ItinerArte: La Scarzuola, un borgo magico

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La Scarzuola

Che L’Italia sia la patria delle meraviglie è un dato di fatto e non c’è bisogno di allontanarsi per mete troppo lontane : la Scarzuola è, infatti, una di queste. Esempio eccezionale di architettura, sospesa tra reale ed immaginario.

La Scarzuola

La Scarzuola, in territorio umbro e precisamente a Montegabbione in provincia di Terni, è una piccola località rurale. Divenuta famosa grazie al progetto architettonico di  Tomaso Buzzi, che di questo luogo ne fece la propria visione di “città ideale“. Ma il luogo già vantava quell’aura di simbolismo e misticismo, infatti, secondo alcune cronache medievali qui dimorò San Francesco d’Assisi. Qui  visse in una capanna costruita con foglie di Scarza, pianta lacustre da cui probabilmente deriva il nome “Scarzuola”.

La Scarzuola
“l’Occhio”

Tomaso Buzzi, nato a Sondrio il 30 settembre del 1900, fu uno straordinario architetto e designer; molte delle sue reinvenzioni su palazzi antichi entrano nel novero di vere e proprie opere d’arte ed architettura; la Scarzuola resta senza dubbio l’opera più significativa. Affascinato dalle architetture del Palladio e da un neoclassicismo visionario, Buzzi progettò questo borgo a partire dal 1958 e fino al 1978, opera che per sua volontà rimase incompiuta . Uomo di mondo, egli visse in mezzo alla gente, lavorò per committenti prestigiosi ma nel segreto visse una vita di sogno, tra le sue carte e i suoi disegni.

La Scarzuola richiama subito alla mente alcuni esempi del passato, che l’architetto costantemente citava; un passato da cui non si scappa ma che allo stesso tempo lo portava all’incompiutezza; costruiva e distruggeva di continuo, forse per lui questo era l’unico modo per sentirsi vivo nel presente. I richiami architettonici celebri sono ad esempio: Villa Adriana (Tivoli), oppure il  Partenone, il  Colosseo, il Pantheon, e anche la Torre dei venti. Bomarzo, invece, ritorna per l’effetto di gioco e meraviglia, mentre il tema scenografico di fondo si rifà ai modelli rinascimentali di Andrea Palladio e Sebastiano Serlio.

La Scarzuola
“Rovine del passato”

Oltre il lato sacro qui tutto è un teatro

Varcata la soglia e superata la chiesa duecentesca,  inizia il vero viaggio nella città di Buzzi, un viaggio di iniziazione con un intrico di simbologie dai caratteri massonici ed esoterici. Il fulcro della città-teatro è nell’Acropoli centrale del Teatrum Mundi che è dominato dal grande occhio scolpito, in cui al posto della pupilla è presente uno specchio; qui il visitatore è obbligato a passare e ad osservare se stesso. Si prosegue poi per il Tempio della Madre Terra , dove la Gigantessa, un’enorme statua a seni scoperti, è  posta a guardia di due porte: quella della scienza e della tecnica, e quella dell’arte e della fantasia. Raggiunta la sommità della collina, si arriva al Tempio di Apollo al cui centro si erge solitario un cipresso colpito da un fulmine; il richiamo è al mito di Ciparisso, uno dei tanti amanti di Apollo, che chiese al dio di lasciar scorrere le sue lacrime per sempre, come pegno per aver ucciso il proprio animale domestico. Fu così che Apollo trasformò il giovane in un cipresso, che nell’aspetto della resina richiama ad una lacrima.

La Scarzuola
“Gigantessa”

Questa è la Scarzuola,  il sogno visionario dell’architetto che la concepì. Un luogo in cui egli riservò allusioni, echeggiamenti , fantasie e ricordi, il tutto tramutato in pietra viva. E a chi lo criticava, per aver cancellato i segni di un passato religioso, egli ribatteva di aver dato vita, invece, al “Cantico dei Cantici”  in una forma compiuta ed architettonica.

Rossella Mercurio

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