La Svezia socialdemocratica si scopre xenofoba

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Da qualche tempo la Svezia non è più la nazione che come europei eravamo abituati a conoscere.

La culla dello sviluppo sostenibile e di quel pragmatico socialismo nordico votato al welfare e all’integrazione, sta mutando progressivamente, e messa a dura prova da flussi migratori di portata straordinaria, ha rivelato infine il suo lato meno conosciuto e più inquietante: il suo lato fascista.
È del 27 gennaio la notizia dell’omicidio di una giovane dipendente di un centro per richiedenti asilo da parte di un rifugiato di appena 15 anni, che ha ferito a morte la donna con un coltello prima di essere catturato a Göteborg. L’episodio ha avuto in tutto il paese una grande risonanza mediatica ed ha suscitato lo sdegno di gran parte dell’opinione pubblica, che già preoccupata dallo spropositato numero di nuovi sbarchi, ha quindi abbracciato posizioni sempre più radicali.

In maniera del tutto analoga ai fatti di Colonia in Germania, l’episodio ha fatto sì che in Svezia il sentimento anti-migranti arrivasse al suo picco massimo, manifestatosi poi la sera del 29 gennaio ad opera di una gang di malviventi che ha scelto il centro di Stoccolma per dare libero sfogo a istinti primordiali e bestiali.
Un centinaio di inquietanti “giustizieri” mascherati ha prima distribuito volantini inneggianti all’odio razziale, e poi, secondo dei testimoni, avrebbe aggredito molti passanti dall’aspetto “straniero”. In un intervista rilasciata al quotidiano svedese Aftonbladet, un ragazzo di 16 anni ha dichiarato di essere stato colpito al volto nei pressi della stazione centrale, ma anche se le testimonianze sono ben più di una, per il momento la polizia non ha ancora accertato che le aggressioni ci siano in effetti state. Sembra che gli uomini mascherati abbiano preso di mira soprattutto bambini di strada nord-africani, giudicati «meritevoli di una punizione» negli stessi volantini distribuiti dal gruppo di uomini. Le forze di polizia locali stanno indagando sui legami fra i criminali e gli ambienti di ultradestra del paese, e in particolare con il mondo degli hooligans locali.

L’episodio è una risposta al precedente omicidio sopracitato, e proprio questa concatenazione di drammatici eventi è l’esempio più vivido di ciò che può potenzialmente accadere non solo in Svezia, ma in ogni paese in cui si stia reagendo all’ondata migratoria in maniera analoga, ovvero rispolverando brutali luoghi comuni e atteggiamenti violenti che solo fino a qualche anno fa sembravano il passato.
Oggi la situazione è invece critica: la Svezia nello scorso anno ha dovuto fronteggiare l’arrivo di circa 163.000 nuovi migranti, mentre gli atti di violenza e odio razzista sono raddoppiati dal 2014 al 2015. Così il fu socialdemocratico governo svedese sta per prendere le contromisure maggiormente invocate dai suoi spaventati cittadini: il ministro degli interni Anders Ygeman ha già reso nota la volontà di espellere nei prossimi anni un numero pari ad almeno 80.000 profughi, tra coloro la cui domanda d’asilo è stata respinta (nel 2015 in media sono state accettate 55 richieste su 100).

Uno dei pilastri fondamentali dell’Europa unita è dunque prossimo a crollare: la libera circolazione degli individui sul suolo europeo potrebbe essere ben presto rinnegata. In questa direzione si sta muovendo la Germania, che dopo un’iniziale slancio solidale sta rivedendo il governo dei suoi confini, e ciò ha innescato un domino prevedibile in tutta il continente (ne parlammo in questo precedente articolo).
Il mantenimento di un’Europa senza confini sarà possibile solo se si deciderà con fermezza di applicare e far applicare politiche migratorie condivise e di ampio respiro, di costruzione corale e non settaria. Una spinta affinché vengano avviati discorsi di tale genere dovrebbe arrivare però innanzitutto da un’opinione pubblica, nazionale ed europea, libera da retaggi dei secoli passati quali razzismo e nazionalismo.

In Svezia, dopo le aggressioni del 29 gennaio, sono state numerose le manifestazioni anti-xenofobe, alle quali hanno fatto ancora da contraltare quelle anti-migranti. Lo Stato dovrebbe decidere una volta per tutte quali cittadini e quali bisogni assecondare.

Valerio Santori
(Twitter: @santo_santori)

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