La protesta inarrestabile del De Filippis

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La protesta del De Filippis
La protesta del De Filippis

Abbiamo sentito parlare molto del liceo De Filippis di Cava de’ Tirreni e della situazione fatiscente in cui riversa: infiltrazioni d’acqua, assenza quasi completa di fondamenta, scale antincendio inesistenti, palestra semi-inagibile.

Dopo l’occupazione di dicembre, durata ben dieci giorni, la condizione del plesso non è migliorata: anzi, è peggiorata. A dimostrarlo è stato il crollo di una parte della controsoffittatura della toilette delle donne, avvenuta l’11 febbraio, che ha reso il bagno completamente inagibile.

La risposta degli studenti e delle studentesse del De Filippis non si è fatta attendere: il 12 febbraio, infatti, la giornata scolastica è iniziata con un sit-in all’interno del cortile del plesso. Sotto la pioggia, i manifestanti hanno esibito uno striscione con lo slogan “se il tetto è crollato la colpa è dello Stato” e hanno intonato alcuni cori per manifestare il loro disagio e la loro rabbia nei confronti di uno Stato che non tutela il futuro del paese, e che non investe più sulla scuola pubblica. Sono rimasti lì per circa un’ora, fino alle 09.15, quando sono entrati in palestra per lo svolgimento di un’assemblea straordinaria.

Qui, tra dibattiti, discorsi e chiarimenti, gli studenti hanno atteso l’arrivo dell’ingegnere dell’Arechi Multiservice e di un geometra, che si sono recati nel plesso verso le 09.30: “In seguito alla revisione del danno, all’interno del tavolo di discussione è stato comunicato un immediato intervento che dovrà avere un sopralluogo specifico tra le giornate di lunedì e martedì -pertanto molto probabilmente l’istituto resterà chiuso-; successivamente vi saranno degli interventi che a seconda della gravità delle condizioni dovrebbero durare massimo una o due settimane” hanno affermato poi gli studenti e le studentesse del De Filippis, che hanno concluso questa giornata di protesta mettendo in atto il flash mob svolto il 30 gennaio 2015 davanti alla provincia di Salerno.

La loro protesta è stata perenne e costante: sebbene la dirigenza abbia vietato alla televisione di entrare all’interno del plesso perché “la forma di protesta dei ragazzi avrebbe fatto cattiva pubblicità all’istituto”, e sebbene molti abbiano assunto una posizione contraria nei loro confronti, definendoli “infantili ed eccessivi”, gli studenti devono andare a scuola per crescere e sviluppare una coscienza critica, non per morire.

Ana Nitu 

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