Sanità disastrata, De Luca annuncia la linea dura

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Dopo l’assoluzione in appello di venerdì, è un Presidente della Regione Campania De Luca sul piede di guerra quello che commenta il disastro sanità, esaltato una volta di più (qualora ce ne fosse stato il bisogno) dalle notizie emerse durante la septimana horribilis appena trascorsa.

Quello condotto dal Presidente, nel corso della conferenza stampa che annuncia le linee guida per l’ennesimo rilancio della sanità regionale, è un atto d’accusa senza precedenti, di tenore prevalentemente politico (al punto di vista tecnico dovrebbe provvedere il commissario Polimeni, rimasto però praticamente in silenzio in questi giorni), contro destinatari precisi, sulla scorta del rinnovata autorevolezza che l’assoluzione ha conferito a De Luca. Del resto non è certo un caso che, nel corso dell’incontro con i giornalisti, ci sia stato spazio anche per un commento al vetriolo sulla vicenda giudiziaria: il Presidente, comunque definitosi strenuo difensore della magistratura e del suo ruolo, ha ribadito la convinzione che nelle aule dei tribunali sia prima di tutto necessario «rispettare i valori umani». Dato che però nel suo caso ciò non è accaduto, si è avuta la conferma che in Italia «ci si diverte a massacrare la dignità delle persone più che a fare ricerca di verità».

È sulla scorta di questo nuovo entusiasmo personale e politico, si diceva, che De Luca ha deciso di alzare la voce: così, ne ha avute per tutti i protagonisti delle recenti, magre vicende del sistema sanitario regionale. Prima stoccata all’indirizzo dell’Ospedale Cardarelli di Napoli e della sua gestione: richiamando il dramma dei pazienti ammassati in barella nelle corsie, il Presidente ha voluto lanciare una chiara censura all’indirizzo del commissario del nosocomio, Patrizia Caputo, nominata ai tempi della Giunta Caldoro, che nei mesi scorsi era stata protagonista di un braccio di ferro con Palazzo Santa Lucia. La Regione aveva infatti provato a farla dimettere, senza successo, riuscendo solo ad affiancarle due vicecommissari ‘di sorveglianza’. Le oggettive deficienze gestionali del Cardarelli hanno prestato il fianco ai sarcastici e provocatori commenti di De Luca, che ha evocato paradossali «barelle a castello» su cui l’ospedale si sarebbe ormai spinto ad ammassare i pazienti in sovrannumero e le purtroppo ben più serie e note immagini dei «poveri cristi con la flebo nel braccio, abbandonati sotto le finestre».

Nuovo capitolo dell’arringa del Presidente è poi quella sul commissariamento straordinario della sanità: l’apparente cordialità con Polimeni non inganni, avverte De Luca, perché l’imposizione del commissario straordinario da parte del Governo nazionale è «umiliante» e la Giunta punta ad ottenerne la rimozione a partire dal 2017, sfruttando il positivo volano delle riforme che sono state già concepite per l’amministrazione e il bilancio del servizio sanitario.

Risultati, quelli previsti da De Luca, che non potranno però essere raggiunti senza risorse: l’argomento del riparto dei fondi per la sanità rappresenta un altro tema caldo, affrontato in ogni caso con la consapevolezza di aver ricevuto per il 2016 conferimenti (di entità complessiva pari a 10 miliardi e 200 milioni di euro) per un valore pro capite più alto rispetto al passato («1740 euro […] contro i 1720 euro del 2015, i 1725 del 2014 e i 1690 del 2013»). Servirà però portare ancora più avanti la battaglia in Conferenza Stato-Regioni per la riscrittura degli stessi criteri di riparto, che De Luca aveva annunciato di aver intrapreso tempo fa; un’iniziativa, afferma il Presidente, che sarà in grado di rimediare ai danni causati dall’immobilismo finanziario della Giunta Caldoro.

Infine, il commento sulle indagini della Corte dei Conti relative all’ipotesi di danno erariale da 16 milioni di euro all’anno, causato dagli incarichi selvaggi conferiti a primari e dirigenti, è sicuramente il passaggio più delicato del ragionamento di De Luca: non solo per le implicazioni “giudiziarie” per i soggetti coinvolti in sede penale (in coerenza con quanto affermato sulla sua vicenda, il Presidente ha preferito non fare commenti sui singoli), ma per le valutazioni politiche e amministrative che simili, incredibili situazioni inevitabilmente suscitano. Il fatto che siano stati «retribuiti 523 incarichi di primari e pagate 1915 indennità di dirigenza in eccesso rispetto alla dotazione organica» rappresenta, secondo De Luca, «un problema di natura politica», che indica la tendenza a «fare clientele» o ad «accontentare i padrini politici di turno». Evidente, ancora una volta, l’affondo all’indirizzo dell’amministrazione precedente, colpevole di aver moltiplicato contratti e indennità, e con essi i danni al patrimonio. Senza mezzi termini, De Luca annuncia la linea dura contro chi ha ottenuto benefici dal sistema sanitario in modo assolutamente incoerente coi principi dell’efficienza e della buona amministrazione pubblica.

Per la cronaca, la reazione di Caldoro, chiamato direttamente in causa nell’occasione, è stata affidata ad un tweet in cui accusa De Luca di mentire (memorabile l’hashtag #delucatutteballe) e di essere, con la sua gestione regionale negli ultimi otto mesi, l’unico responsabile delle criticità emerse. La presa di posizione dell’ex governatore segue peraltro il duro commento del Movimento Cinque Stelle sul dramma della sanità, espresso in un comunicato dove si lamenta una certa incomunicabilità con la Giunta De Luca, soprattutto sul tema dello scandalo-primari: invocando il rispetto del decreto sulla trasparenza, la nota afferma che le proposte del Movimento esistono, ma «purtroppo [hanno] trovato di fronte (…) il muro di De Luca, nonostante i suoi proclami in fatto di trasparenza nelle nomine».

Al di là della corsa allo scaricabarile politico, abitudine tutta italica per rimbalzarsi responsabilità, disastri e deficienze gestionali, non può sfuggire che il momento è delicato e presumibilmente costituisce l’ennesimo punto di non ritorno. Come più volte fatto presente alla Giunta da sindacati e associazioni di cittadini, non c’è più tempo per rimandare decisioni indispensabili non tanto o non solo alla salute dei bilanci e della professionalità del servizio sanitario campano, quanto piuttosto alla salute, quella vera, dei pazienti; ritrovandosi il più delle volte ammassati sulle “barelle a castello“, i “poveri cristi” citati da De Luca non possono certo gioire nemmeno quando si ritrovano in nell’unico posto letto disponibile in quei reparti della vergogna in cui la Corte dei Conti ha scoperto che a prestare cure c’è un intero staff di sanitari, diretto da un immancabile, irrinunciabile, fresco nominato e quindi ben pagato primario.

Ludovico Maremonti

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