A letto dopo Carosello!

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Il 3 febbraio 1957 andava in onda la prima puntata di Carosello. Dopo il telegiornale si apriva, per la prima volta, il teatrino con le prime quattro pubblicità della storia della televisione italiana.

Ad intrattenere lo spettatore, dalle 20:50 alle 21:00, erano quattro sketch in bianco e nero e in 35 mm: lo spettacolo (detto anche “il pezzo”) durava 1 minuto e 45 secondi, mentre la pubblicità (in gergo “codino”) aveva una durata di 30 secondi. Tutto ciò perché una legge vigente in quel periodo non concedeva spazio alle pubblicità prima e durante i programmi televisivi. Dunque, il pezzo ed il codino non dovevano avere nulla in comune se non l’introduzione del prodotto attraverso una battuta finale dello sketch.

Il primo episodio di Carosello fu Le avventure del signor Veneranda per pubblicizzare il Brandy Stock 84, seguito poi da altri tre: Shell con Giovanni Canestrini; L’Oréal con Mike Bongiorno; Singer con Mario Carotenuto; Cynar con Tino Bianchi e Carlo Campanini.

caroselloCarosello in pochissimo tempo divenne l’appuntamento fisso di ogni famiglia italiana. Quest’utlimo, oltre ad essere una novità, era anche il pretesto per riunirsi con gli amici. Difatti, all’epoca, in particolare agli inizi della trasmissione, non tutti possedevano un televisore e così ci si incontrava a casa di qualcuno.

Il successo fu enorme e fu scaturito anche dal fatto che gli sketch erano diretti, semplici e riportavano sul piccolo schermo i luoghi comuni (molto vicini al pensiero della comunità). Inevitabilmente vennero alla luce alcuni stereotipi: la casalinga felice; l’uomo settentrionale benestante grazie alla condizione economica del Nord in quel periodo; il contadino consapevole della sua arretratezza che cerca di mettersi al passo acquistando determinati prodotti, simbolo del cambiamento e del miglioramento.

Attraverso quei 20 anni si può notare l’evoluzione della figura femminile all’interno della società. La donna vestiva i panni della casalinga felice, che come unico scopo aveva quello di accudire la famiglia e soprattutto il marito. Un determinato prodotto poteva renderle la giornata migliore e regalarle attimi di felicità che nemmeno un anello di diamanti poteva sostituire. Pian piano però questo stereotipo perse quell’aurea di perfezione: la donna iniziava a lavorare, a contribuire in famiglia economicamente con un proprio stipendio. Al contempo, i pubblicitari si accorsero che gli sketch, oltre ad essere dispendiosi, distoglievano l’attenzione dal prodotto (ad esempio Calimero ha avuto molto più successo del detersivo).

Furono gli anni Settanta a stravolgere il punto di vista di molte persone. Carosello, per i giovani, era ormai da accantonare, apparteneva ad un’epoca differente dalla loro. In quei venti anni i bambini che lo aspettavano con gioia erano cresciuti, le esigenze della società erano differenti (questo lo possiamo notare oggi anche grazie ad un’intervista della Rai). Qualcuno lo considerò diseducativo poiché i bambini iniziarono ad essere sempre più esigenti con i genitori per l’acquisto di un giocattolo. Inoltre, si iniziò a valutare l’idea di rendere il prodotto protagonista indiscusso dal primo secondo della pubblicità.

Così, il 1° gennaio 1977 andò in onda l’ultima puntata di Carosello, il programma televisivo più amato dagli italiani.

“Su bambini, a letto, Carosello è finito! L’allegro motivetto che dallo schermo televisivo annunciava la fine delle ‘ostilità’ fra genitori e figli, dal primo gennaio, va in pensione.” (Nicola Mascellaro)

Ilaria Cozzolino

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