Il #brainch della domenica: Basta parlare di camorra

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Il #brainch della domenica: Basta parlare di camorra
Il #brainch della domenica: Basta parlare di camorra

Una premessa: se desiderate commentare Juventus-Napoli, potete iniziare da qui; se volete lamentarvi della classifica finale di Sanremo, o direttamente di Sanremo, avete la mia solidarietà ma ci sono cose più importanti nella vita, tipo Juventus-Napoli; se invece volete leggere di San Valentino, amore e cioccolatini, cambiate sito.

Cari lettori, in questa domenica che fa da vertice e tramonto di un intero specchio di società, ho deliberatamente scelto di ignorare tutto e focalizzarmi su qualcosa che mi sta un po’ più a cuore (ma non ditelo a Cupido).

Vi stupireste, quindi, se vi dicessi che non bisogna più parlare di camorra?

BrainchNon perché Napoli sia la città del sole, del mare e delle sfogliatelle, come a molti piace ripetere con monotonia liturgica; e neppure perché ci sono Rocco Hunt e Clementino a tenere in piedi l’orgoglio campano. Non si può parlare d’orgoglio, del resto, a chiusa di un elenco di stragi ed omicidi come quello che si è consumato in questi mesi per via della camorra.

Non si tratta neppure di un’improvvisa conversione all’omertà, che pure esiste e latita nelle coscienze sotto forma di un macigno di colpevolezza. Tutt’altro, il cambiamento di cui abbiamo bisogno, in una prospettiva ampia, è anche e soprattutto culturale, una cognizione di causa che parte da un assunto, in un certo senso, liberatorio: è inutile parlare di camorra.

Inutile esibire marce, cortei, striscioni e documenti programmatici, inutile ribadire che i giusti non muoiono mai, che la loro eredità, da Giancarlo Siani ad Angelo Vassallo, continua ad ispirare l’operato dei vivi.

Diventa tutto inutile se un ministro come Alfano, per fermare le violenze e gli omicidi, propone di inviare l’esercito a presidiare i punti sensibili. Ci tiene a sottolineare, il caro ministro, che non si tratta di “militarizzare la città”, ma soltanto di liberare le forze dell’ordine per “andare in giro”.

Ora, chiunque di voi sia “andato in giro” per Roma, negli ultimi mesi, ha potuto constatare di persona gli effetti dell’esercito in città. Ci sono questi militari, con fucili che sembrano pericolosi giocattoli di plastica in bella vista, sparsi qua e là per le strade, ed il primo pensiero non è tanto quello di finire vittime di un attentato dell’ISIS, quanto di venire ammazzati da uno di questi servitori della patria in preda a un raptus.

Dopotutto, che tra Stato e Camorra i legami siano ben stretti non lo scopro io stamattina, e la gara a chi ne ammazza di più è sempre stato un gioco che le due istituzioni hanno portato avanti con sollecita soddisfazione.

Chiaro come un simile atteggiamento nei confronti di un popolo da parte dello stesso Stato appaia svilente, mortificante, umiliante. La rivoluzione tanto attesa è dunque nel rendersi conto che non c’è interesse alcuno a eradicare la camorra, quanto magari a far sembrare che si cerchi di tamponarla. Il cambiamento utile (perché giova ricordare che esistono anche dei cambiamenti inutili) consisterebbe nel portare lavoro e sviluppo, nell’alfabetizzare le coscienze a un’alternativa intessuta di socialità e non ordita ai danni della collettività.

Opzioni di cui il ministro Alfano è palesemente all’insaputa, abituato com’è a risolvere i problemi con le interviste. Ma la camorra, lo ribadisco, non la scopro io stamattina e non è una sottigliezza semantica quella che mi invita a non parlarne più, ma la consapevolezza che i fuochi fatui che ci tremolano nei polsi dell’indignazione sono la fiamma di un cerino che dovrebbe splendere di luce viva alimentata dalla dignità: quella che ci rende uomini, e non solo nomi su un elenco di vittime innocenti.

Buona domenica a tutti.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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2 COMMENTI

    • Ciao, Fodero54, la parola “brainch” è un neologismo che ho coniato appositamente per questa rubrica, unendo le parole inglesi “brain” (cervello) e “brunch” (il pasto a metà tra colazione e pranzo che si consuma solitamente la domenica).

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