Öcalan, Napoli conferisce la cittadinanza onoraria

0
424

<< Siamo ora giunti al punto in cui le armi devono tacere e lasciare che parlino le idee e la politica >> – Abdullah Öcalan.

Oggi per Napoli è un “Newroz”.  Viviamo un nuovo giorno. Un nuovo momento storico tracciato da un filo rosso di apertura  e solidarietà. Una presa di posizione contro le barbarie compiute dal governo  Turco. Stamane si è svolta, presso Palazzo San Giacomo,  la cerimonia ufficiale per il conferimento della cittadinanza onoraria ad Abdullah Öcalan , il leader curdo del PKK, detenuto da 16 anni in Turchia.

Da quando esiste la Repubblica Turca, 1922, ai Curdi è stato negato ogni diritto. Dalla possibilità di esprimersi nella propria lingua all’ avere propri partiti politici. Öcalan a partire del 1978 cioè dalla fondazione del PKK il partito dei lavoratori curdi, ha percorso la strada della resistenza e della lotta e ha  fatto della liberazione del Kurdistan turco una priorità per il popolo curdo.  << Öcalan venne in Italia nel 1998,sperava di ottenere l’asilo politico, ma gli fu negato. Questa data è simbolica perché il 15 Febbraio 1999 Öcalan venne 12742341_10207028564027050_4949278837110064713_narrestato e fu subito recluso in un carcere di massima sicurezza ad İmralı, un’isola del Mar di Marmara. Öcalan è il prigioniero più prigioniero del mondo ma ciononostante le sue idee le sue parole di libertà e uguaglianza hanno superato le sbarre e stanno costruendo esperienze eccezionali. Questo atto, il conferimento della cittadinanza onoraria ad Öcalan è un segnale  di controtendenza >> – spiega l’avvocato Carmine Malinconico, nonché portavoce nazionale della rete Kurdistan Italia.  Eleonora de Majo, attivista, ha dichiarato: << Da Napoli è partita la prima delegazione che ha portato solidarietà al popolo curdo. L’uguaglianza, la libertà, la giustizia sociale devono mirare ad entrare a far parte della nostra politica. Napoli è una città di pace e prende, con questo gesto, una presa di posizione netta contro il barbaro genocidio turco >>.

Prima della consegna dei documenti ufficiali certificanti la cittadinanza onoraria, è stato il sindaco di Napoli De Magistris ad illustrare le ragioni della scelta della Giunta. Sottolineando la valenza politica della giornata, ha rimarcato come l’onorificenza conferita ad Abdullah Öcalan non costituisce una provocazione contro la Turchia, ma un atto che si pone in continuità con la costruzione di spazi di dialogo e convivenza e che appoggia gli esperimenti di questo tipo intrapresi dal popolo curdo nella regione di Rojava, nella Siria settentrionale, e soprattutto nella città di Kobane, strappate all’ISIS.

De Magistris ha osservato che, ovunque si verifichino oppressioni e ingiustizie, la violenza contro un popolo ne giustifica la resistenza: la pretesa dell’autodeterminazione, secondo il sindaco, diventa così, per quel popolo, del tutto legittima. Chi ricerca la libertà, quindi, va aiutato da chi ama la libertà: ecco come De Magistris giustifica il doppio filo che lega Napoli e il popolo curdo. Il sindaco, con un accostamento ardito che ha ricevuto però l’applauso della folla, non perde occasione per ribadire che anche la sua città è, in qualche modo, ingiustamente e ingiustificatamente penalizzata nell’esercizio della propria sovranità: <<Napoli non prende ordini da nessuno>>, è il proclama scandito a chiare lettere dal sindaco. Afferma di aver persino scritto al Governo per <<tranquillizzare>> sugli scopi della concessione della cittadinanza onoraria a Öcalan, ribadendo come il suo sia il tentativo di recuperare il giusto spazio di sovranità, cui Napoli ha diritto in quanto comunità, senza l’intenzione di <<alzare muri o filo spinato>>. Il nuovo obiettivo è creare democrazia e <<diplomazia dal basso>>, un’<<agorà di prossimità>> che interpreti il sentimento diffuso dei cittadini di Napoli per la pace. La storia di Napoli, ha concluso il Sindaco, è quello di crocevia di etnie e religioni, di <<città di liberazione>>, come all’epoca delle celebri Quattro Giornate: <<noi sappiamo cos’è l’ingiustizia>> ed ecco perché Napoli oggi diventa ponte di pace e fratellanza, appoggia la terza delegazione napoletana in partenza per Kobane e, da “<<luogo di autogestione>>, diventa punto di partenza per campagne a favore della facilitazione della concessione dell’asilo politico, contro la burocrazia del permesso di soggiorno.

Non meno sentito è stato, infine, il discorso di ringraziamento alla città e al sindaco da parte di Dilek Öcalan: ricordando come il 15 febbraio 1998 sia stato un giorno triste per il popolo curdo, il giorno in cui il <<complotto internazionale>> ha consegnato lo zio Abdullah alle carceri turche, <<tagliando la lingua di un popolo>>, la deputata ha comunque ribadito che quelle forze <<non hanno vinto, perché oggi siamo qua>>. Pur dall’isolamento totale dell’isola-prigione in cui è ormai da anni confinato, secondo Dilek il messaggio di pace, convivenza e democrazia del leader del PKK sopravvive e, anzi, acquista nuova forza: Abdullah Öcalan è diventato <<un uomo libero in prigione>>. La cittadinanza onoraria è un simbolo politico, un altro passo verso la pace, un gesto forte del popolo italiano e napoletano in particolare, in risposta al complotto contro il popolo curdo. L’auspicio della deputata <<è che questo simbolo si estenda a tutte le città d’Europa>>.

La cerimonia si è conclusa con il dono, da parte di Dilek Öcalan al sindaco, di alcuni libri scritti dallo zio in prigione; in seguito, la stessa deputata si è soffermata con i giornalisti su altri temi importanti. Ha ribadito come il regime di isolamento cui è condannato il leader curdo abbia impedito agli avvocati e ai familiari di avere qualsiasi contatto con lui dal 5 maggio 2015; ha puntato il dito contro il Governo turco, responsabile di alimentare una vera e propria guerra civile, non solo sul proprio territorio, ma anche oltre il confine siriano. I crimini turchi contro il popolo curdo, ha continuato Dilek, sono stati svelati dalla stampa, costringendo Ankara a giustificarsi davanti al mondo. Sono però20160215_132542 agghiaccianti le parole di Erdoğan, riportate dalla parlamentare: il Presidente avrebbe affermato di aver recentemente <<ripulito>> la regione di Gizre, una città di 130.000 abitanti a maggioranza curda, riferendosi a chiare lettere a un tentativo preciso di <<pulizia etnica>>. Altra accusa è quella di <<prendere i soldi>> degli aiuti internazionali per i profughi in fuga da Kobane, senza prestare assistenza. Infine, Dilek Öcalan ha voluto ribadire che la lotta curda continua anche nel Parlamento turco, dove, alle ultime elezioni, l’AKP è entrato superando l’alta soglia di sbarramento imposta dalla legge pensata da Erdoğan ad hoc per impedirgli la conquista dei seggi: nonostante continue intimidazioni e attentati alle sedi dell’AKP e gli interessi internazionali contrari, dunque, il percorso di emancipazione del popolo curdo continua. Raggiunta da Libero Pensiero, Dilek Öcalan ha ammesso che, per sovvertire le logiche geopolitiche ed economiche che soffiano contro il popolo curdo, il percorso è lungo e doveva forse cominciare già 17 anni fa; tuttavia <<non è tardi, i passi avanti per la liberazione continuano>>.

Ludovico Maremonti, Maria Bianca Russo

NESSUN COMMENTO