Stato islamico: vertice alla Farnesina per metterlo knock out?

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Il ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni (d) e il Segretario di Stato degli Stati Unti d'America, John Kerry, durante il vertice Internazionale sulla Libia, presso la Farnesina, Roma, 13 dicembre 2015. Italian Foreign minister Paolo Gentiloni (R) shakes hands to Us Secretary John Kerry during the International Conference about Libya, in Rome, Italy, 13 December 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Si è tenuto martedì 2 febbraio, presso la Farnesina, il vertice delloSmall Group, ovvero dei Paesi maggiormente impegnati nella lotta allo Stato Islamico. Il meeting, che è stato co-presieduto dal Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, e dal Segretario di Stato statunitense, John Kerry, ha visto la partecipazione di 23 Paesi, oltre a quella dell’Alto Rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini.

Quello appena avvenuto è il terzo incontro di questo gruppo, dopo quelli di Londra e Parigi del 2015. I lavori si sono svolti in un clima rovente, essendosi tenuta tale conferenza all’indomani di un sanguinoso triplice attentato, a Damasco, in cui è stato anche coinvolto un mausoleo-moschea sciita. Il bilancio attuale della strage è di 71 vittime e 110 feriti, ma si teme che possa ancora salire. Questo attentato è avvenuto in un momento cruciale, in quanto proprio in questi giorni stanno svolgendosi a Ginevra i colloqui di pace tra il governo di Assad ed i ribelli siriani, con la mediazione dell’ONU.

Chiaro l’intervento di Kerry, che ha affermato:“la lotta all’ISIS sarà di lungo periodo” e che saranno necessari “nuovi contributi da parte dei Paesi della coalizione”. Il sottosegretario USA ha inoltre speso parole di elogio nei confronti dell’Italia, sostenendo che è stato operato “uno sforzo enorme, in particolar modo in Libia, dove il ruolo dell’Italia è stato ed è essenziale per continuare a schiacciare Daesh”. Kerry ha altresì dichiarato in conferenza stampa:

“L’Italia è stata grandiosa. Il suo impegno nella coalizione è uno dei più grandi in termini di persone, di contributi finanziari e militari in Iraq e, in particolare, per il suo ruolo di leadership in Libia nel processo di formazione del Governo”.

È stato, poi, il turno del ministro italiano Gentiloni, il quale ha sottolineato come il rischio che lo Stato Islamico accresca la sua azione in Libia sia molto elevato, ma ha anche aggiunto che: “è confortante per l’Italia sapere che c’è convergenza tra di noi sulla necessità di puntare sul percorso negoziale che si è aperto”.

Il ministro “padrone di casa” ha specificato fra l’altro “La comunità internazionale intende cooperare con il Governo Libico che si andrà a formare nei prossimi giorni e che si cercherà di andare incontro alle richieste dell’Esecutivo nordafricano.

Altro autorevole intervento è stato quello di Federica Mogherini, la quale si è soffermata sulla strage in Siria, sostenendo:“L’esplosione a Damasco è chiaramente mirata a colpire gli intenti di inizio di un processo politico e diplomatico” e che la strada che si sta percorrendo: “È probabilmente l’unica opportunità di mettere fine al conflitto in Siria, che ha causato e continua a causare tanta sofferenza a tante persone”.

Dal meeting è emersa la comune volontà da parte di tutti gli stati aderenti di proseguire con le trattative diplomatiche e le negoziazioni, che sono viste come l’unica strada perseguibile per eliminare la minaccia dello Stato Islamico e per far tornare la situazione, soprattutto in Siria, ad un livello accettabile.

Galileo Frustaci

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