Edgardo Pistone, cinema napoletano e poetico

0
1240

Il racconto e l’esperienza di uno dei più promettenti registi napoletani: Edgardo Pistone. Quando la propria poetica cinematografica è il risultato di una profonda conoscenza letteraria e, più in generale, culturale.

Come nasce la passione per il cinema? Come ti sei avvicinato a questo mezzo espressivo?

“In realtà non ricordo precisamente quando è nata questa passione. So però che ho sempre avuto un forte interesse per la scrittura: immaginavo storie, scrivevo poesie e cose del genere. Non mi considero un vero e proprio cinefilo. Mi sono formato più sulla narrativa, diciamo. Durante l’istituto d’arte ho conosciuto un professore di fotografia che non parlava mai di fotografia ma solo, o quasi, di filosofia. Per lui un grande artista doveva prima di tutto essere un grande pensatore, dopo veniva la tecnica”.

Cosa ti ha avvicinato al mondo dell’Accademia di Napoli?

“Dopo un anno di filosofia decisi di cambiare e grazie anche a Rosario Cammarota che già studiava cinema in Accademia, mi sono avvicinato a questo corso. Rosario, che è stato il direttore della fotografia di tutti i miei lavori, lo considero forse uno dei più validi del nostro microcosmo. Arrivato in Accademia ho conosciuto Mario Franco e Stefano Incerti. Quest’ultimo ha la meravigliosa capacità di apprezzare tutti i generi, anche quelli che non appartengono alla sua poetica. Questo è assolutamente raro per uno che fa questo mestiere. Da lì ho iniziato a capire che c’era una tecnica da apprendere e che poteva aiutarmi ad esprimere quello che avevo dentro. Tento però in tutti i modi di non farmi condizionare da essa, cerco di mantenere una sorta di leggerezza e ingenuità nell’approccio con il mezzo”.edgardo pistone

Quello che però si evince dal risultato finale è che la tua idea romantica è supportata comunque da una tecnica precisa e da un’idea estetica ben delineata. Come ad esempio nel cortometraggio Per un’ora d’amore.

“Sì, è vero. Tento di avere un’idea precisa di regia. Ad esempio nell’ultimo lavoro Oggi è domenica, domani si muore, prodotto dall’Accademia, ci sono molti elementi che non fanno parte del mio mondo. Anche perché questo corto ha molte caratteristiche particolari: tanti personaggi, girato in un solo ambiente. Nonostante questo spero si riconosca la mia mano, ecco. Mi ispiro molto ad uno scrittore polacco Wiltod Gombrowicz che in alcuni testi esprime un suo concetto di forma. Per lui la forma è un risultato delle ripetizioni di se stessi. Analizzando molti registi si può parlare, rispetto al loro stile, di veri e propri marchi di fabbrica che li rendono riconoscibili. Questa ripetizione, che spesso può essere anche studiata a tavolino, altre volte è inevitabile perché fa parte del tuo modo d’essere. Questo per dire che probabilmente tutti i miei lavori, anche quelli non ancora prodotti, hanno un minimo comune denominatore”.

Quali sono quindi i tuoi riferimenti culturali?

“Sono vari: da Nietzsche a Camus. Nel cortometraggio c’è un’unione di diverse suggestioni. Soprattutto nate dalla lettura di Carmelo Bene. Il protagonista è una persona che ho frequentato e conosciuto per molto tempo prima di fare il film. Alcune cose che mostro sono vere, altre invece le ho inserite per rendere più interessante la storia. Ad esempio la seconda parte, quando si racconta il rapporto con la ragazza mi sono ispirato al mito di Diana e Atteone“.

Quale esigenza ti ha mosso per raccontare questa storia?

“Era la primissima volta che mi affacciavo in questo mondo. La cosa bella della lavorazione del corto è che abbiamo affrontato, quasi inconsapevolmente, in maniera romantica così come andava fatto un film. Seguivo le esigenze prima della storia e poi le mie. L’idea iniziale però è comunque stata rispettata fino in fondo. Sul set eravamo praticamente in tre: io, Rosario e Pasquale Di Sano. C’era un’artigianalità di fondo che però non ha rovinato il prodotto, era tutto molto genuino”.

Questo cortometraggio ha avuto un riconoscimento al Napoli Film Festival.

“Sì. Prima del NFF il corto è stato presentato a ‘O curt, dove abbiamo ottenuto una menzione speciale. Anche la distribuzione è stata indipendente. Lo proponevo io stesso ai festival e tentavo di mostrarlo il più possibile. Al NFF ho ottenuto invece il premio come Miglior cortometraggio autoprodotto“.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“Sicuro tenterò di mantenere una mia indipendenza. Adesso sono in fase di scrittura per un road-movie. Dopo aver lavorato con otto attori nell’ultima esperienza cercherò di ridurre il numero dei personaggi questa volta. Spero che il risultato sia all’altezza di quello che ho in mente”.

Andrea Piretti

NESSUN COMMENTO