Esclusiva LP: intervista a Pablo Trincia

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Pablo Trincia è un giornalista che ha firmato inchieste tra le più importanti e note del panorama giornalistico italiano. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo ripercorrendo la sua carriera e affrontando diversi argomenti. Ci siamo concentrati anche sulle bellissime parole che l’ex inviato delle Iene ha avuto sulla città di Napoli.
Trincia ha collaborato con diverse testate come Panorama, l’Espresso e la Stampa; successivamente ha iniziato a realizzare diversi reportage per la televsione, prima per le Iene e poi per Servizio Publico ed AnnoUno su La7. Da dicembre 2015 collabora con Fanpage.it dove ha realizzato la webserie Toxicity sulle droghe più diffuse in Italia ed all’estero.pablo-trinciaEcco alcune delle sue inchieste più importanti con i relativi link in allegato:
“Bambino per bambino” la storia di Ismail rapito dal padre e portato in Siria
“I disperati del Sahara”
reportage sui migranti che affrontano un viaggio terribile
“Dentro la guerra siriana”
l’inchiesta dove Pablo ha avuto paura di morire
“La marijuana americana”
sulla legalizzazione delle droghe leggere negli U.S.A.
“Porn in the U.S.A.”
sull’industria del porno in America
“Krokodil, la droga che ti mangia”
reportage su una droga letale e poco conosciuta
“Com’è oggi Scampia” il servizio sul quartiere difficile di Napoli

Hai iniziato la tua carriera giornalistica scrivendo per testate come Panorama e l’Espresso, a cosa è dovuta la scelta di abbandonare la carta stampata per dedicarti alla televisione?
Sono stati gli eventi a portarmi in tv perchè, purtroppo, con la carta stampata si hanno molte meno opportunità dal punto di vista professionale e arrivare a fine mese è piu difficile soprattutto per il tipo di lavoro che volevo fare io: a me piace stare in strada, girare, parlare con la gente e raccontare storie ma questo tipo di giornalismo si fa molto poco e trincia2per di più viene pagato male. Non volevo lavorare in televisione, ho sempre detto così, perchè mi piaceva scrivere ma poi mi ci hanno portato gli eventi in quanto non vedevo sbocchi professionali; “Le Iene” in quel periodo avevano cominciato a proporre inchieste molto interessanti e quindi, prima di mollare il mondo del giornalismo poichè avevo deciso di cambiare vita, mi sono buttato in questa esperienza ed ho scoperto che era quello che faceva per me.

In un’intervista hai detto che sono vari i servizi a cui sei molto legato: so che è difficile ma se dovessi sceglierne uno?
È impossibile scegliere ma se proprio devo sceglierne uno allora ti dico quello che ho fatto sul piccolo Ismail Mesinovic rapito dal padre e portato in Siria; forse è quello che mi è venuto meglio però è davvero difficile scegliere poichè quando pensi ad un servizio devi considerare, non solo ciò che è andato in onda, ma anche l’esperienza umana che hai vissuto per realizzarlo.

Hai vinto per ben due volte giornalistico televisivo Ilaria Alpi con “Infiltrato tra i profughi afghani” e “Krokodil, la droga che ti mangia” oltre al Premio giornalistico Marco Lucchetta per l’inchiesta “Bambino per bambino”; che peso dai a questi riconoscimenti?
Fa sempre piacere ricevere un premio cosi dai tuoi colleghi; è un riconoscimento ulteriore c6he arriva da persone che fanno in tuo stesso lavoro, tuttavia, il riconoscimento più importante rimane sempre quello del pubblico che ti segue soprattutto quando riesci a smuovere qualcosa; una cosa che non scorderò mai è stato quando, dopo il servizio su “I disperati del sahara”, si avvicinò un ragazzino di tredici anni che mi ringraziò dicendomi: “avevo un sacco di pregiudizi sui migranti e dopo questo servizio non ne ho più”. Ecco, questo per me è il riconosciumento più bello in assoluto, al di là dei premi.

Hai mai avuto paura mentre realizzavi un servizio?
In Siria sì, è il momento in cui ho avuto più paura perchè ci siamo spinti un po’ oltre quindi, in quel caso, direi proprio di sì.

Come mai hai deciso di abbandonare le Iene e di passare a La7 ad Announo?
Dopo cinque anni alle Iene avevo voglia di cambiare e di imparare un nuovo stile discrittura e montaggio; volevo capire come utilizzare un linguaggio nuovo, diverso da diariodiebola1quello di Italia1 nei quali c’era molta più attenzione al contenuto che non alla forma. Ad Announo il racconto viene fatto molto più per immagini e questa cosa mi incuriosiva molto. Con la redazione delle Iene siamo rimasti in uno splendido rapporto, un arrivederci in grande amicizia.

Nel tuo servizio “la marijuana americana” hai mostrato i vantaggi della legalizzazione, cosa pensi manca all’Italia per raggiungere questo traguardo?
Io credo che piano piano stiamo andando in quella direzione; molte regioni stanno legalizzando l’uso terapeutico della marijuana. Non è giusto dire che la colpa sia di ffff3106qualcuno piuttosto che di un altro, anche negli U.S.A. ci sono moltissime resistenze a livello  federale, a noi servirebbe una classe politica meno ignorante poichè legalizzare significa, per tante persone, risolvere molti problemi e malesseri fisici quotidiani. Anche il fattore economico è importante poichè la legalizzazione assicurerebbe molte più entrate allo Stato riducendo, gioco forza, quelle della malavita. La nostra classe politica dovrebbe occuparsene di più.

Il tuo post di qualche tempo fa ha colpito molto ed ha avuto un grande risalto. A Napoli non siamo abituati ai complimenti, secondo te perché?
Sono rimasto molto stupito dalla portata che ha avuto il post e questo non ha fatto che confermare la mia teoria secondo la quale Napoli è una città unica. Renditi conto: a Napoli è passato il mondo: scrittori, poeti, registi e attori ma basta che uno qualsiasi come me scriva una cosa carina e sentita che si smuove tutto questo, ciò è dovuto al fatto che i napoletani hanno un attaccamento viscerale nei confronti della propria città, quando parloC_47_fotogallery_12_lstFoto_foto_2_upiFotoSlide dell’energia, dello spirito intendo proprio questo. Chi non conosce da vicino Napoli non può apprezzare, chi non ci è mai stato e vive al Nord ha un idea di Napoli filtrata dalla cronaca e una visione un po’ distorta ma se nei posti ci vai e parli con la gente non puoi non apprezzare la parte bella di questa città. Napoli ovviamente ha tanti difettti come tutte le città inoltre è una città che amplifica tutto, dalle cose belle alle cose brutte. Io ho girato il mondo e non esiste nessuna città così in tutto il pianeta. Questo è il tesoro piu grande che Napoli ha: la sua unicità e l’attaccamento viscerale della sua gente che se fosse canalizzata in energia positiva spaccherebbe il mondo.
Anche nei posti di merda di Napoli, dove sono stato per lavoro, non riesco a non apprezare il suo spirito e la sua energia. Ragazzi vivete veramente in un posto magico per molti punti di vista.

Ecco il post che tanto ha fatto piacere ai napoletani:

“Su Napoli si può dire e si è detto di tutto. E ovviamente solo chi ci vive e la capisce fino in fondo può giudicarla nel bene e nel male (quindi non io).
Ma lasciatemi dire che lo spirito e l’energia che fanno vibrare questa città non l’ho mai trovato da nessuna parte NEL MONDO. Sono venuto qui almeno una quindicina di volte, l’ho girata in lungo e in largo, e in tutte le occasioni mi sono ritrovato in una situazione in cui mi guardavo attorno a bocca aperta. È successo anche ieri sera alla storica trattoria da Nennella ai quartieri Spagnoli, dove più di una volta, tra urla, schiamazzi e sfottò dei camerieri, i proprietari chiedevano ai clienti di stare zitti per recitare a gran voce le loro barzellette (in gran parte sporche), seguite da fragorose risate, applausi e “chell’ b**** ‘e mammt!!!!”
Più che un (ottimo) pasto è stata un’esperienza di vita, nel cuore di un quartiere che sembra una riproduzione in grande dei celebri presepi di cui Napoli va così fiera.
Fidatevi, ragazzi. Se non siete mai stati in questa città, vi state perdendo un pezzo di vita.

Fabio Palmiero

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