Noi con Giulio, per la verità

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Uccidere un essere umano significa negare la vita. Torturare a morte un essere umano significa oltraggiare la vita. Torturare a morte un essere umano proteso nello sforzo di comprendere i meccanismi tortuosi del potere e di ottenere giustizia e riscatto per gli esclusi, i perseguitati, gli sfruttati e gli oppressi, significa distruggere il senso stesso della vita, significa volerla ridurre a pura esistenza.

E’ per questo motivo e con questo aberrante scopo che è stato torturato atrocemente, fino alla morte, Giulio Regeni, un brillante e giovane studioso di idee progressiste, dottorando italiano di Scienze economiche e sociali all’Università di Cambridge, pluripremiato per gli esiti delle sue ricerche sul Medioriente. Giulio era in trasferta al Cairo, per condurre studi sul sindacalismo indipendente e sul ruolo che esso aveva giocato nella stagione della cosiddetta “primavera araba” del 2011, che tante speranze di liberazione accese anche nella nostra Europa, la quale non è quella dei popoli e della condivisione dei valori codificati nelle costituzioni dopo la tragedia della Seconda Guerra mondiale, ma quella della speculazione finanziaria e dell’idolatria del profitto, cui vengono spesso sacrificati i diritti e le vite di migliaia di lavoratori e migranti.
La fine raccapricciante di Giulio, probabilmente sequestrato per giorni e infine massacrato barbaramente, come tanti altri attivisti egiziani di cui non si hanno più notizie da mesi, non solo ci addolora e sconvolge, ma ci interessa e allarma in modo particolare, perché in Giulio e con Giulio gli assassini, che di certo non sono volgari e semplici rapinatori di strada, hanno voluto simbolicamente punire e annichilire l’emancipazione personale e politica generata da un modo di concepire la Cultura e di condurre gli studi che è anche il nostro, e che vogliamo fare ancora più nostro dopo la sua morte, non solo per onorarne la memoria, ma per non rendere vano il suo sacrificio.

Giulio ha profuso il massimo impegno nell’analisi complessa e scientifica di rapporti politici e produttivi da cui dipendono le sorti e le morti di milioni di persone. Ha condotto indagini metodologicamente ineccepibili sulle dinamiche innescate dalla richiesta di agibilità politica da parte di gruppi marginalizzati e sulla repressione “istituzionale”, di cui voleva comprendere le matrici, illustrare la fenomenologia e prefigurare gli sbocchi politici a livello internazionale.
Giulio, insomma, non studiava per fare carriera o per capire il funzionamento di un sistema da compiacere e assecondare per averne sussistenza e qualche onorificenza; Giulio studiava con ardore e coraggio per supportare con argomenti inconfutabili la propria etica e appassionata volontà di schierarsi, consapevolmente e responsabilmente, dalla parte di chi non ha voce né diritti. E’ questo obiettivo che, come docenti e studenti liberi, riteniamo debba essere perseguito da chi compie un percorso di vera e autentica formazione umana e culturale. Per questo possiamo dire che in Giulio riconosciamo il nostro ideale umano ma anche di cultura attiva.
Molto amareggia, inoltre, che questo omicidio maturi in un clima generale di disattenzione e talora scarsa considerazione dello studio consapevole e dell’approccio critico al mondo, di fronte ad un’opinione pubblica che sembra ormai quasi abituata a tutto, ed incline sempre più spesso a facili soluzioni liquidatorie e giudizi schematici. È questa una deriva cui riteniamo di doverci opporre con i nostri mezzi civili e democratici, a partire da questa richiesta, che ha il sapore di una pretesa, che si pervenga alla verità sul massacro di questo prezioso giovane, al di là di ogni bassa convenienza politica e di ogni cautela diplomatica.

Vogliamo sapere chi ha stroncato la vita di Giulio Regeni, credendo così di farlo tacere e, ad un tempo, di soffocare nel sangue l’amore per la libera ricerca delle verità che non vengono dette; vogliamo che si sappia che il suo, il nostro modo di intendere la Cultura fa paura ai poteri liberticidi, tanto da spingerli alla tortura e alla morte; ma ora, soprattutto, vogliamo che si faccia al più presto piena luce e piena giustizia sul suo caso.

Gli studenti e i docenti del Liceo Scientifico F.Sbordone di Napoli

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