Aborto: San Paolo rischia chiusura reparto

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Aborto 1978 – 2016: cosa è cambiato?

Correvano gli anni ’70. L’organizzazione della società italiana era messa in discussione, a tutti i livelli. Il movimento di protesta, dalle università e dalle scuole, si diffuse nelle fabbriche e si infiltrò, man mano, in tutta la società. È la stagione dei diritti civili. Sono anni inquieti e fondamentali. Molte battaglie di piazza trovano soluzione in questa fase storica: l’introduzione del divorzio, il diritto di famiglia, la liberalizzazione dell’aborto: dal 22 Maggio 1978, infatti, l’aborto non è più reato grazie alla legge 194.

Nel 2016, oltre l’80% dei ginecologi è obiettore di coscienza e le donne respinte dalle istituzioni tornano al segreto: sono, infatti  ventimila le interruzioni di gravidanza illegali calcolate dal ministero della Sanità. Aumentano gli ambulatori fuorilegge e farmaci di contrabbando che inducono l’aborto. Accedere ai servizi è sempre più difficile, una vera e propria corsa a ostacoli. Le donne sono abbandonate a se stesse, vittime non solo dello sguardo accusatorio di finti buonisti, ma soprattutto vittime di una società che continua a martoriarle, negando loro quelli che sono i diritti civili. Ci troviamo di fronte ad uno Stato che investe sempre meno nella sanità. A marzo, infatti, probabilmente chiuderà il reparto IVG (Aborto Volontario) del San Paolo, l’unico centro dell’Asl Napoli 1.

È concreto il rischio che l’Asl Napoli 1 resti senza alcun centro a cui rivolgersi per avere un aborto nel pieno rispetto della legge e delle norme sanitarie. Il Primario anestesista dell’ospedale San Paolo, l’unica struttura dell’Asl Napoli 1 dove si praticano aborti, ha già comunicato che non potrà garantire la presenza degli anestesisti.

A denunciarlo, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione sanità: «Se non si interverrà immediatamente, i medici che, fino a oggi, garantiscono l’assistenza alle donne che devono interrompere la gravidanza, saranno costretti a chiudere il centro che ha sei posti letto e che, per oltre un ventennio, è stato l’unico punto di riferimento di tutta l’Asl Napoli 1. Finora gli anestesisti riuscivano a garantire la loro presenza e il loro intervento grazie a turni straordinari che, con le nuove e più rigide norme sugli orari di lavoro, non possono più essere sostenuti» 

Ed aggiunge: «La situazione è gravissima perché chiudere il centro per le interruzioni volontarie di gravidanza dell’ospedale San Paolo significherebbe spingere altre sei donne al giorno verso l’aborto clandestino. Chiudere l’unico centro significa mettere in campo un’azione illegale. Le donne hanno il diritto di abortire. La Regione deve farsi carico del problema per evitare che, a partire dal prossimo mese, migliaia di donne siano costrette ad andare da medici senza scrupoli, pronti, per soldi, a qualsiasi cosa e a mettere a rischio la vita delle pazienti. Invece di aumentare, i diritti umani diminuiscono. Sembra di essere nell’anno zero. Ad ogni modo, andrò fino in fondo».

Maria Bianca Russo

1 COMMENTO

  1. xchè è giusto che si partorisce senza una tin??????xchè non vedono cose più importanti??togliendo il cardarelli ,il policlinico nel centro quande maternità a rischio ci sono???deve scappare il morto xchè qualcuno se ne accorge????

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