A caccia di talenti: Aymeric Laporte

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Laporte
Laporte

Esistono squadre uniche in ogni parte del mondo, ognuna con delle tradizioni diverse, speciali per un motivo. Una di queste si trova in Spagna, nei Paesi Baschi e veste Rojiblanco: si tratta dell’Athletic Bilbao. L’Athletic è una delle tre squadre (assieme a Barcellona e Real) a non essere mai stata retrocessa in Segunda Division, nonché una delle più vincenti con 8 titoli e 23 coppe nazionali. Tuttavia non è questo a renderla diversa, ma la sua politica di tesseramento. La squadra infatti tessera solo giocatori che siano Baschi, di origine basca, che si siano formati in squadre basche, con una leggera eccezione per gli stranieri che abbiano origine basca di prima generazione.

Questo era Aymeric Laporte quando indossò per la prima volta la maglia dell’Athletic, un’eccezione alla regola. Perché il giovane Aymeric, al suo esordio, è diventato il secondo francese di sempre nella storia del club dopo il leggendario Bixente Lizarazu, pilastro della Francia che vinse il Mondiale ’98 e l’Europeo 2000. Nato ad Agen il 27/05/1994, Laporte è francese a tutti gli effetti, ma il fatto di aver giocato nelle giovanili dell’Aviron Bayonnais ha permesso all’Athletic di prelevarlo per 600mila euro nel 2010, quando era ancora sedicenne.

Come la maggior parte dei giovani talenti rossobianchi, anche Laporte fa tutta la trafila delle squadre affiliate all’Athletic, giocando prima una stagione al CD Baskonia, nella stagione 2011/2012, per poi essere promosso nel Bilbao Athletic, con il quale però gioca solo 8 partite. Marcelo Bielsa aveva infatti già notato le qualità di questo ragazzone alto 190cm e lo fa esordire il 9/12/12, in una sfida contro il Celta Vigo, regalandogli il primo brevissimo assaggio della Catedral. Laporte però aveva già stregato tutto e tutti ed è bastato poco a Bielsa per dargli la maglia da titolare: la settimana dopo è infatti al centro della difesa contro il Mallorca. Chiude la stagione con 15 presenze con la prima squadra.

Via Bielsa, dentro Valverde, la storia non cambia. Laporte, a 19 anni, è già il miglior difensore a disposizione del Bilbao, ed infatti il tecnico lo schiera titolare in ogni partita. Alla fine dell’anno l’Athletic è quarto e Laporte è inserito nella formazione ideale della Liga. Il primo trofeo arriva all’inizio della stagione 2015/2016, nel doppio confronto in Supercoppa contro in Barcellona, ma intanto gli occhi dell’intera Europa sono di lui, anche delle due Nazionali, Francia e Spagna, che si contendono la sua convocazione. Per ora Laporte gioca con l’U21 francese, con Deschamps sempre attento alla sua crescita, ma il numero 4 rossobianco non ha chiuso ad una possibile chiamata spagnola.

Laporte in tackle su Messi
Laporte in tackle su Messi

A 15 anni sono arrivato qui e i miei genitori mi hanno aiutato molto, soprattutto per telefono. Ho fatto sacrifici ma ne è valsa la pena. Tutto questo mi spinge ancora di più a lavorare e vincere.

[Aymeric Laporte]

Mancino di piede, ciò che soprende in primis di Laporte è la sicurezza. È del tutto normale vederlo affrontare grandi campioni e grandi stadi con la stessa tranquillità di un’amichevole. Oltre a questo, unisce grande abilità nel gioco aereo ed un ottimo senso della posizione, che lo porta spesso ad anticipare l’avversario e nonostante la sua stazza è piuttosto rapido, cosa che lo ha portato a giocare anche come terzino. Forse prende ancora troppi cartellini, di entrambi i colori, per essere un top, ma il potenziale è immenso.

È maturo, nonostante la sua età, e lo si vede in campo. Il ruolo in cui gioca implica molte responsabilità. Sa iniziare molto bene le manovre, ma è anche veloce e forte fisicamente. L’esperienza è sempre importante per un centrale e in giro ce ne sono alcuni che sanno a malapena dove posizionarsi. Quindi, se a 21 anni hai già un’esperienza del genere, immagina che cosa ti aspetta.”

[Ernesto Valverde]

Barcellona, United e City continuano a cercarlo con insistenza, ma Laporte ha un contratto fino al 2019 ed una clausola rescissoria da 50 mln. Blindatissimo e con un futuro roseo davanti, Bilbao lo coccola, consapevole che difensori di talento sono sempre di meno, specialmente talentuosi come lui.

Andrea Esposito

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