Il Caso Spotlight: quando il giornalista diventa eroe moderno

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Il 18 febbraio arriva nelle nostre sale Il Caso Spotlight, l’acclamata pellicola diretta e scritta da Thomas McCarthy, che racconta lo scandalo dei preti pedofili denunciati dal Boston Globe. Arriva in Italia, nella sede del Papato, e ciò non potrà che avere un grande impatto e riscontro sul pubblico.

Con Il Caso Spotlight entriamo nel mondo del giornalismo investigativo che nel 2002 portò a galla un vero e proprio sistema della Chiesa cattolica per insabbiare la vicenda di quasi novanta preti pedofili di Boston che avevano abusato di minori. È grazie all’arrivo del nuovo direttore del Boston Globe, Marty Baron (Liev Schreiber), che viene aperto il vaso di pandora con la squadra Spotlight in prima linea, un gruppo di giornalisti che dovrà confrontarsi con l’omertà, la diffidenza e l’ignoranza per riuscire a scovare la verità.

Tratto da fatti realmente accaduti, il regista, con uno stile biografico, racconta la storia che sconvolse l’America cattolica e non solo. Un numero incredibile di preti che adescavano dei bambini, indifesi e in condizioni precarie, di cui lo stesso cardinale Law (allontanato di recente dalla Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma da Papa Francesco) era a conoscenza, porta alla luce un quadro spaventoso e inquietante, che la Chiesa grazie al suo potere è riuscita per anni a mettere a tacere, sfruttando la paura e la vergogna delle sue vittime. Vittime che sono state violentate doppiamente, fisicamente e spiritualmente, tradite da una figura che avrebbe dovuto dare loro supporto, conforto e protezione, e che invece si è rivelata essere quella di un predatore e carnefice.
I reporter Walter ‘Robby’ Robinson (Michael Keaton), Michael Rezendes (Mark Ruffalo), Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams) e Matt Carroll (Brian d’Arcy James) si ritrovano tra le mani qualcosa di inimmaginabile. Sconvolti, ascoltano le testimonianze delle vittime, alla continua ricerca e rincorsa della verità, tra documenti secretati e accordi segreti, che conducono a un fenomeno di proporzioni mostruose.

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Il Caso Spotlight in circa due ore, dunque, costruisce il ritratto di un giornalismo che cerca prima di tutto la verità per denunciare e fare giustizia, un giornalismo d’inchiesta che ormai sembra stia scomparendo del tutto. Sono i reporter i protagonisti della storia, eroi moderni che grazie al loro intuito e alla loro penna hanno smascherato e scovato il marcio annidatosi nella Chiesa cattolica. Li vediamo indagare, correre, insistere, senza mai cedere o piegarsi, all’inseguimento di una storia che inevitabilmente avrà un impatto e strascico potente anche sulle loro vite. Tutto il cast, da Ruffalo alla McAdams, dà vita ad una squadra perfetta in cui non è il singolo a spiccare ma il gruppo, in un film lineare, sobrio e autentico, che racconta una storia vera, senza fronzoli e virtuosismi, grazie alla quale i giornalisti – quelli veri – vinsero anche il Premio Pulitzer per il loro lavoro svolto di pubblico servizio nel 2003.

Il 28 febbraio ci sarà la notte degli Oscar e Il Caso Spotlight avrà l’opportunità di portare a casa ben sei statuette, tra cui anche quelle come Miglior Film e Miglior Regia. I rivali sono tanti e imponenti, ma il film di Thomas McCarthy è già tra i favoriti. Ma ciò che si attende è anche la reazione del pubblico italiano, per i quali la religione ricopre ancora un ruolo importante nella società di oggi.

Manuela Stacca

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