Ponticelli, camorra e anticamorra

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Ponticelli – Barbaramente si ritorna a sparare in strada. Riesplode la guerra di camorra a Napoli. Dopo il centro storico, questo cancro dilaga anche nelle periferie. La camorra è una realtà che esiste, ma non è sola: dall’altra parte c’è chi la combatte. Non si tratta solo delle forze dell’ordine o del politico di turno, ma liberi cittadini stanchi di vivere in territori martoriati.

Pasquale Leone, referente del presidio di Libera Ponticelli ci  spiega: «Ponticelli è cambiata, dieci anni fa, ma anche quattro anni fa, quello che è successo in questi mesi non era lontanamente immaginabile. Nel 2011 scesero in piazza 300 ragazzi dopo 20 anni di totale silenzio per fare Memoria delle Vittime della strage di camorra dell’11 Novembre 1989. Dopo 5 anni i ragazzi erano oltre 3000 ed insieme a don Luigi Ciotti e le istituzioni hanno scoperto una statua in memoria di quelle vittime. Quella statua non dice “la camorra non c’è” ma che ha perso, che alla luce del sole al centro del quartiere c’è chi questo posto lo vuole cambiare con le mani e con i piedi, col sudore e con l’impegno.» 

Continua: «Parlando del buono che c’è e dei passi avanti fatti a Ponticelli non vogliamo essere additati come “negazionisti” del fenomeno, come spesso succede in questi casi, anzi, bisogna conoscere per contrastare. Non neghiamo assolutamente la presenza del male né la sua forza, ma possiamo affermare con fermezza che la gente per bene è la maggioranza. Da bambino scrivevo nei temi a scuola che questa è terra di camorra, dei Sarno; i ragazzi oggi scrivono che Ponticelli è il primo quartiere d’Europa ad essersi ribellato al nazifascismo, quasi un anno prima delle quattro giornate di Napoli. Scrivono che questo è il quartiere di Gaetano De Cicco, Salvatore Benaglia, Gaetano Di Nocera e Domenico Guarracino».

«L’azione delle forze dell’ordine e della magistratura, nonostante le povertà di risorse e di numeri, è più che mai efficace e vicina alla società civile del quartiere. La politica locale è sempre più attenta alla tematica anche se fatica a trovare risposte alle tante emergenze del quartiere. La camorra sta rialzando la testa, ed i due omicidi delle ultime settimane, senza contare quelli dell’anno appena trascorso, ci fanno capire che qualcosa si sta maldestramente riorganizzando, così come nel centro storico». 

Leone quindi conclude: «Questa è una battaglia culturale ma soprattutto educativa. Le realtà sane di questo territorio l’hanno capito e dal 27 marzo 2015 in seguito alla lettura della lunga lista di nomi delle vittime innocenti di mafia si sono unite intorno ad un protocollo d’intesa ricco di attività per la giustizia e la memoria firmato in luglio. Ciò non basta, è ancora poco. Mancano spazi aggregativi per i ragazzi, occasioni occupazionali e azioni educative efficaci, ma ciò deve essere da sprono per chi questo quartiere lo ama ed è pronto a “buttare il cuore oltre l’ostacolo”. La camorra non è più forte come prima, un giorno morirà, non so se sarà tra 5 o 50 anni, so soltanto che noi ci saremo».

L’anticamorra non si predica, si fa, ogni giorno. E di certo, l’esercito, come suggerisce Angelino Alfano non è la soluzione giusta. La repressione, ce lo insegna la storia, non è mai un bene.

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