“Sulla natura delle cose” si presenta con la voce di Angelo Giubileo

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Venerdì, 5 febbraio 2016, l’Imagine’s Book, presso Corso Garibaldi a Salerno, ha ospitato l’evento tenutosi per la presentazione del libro di Angelo Giubileo “Sulla natura delle cose”, domandandosi sul rapporto tra non essere, dover essere ed essere” attraverso il pensiero di Parmenide di Elea, autore di un poema sulla natura di cui giunti a noi solo pochi frammenti, ed il linguaggio del mito, Heidegger e Severino, in un viaggio che tocca le origini del pensiero filosofico protraendosi ai giorni nostri per definire il Caos, da cui tutto è iniziato e a cui tutto ritorna.

Secondo Giubileo il pensiero di Parmenide rappresenta l’unica risposta effettiva, esauriente e di conseguenza definitiva a quella problematica relazione, in ottica filosofica, tra il non essere, il dover essere e l’essere:

 “… Lo stesso è capire ed ‘essere’”. Altri traducono “Lo stesso è pensare che essere”, ma la traduzione di Cerri per il termine greco nel testo chiarisce meglio il significato proprio dell’attività di pensiero che è rivolta a capire ciò che è l’essere e più propriamente ciò che appartiene al passato. Questa relazione tra pensiero ed essere si comprende meglio attraverso quanto dice Heidegger a proposito dei filosofi pre-socratici, da lui definiti “pensatori iniziali”, e tra questi in primis Parmenide. I pensatori iniziali sono coloro che pensano l’inizio e quindi coloro che, correttamente, pensano l’essere.

L’appuntamento, fissato per le ore 18,00, ha visto prendere parte, oltre che lo stesso autore, Angelo Giubileo, giornalista e filosofo, cultore della materia presso le cattedre di Filosofia del diritto, Teoria dell’interpretazione e Logica giuridica all’Università degli Studi di Salerno, anche lo scrittore e giornalista Andrea Manzi e l’aeditore di Edizioni Paguro, Michele Citro.

Non c’è alcun dubbio sul fatto che mi senta anch’io un po’ filosofo. Come per Heidegger, ritengo anch’io che la metafisica ingeneri e rappresenti un errore, l’errore per antonomasia, sia sul piano “esistenziale” che “logico” e, per questo, occorra interpretare o re-INTERPRETARe lo spazio originario dell’essere, che per i greci era lo spazio aperto del caos.

Teresa Manzo

 

 

 

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