S.I.RE.NA., la Giunta pensa alla riapertura

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S.I.RE.NA.
S.I.RE.NA.

Nell’ambito della complessiva riorganizzazione delle società partecipate del Comune di Napoli, la Giunta De Magistris annuncia un’iniziativa destinata a far discutere: la rivitalizzazione del progetto di restauro e ristrutturazione degli immobili privati della città, il S.I.RE.NA.

Secondo quanto riportato oggi da Repubblica, l’obiettivo sarebbe quello di dare nuovo impulso ad un’iniziativa che, dal 2001, riscosse molto successo in città, a tutti i livelli: il progetto, fino al 2013, contribuì infatti alla ristrutturazione di almeno 1000 edifici (651 furono ultimati, 218 rimasero al 50% di avanzamento), consentendo l’erogazione di finanziamenti a beneficio di progetti e cantieri gestiti da privati, preventivamente approvati dalla società. In questo modo, si mise in piedi un inedito sistema di finanziamento pubblico di edilizia privata.

Ieri l’assessore Palma ha confermato che “ci stiamo lavorando: l’obiettivo è quello di “recuperare anche i 10 milioni di euro che non sono stati impegnati”. Già, perché la vecchia società partecipata aveva ancora soldi da spendere, quando, proprio nel 2013, ne fu decisa la cessazione da parte di quella stessa Giunta De Magistris che oggi avrebbe deciso di “resuscitarla”: furono mandati a casa i 4 dipendenti che per 11 anni avevano curato la realizzazione dei progetti, con la promessa di essere ricollocati nella NapoliServizi, per non perderne il prezioso know how. Ancora nell’autunno 2015, però, la promessa non era stata mantenuta: supporti dai sindacati, dopo aver cercato di farsi ascoltare dalla società civile (anche con lettere a prestigiosi quotidiani), gli ex dipendenti della società ormai in liquidazione, e avviata alla “dolce morte” del fallimento, protestavano per i propri diritti.

All’epoca, il come e il perché la partecipata fu frettolosamente accantonata destò numerose polemiche: avendo ancora fondi da erogare, come detto, non si poteva affermare che S.I.RE.NA. fosse mal amministrata o perennemente in perdita come molte delle altre partecipate. Inoltre, con un organico totale di soli 6 elementi, non si poteva neanche insinuare di trovarsi di fronte ad uno dei soliti carrozzoni burocratici che l’amministrazione cittadina si è spesso trascinata dietro. Alla luce del successo anche occupazionale (perlopiù nel settore edilizio) del programma, affiancato da quello urbanistico (recupero di edifici storici e delle periferie disagiate), si ventilò che la decisione del Comune dovette essere legata a motivi più che altro politici: secondo alcuni, trattandosi di un’eredità delle precedenti giunte, sarebbe stata in fretta “dimenticata” dal nuovo corso arancione, col consenso dall’allora Giunta regionale Caldoro (la Regione era socia di minoranza di S.I.RE.NA).

Peraltro, pur nella relativa salute generale del suo bilancio, la partecipata era creditrice proprio dello stesso comune per un valore di parecchi milioni: con l’inizio delle procedure di liquidazione questi soldi non sono mai arrivati, con danno al progetto in sè (molti dei condomìni coinvolti dalle ristrutturazioni non hanno potuto ricevere i rimborsi adeguati ai lavori intrapresi) e dell’indotto (consulenze, fornitori). Quando, poi, nel 2014 si verificarono crolli di parti di edifici storici trascurati, dall’opposizione cittadina si puntò il dito proprio contro De Magistris e il funerale anticipato di S.I.RE.NA. e dei suoi 10 milioni rimasti stranamente in una cassa ormai in liquidazione: aprendo nuovi cantieri, quei fondi avrebbero potuto, sostenne anche Bassolino, evitare simili eventi.

Al netto delle polemiche del passato, come intende oggi il Comune rilanciare il progetto? Sembra già fuori discussione un ripristino dell’architettura amministrativa originale. Le competenze della vecchia società, secondo lo stesso Palma, saranno assorbite da NapoliServizi, che diventerà, così, “una global service interna”, coprendo attività disparate, dalla gestione degli immobili comunali, alla manutenzione stradale, alla pubblicità e, dunque, alla ristrutturazione degli edifici. Essendo prossima anche la soppressione della NapoliSociale, un’altra partecipata comunale che, stavolta sì, si trova in gravi difficoltà finanziarie, con un indebitamento netto di 30 milioni, NapoliServizi si occuperà anche delle politiche sociali. Il gruppo dirigente del nuovo macrosoggetto, secondo quanto riportato ancora da Repubblica, dovrebbe fare capo a Domenico Alloca, manager vicino a Raimondo Pasquino, ex UDC, che negli ultimi tempi è entrato nella maggioranza guidata da De Magistris, proponendosi di sostenerlo alle prossime elezioni con una lista moderata.

Sembra una mossa pubblicitaria intelligente, che può tornare utile in chiave elettorale, riesumare una società partecipata in ottima salute che lo stesso De Magistris seppellì senza tanti complimenti meno di 3 anni fa: sarà un colpo di spugna su un provvedimento allora impopolare, che fece e fa ancora discutere, puntando ad erogare fondi e ad aprire cantieri in città proprio alla viglia delle consultazioni.

Ludovico Maremonti

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Nato a Napoli 27 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo "Sannazaro", quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.

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