Omicidi, Alfano: A Napoli ci vuole l’esercito

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Napoli – Scatta l’emergenza omicidi, con la triste media di un assassinio al giorno. La città è ormai paragonabile ad un campo di battaglia. Tra Napoli e provincia sono circa 110 i clan in azione, che possono contare su 5000 affiliati, senza tener conto poi  dei minori e gli under 14 non imputabili, in una guerra di posizione che stanno combattendo per la conquista di una piazza di spaccio piccola o grande che sia, nel centro della città o nelle zone limitrofe.

Negli ultimi giorni sono stati tre gli omicidi nel napoletano. Giovedì notte al rione Don Guanella ai danni di Giuseppe Calise. A Bagnoli è stato ucciso Pasquale Zito, 21 anni; la notte tra venerdì e sabato a Marigliano, in provincia di Napoli, nel rione 219, è stato massacrato Francesco Esposito, 33 anni. Omicidi diversi, per ragioni sicuramente differenti, ma che qualcosa in comune ce l’hanno, ledono tutti non solo alla vita delle singole persone, ma anche alla sicurezza di tutti i cittadini.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano è arrivato a proporre una più ingente presenza militare sulle strade della città e dichiara: <<Adesso a Napoli ci vuole l’esercito. Abbiamo un contingente previsto dall’operazione “strade sicure”, dobbiamo fare una norma per mandare più soldati in strada. Ovviamente la città non va militarizzata, ma vanno diminuiti gli omicidi.>>

Anche il procuratore antimafia Franco Roberto si è espresso a riguardo, definendo tutto ciò che sta accadendo una <<situazione eccezionale sul piano dell’ordine pubblico>> e ritiene opportuno prendere <<Provvedimenti eccezionali, visto che la repressione, da sola, ha già dimostrato di non bastare.>> Infatti, nonostante i capo-clan siano costretti al carcere duro, sono le baby-gang a farsi strada e l’età di questi baby boss è in continuo ribasso. La prevenzione di questi atteggiamenti camorristici dovrebbe venire innanzitutto dalle famiglie, poi dalle istituzioni scolastiche e infine dal contesto cittadino, che purtroppo, al momento, lascia molto a desiderare.

Daniela Violante

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