Allarme siccità: fiumi e laghi in pericolo

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Dopo mesi di piogge mancate la situazione in alcune aree del Nord Italia sta cominciando a diventare critica. Mai come quest’anno i grandi bacini idrografici hanno sofferto una simile carenza idrica. A lanciare l’allarme è la Coldiretti che attraverso il suo sito ha fatto sapere: “A gennaio è caduta circa il 60 per cento di acqua in meno rispetto alla media, dopo un dicembre che è stato il più secco da 215 anni quando sono iniziate le rilevazioni e un novembre con piogge praticamente dimezzate”.

Tra tutti i corsi d’acqua quello maggiormente in pericolo è il Po. A Boretto, nel reggiano, segna 3 metri e 36 centimetri sotto la soglia dello zero idrometrico mentre a Pontelagoscuro, nel ferrarese, il livello si presenta di ben 6 metri e 41 centimetri sotto lo zero idrometrico. Il bacino idrografico è prosciugato a tratti e in alcune zone sono affiorate isole di detriti da cui emergono relitti e fossili. Era dal 2003 che non si vedeva una situazione simile.

Livelli molto bassi anche per il Ticino, che cala vistosamente di giorno in giorno: il livello del fiume registra un 1,20 a Vigevano e ben 3 metri sotto il livello idrometrico al ponte della Becca. In alcune zone si cammina sul letto del fiume.

Anche i laghi del Nord Italia sono in forte sofferenza. Questi i dati forniti a fine dicembre dal Centro Epson Meteo: il Lago Maggiore presenta un’altezza idrometrica di -90 cm, con una portata d’acqua erogata del -13%, il Lago di Como ha un’altezza idrometrica di -76 centimetri, con una portata inferiore del -39%, il Lago di Garda ha un’altezza idrometrica di -25 centimetri, ma una portata d’acqua erogata più che dimezzata, con un valore pari al -60%.

Gli agricoltori temono che si ripeta il disastro del 2007 quando a causa di un inverno particolarmente siccitoso i raccolti sono crollati a picco. Il problema riguarda l’intera penisola anche se la situazione peggiore si registra in Piemonte, Lombardia, Emilia e Veneto, aree in cui si realizza il 35% della produzione agricola nazionale che chiaramente dipende dalle disponibilità d’acqua.

Se gli ortaggi invernali sono già in sofferenza, a preoccupare tra l’altro sono le prossime semine di mais e soia necessarie per l’alimentazione degli animali che producono latte per Grana e Parmigiano ma anche la ripresa vegetativa delle piante da frutta che senza acqua rischiano di perdere i fiori e di non fare frutti. Ora si teme anche il brusco abbassamento delle temperature, dopo che il caldo fuori stagione ha sconvolto la natura facendo rigonfiare le gemme delle piante come in prefioritura o addirittura facendole fiorire anzitempo e rendendole quindi estremamente vulnerabili al freddo.” sostiene la Coldiretti.

La situazione è allarmante e urge agire nell’immediato per salvare i bacini idrografici dal rischio prosciugamento. La prima opzione è di alzare i livelli dei laghi, ma è alquanto utopistica. Manca, infatti, la materia prima (acqua e neve) e inoltre a quantità di acqua dei bacini idrici deve sottostare a precise direttive ministeriali che, tra le altre cose, fissa il livello massimo che si può invasare. La seconda opzione è di centillinare acqua in uscita dai laghi derogando il ”deflusso minimo vitale, ossia quel minimo di acqua necessaria a garantire la sopravvivenza degli ecosistemi fluviali. Soluzione plausibile, ma che può essere adottata solo dichiarando lo stato di calamità.

Vincenzo Nicoletti

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