Dolly, la pecora che ha cambiato il mondo

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PLEASE CREDIT: Deadline Press & Picture Agency NB: pics By Michael MacLeod THE boffin behind Dolly the Sheep said he was “delighted and excited” after getting a knighthood from the Queen. Professor Ian Wilmut is now a Sir for his work creating the world’s first cloned mammal in 1996. He picked up his honour from Queen Elizabeth II at Holyrood Palace in Edinburgh yesterday (Tuesday), just a few miles from the lab where he conducted his breakthrough experiment. The award came a week before his 65th birthday.

Dolly non è solo il primo tentativo riuscito di clonazione animale. Dolly è una vera e propria superstar.

Deve il suo nome alla prosperosa cantante Dolly Patton (visto che la cellula da cui deriva è una cellula mammaria), è l’unico tentativo riuscito su 277, la sua morte è controversa visto che molti la imputano al meccanismo proprio della clonazione ed altri ad un’ infezione polmonare comune negli ovini, il suo corpo impagliato è esposto al Royal Museum di Edimburgo e, come se non bastasse, è anche un notevole caso di famiglia alternativa.

Si perché il metodo che ha portato alla creazione di Dolly, inventato dallo scienziato scozzese Ian Wilmut, prevede la presenza di ben tre “madri”.

Tutto consiste nell’asportazione del nucleo di una cellula della linea non germinale (nel caso di Dolly, come detto, di una cellula mammaria) e nel suo impianto in una cellula embrionale a sostituire il nucleo originale. Una volta “avviato”, tramite impulsi elettrici, il processo di divisione cellulare, l’embrione così prodotto viene impiantato nell’utero di una madre surrogata o, per usare una terminologia particolarmente in voga ultimamente, in affitto, la quale porterà a termine la gravidanza.

E’ così che nasce Dolly, un perfetto spartiacque tra la realtà e la finzione, tra la scienza e la fantascienza, un futuro visionario considerato chissà quanto lontano che invece s’è materializzato nel 1996.

Dollyscotland

Come tutte le invenzioni e le scoperte dell’uomo dopo un po’ ce ne dimentichiamo, forse trasportati dal ritmo incessante del progresso. E invece il successo di Ian Wilmut il mondo l’ha cambiato per davvero, dando vita non solo ad un filone scientifico tutt’ora in fase di studio e miglioramento, ma anche e soprattutto ad un capitolo che un giorno nel bene e nel male diverrà realtà. La clonazione umana.

La clonazione di un mammifero ha infatti dimostrato che è possibile replicare organismi complessi ed intelligenti, a partire da una cellula di un altro individuo. Il capostipite è Dolly, ovviamente, ma di li in poi i tentativi sono stati innumerevoli e su specie diverse e con diversi scopi, non ultimo quello di dar nuova vita a specie in via d’estinzione o addirittura estinte. Senza per nulla passare dal reperto d’ambra sul bastone di John Hummond in Jurassic Park.

Ma la strada è lunga e frastagliata, fatta soprattutto di insuccessi ed animali clonati che vivono poco, perché portatori di innumerevoli problemi, deformità o patologie che si sviluppano in breve. Una strada che ancora oggi definisce la clonazione come una branca della scienza ancora embrionale ed in via di sviluppo, nonostante la fama conquistata da Dolly.

Ma la domanda è: sarà possibile clonare un essere umano? Certo e potenzialmente lo è già.

Sgombrando il campo da coloro che hanno annunciato in varie situazioni di aver già clonato uomini o donne, come gli scienziati Antinori o Zavos, il cui lavoro è non verificabile e degno di un film di fantascienza, la risposta è piuttosto semplice.

La tecnica elaborata da Wilmut che ha dato vita a Dolly, nota come Somatic Cell Nuclear Trasfer (trasferimento del nucleo da cellule somatiche), è applicabile a tutti i mammiferi e non solo e, una volta perfezionata e resa stabile, lo sarà anche per l’uomo.

Lo sarà in un futuro forse nemmeno troppo lontano, una volta che si conosceranno tutti i dettagli che portano allo sviluppo corretto del feto.

Ma servirà, altra domanda necessaria? In tutta onestà credo di no. Sarà fondamentale lo sviluppo di tecniche che permettano la replicazione di organi e tessuti in laboratorio a partire da cellule totipotenti. Sarà un’altra vera e propria pietra miliare della scienza che migliorerà di non poco la nostra vita ma, clonare un essere umano no, probabilmente non lo sarà.

Non lo sarà perché semplicemente non ne abbiamo bisogno e perché tutto ciò prevarrebbe sulla ragione principale che c’ha portato al successo evolutivo, la diversità e l’unicità di ogni individuo. Non siamo Dolly e non verremo esposti impagliati in alcun museo, nessuno lo sarà mai.

A Dolly (5 luglio 1996 – 14 febbraio 2003)

http://www.nextme.it/tecnologia/biotecnologie/170-clonazione-umana-a-che-punto-siamo

https://en.wikipedia.org/wiki/Dolly_(sheep)

https://en.wikipedia.org/wiki/Ian_Wilmut

Mauro Presciutti

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