagli altoparlanti dello stadio.
Fermi, immobili a lasciar che le lancette dell’orologio scorrano impietosamente, quasi a voler emulare le politiche europee che poco stanno facendo per risolvere il serio problema dell’immigrazione, che attanaglia non solo il paese ellenico ma ormai l’intero ‘vecchio continente’.

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Il pugno nero alle Olimpiadi del ’68

Non è la prima volta che lo sport diventa teatro di gesti forti, volti a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi spinosi che hanno coinvolto il mondo intero. Leggendario è divenuto il pugno guantato di nero che i velocisti americani Tommie Smith e John Carlos alzarono sul podio alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968. I due atleti, sostenitori del Black Power, attraverso questa protesta scostarono gli occhi della popolazione mondiale dal senso puramente sportivo di un’importante manifestazione come i giochi olimpici, attirandoli per un po’ sul problema della discriminazione razziale.

Di sicuro una partita della serie cadetta greca non ha lo stesso seguito di un’Olimpiade, ma grazie al tam tam mediatico la notizia della protesta ha fatto subito il giro del mondo, riponendo così l’attenzione sulle continue morti dei migranti che attraversano il Mediterraneo per arrivare in Europa.

Per la cronaca, la gara si è conclusa con il risultato di 2-0 per i padroni di casa dell’AEL, che consolidano così il primato in classifica. Più che per gli ottantotto minuti in cui si è svolta regolarmente, la partita sarà ricordata per i primi due. Due minuti di silenzio, di protesta che sono stati un invito a riflettere sul fatto che quasi ogni giorno si verifica una strage nella quale muoiono bambini dinnanzi all’indifferenza generale. Proprio il giorno successivo la partita, sabato, il Mar Egeo è stato luogo di un’altra sciagura, ancora un’imbarcazione rovesciata, ancora migranti morti, ancora bambini.

Ivan D’Ercole

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