Green Hill: giustizia è stata fatta

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La Corte d’Appello di Brescia ha confermato le condanne in primo grado emesse nei confronti dei vertici di Green Hill, allevamento di cani Beagle  con sede a Montichiari chiuso nel luglio del 2012 dopo il blitz della Forestale. Condannati a un anno e sei mesi il cogestore della struttura Ghislene Rondot e il veterinario Renzo Graziosi. Condanna confermata ad un anno più risarcimento delle spese per il direttore Roberto Bravi. L’attività verrà, inoltre, sospesa per due anni e i cani confiscati. L’accusa è di maltrattamento e di uccisione di animali non perfettamente rispondenti ai requisiti richiesti dalle aziende farmaceutiche che praticano la sperimentazione: 6000 i cani uccisi in quattro anni.

Grande soddisfazione da parte delle associazioni animaliste e in particolare della Lega Anti Vivisezione (LAV), parte civile del processo, che in una nota scrive: Con questa nuova sentenza, si confermano rigore morale ed equità nell’applicare il diritto a esseri viventi capaci di provare sofferenze e dolore. Con questa sentenza storica, senza precedenti per numero di animali tratti in salvo e per la portata innovativa sul piano giuridico, è stato smantellato l’inaccettabile teorema del cane “prodotto da laboratorio” e per questo usa e getta.

Di tutt’altro avviso i vertici di Green Hill che ribadiscono l’estraneità alle accuse rivendicando di aver sempre svolto il proprio lavoro nel pieno rispetto delle normative vigenti. L’azienda ha annunciato il ricorso in Cassazione spiegando che: ”Il processo è stato fin dalle fasi iniziali fortemente influenzato da una campagna animalista ingiustamente accanita che in realtà vuole vedere l’azienda condannata non per i metodi di allevamento, ma piuttosto per le finalità di quest’ultimo e non ne considera la necessità per la ricerca medico-scientifica. Non sono stati presi in considerazione la gran quantità di documenti e materiali prodotti dalla difesa che certificano il rispetto del benessere animale, l’assenza di maltrattamenti e l’eccellenza dell’allevamento”.

L’inchiesta non finisce qui. Negli ultimi mesi la Procura di Brescia in collaborazione con Carabinieri e Guardia Forestale ha avviato ulteriori indagini che hanno visto coinvolti cinque nuovi imputati tra veterinari e dipendenti Asl rei di non aver aver svolto ispezioni e controlli adeguati. Una nuova sentenza denominata ”Green Hill bis” è prevista in data 9 marzo.

Vincenzo Nicoletti

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