Oscar 2016, grandi sorprese e piccole conferme

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OSCAR DiSarà difficile definire un unico vincitore degli Oscar 2016.

Per numero di statuette vinte, Mad Max: Fury Road stacca tutti con ben sei premi (la maggior parte tecnici oltre al montaggio e alla scenografia). Revenant Redidivo vince nelle categorie più importanti: regia, fotografia e soprattutto (ci torneremo più avanti) miglior attore protagonista con Leonardo DiCaprio. Intanto Alejandro González Iñárritu e Emmanuel Lubezki con queste vittorie entrano nella storia rispettivamente come il primo regista non americano a vincere l’Oscar per due anni di seguito e il primo direttore della fotografia, in assoluto, a vincere la statuetta per ben tre volte consecutive. Insomma, questa è la conferma che i due stanno letteralmente scrivendo la storia del cinema in questi ultimi anni. Miglior film invece se lo aggiudica Il caso Spotlight (oltre a miglior sceneggiatura originale), film denuncia sugli abusi sui minori da parte dei preti nella città di Boston. Vittoria forse inaspettata ma che, in fondo, rispetta pienamente il filone politically correct che contraddistingue l’Accademy nell’assegnazione di questo premio.

Grandi sorprese e qualche conferma invece nelle categorie attoriali. Come detto Leonardo DiCaprio ottiene la sua prima statuetta dopo quattro candidature. Finalmente si scrolla di dosso questo peso (chissà se lui lo considerava tale), anche se non con la sua miglior performance in assoluto. Confermate anche le vittorie di Alicia Vikander (The Danish Girl, unico Oscar vinto) e Brie Larson (Room). Sorpresa invece per il miglior attore non protagonista: il premio infatti va a Mark Rylance (Il ponte delle spie di Steven Spielberg).

Grande gioia anche per il cinema italiano: Ennio Morricone vince (finalmente) la sua prima statuetta, oltre a quella alla carriera del 2007, per la colonna sonora di The Hateful Eight. Commovente il suo discorso, in italiano, dove ringrazia tra gli altri Quentin Tarantino e soprattutto la moglie Maria Travia.

Nella categoria miglior film d’animazione trionfa il meraviglioso Inside Out che batte la concorrenza di Anomalisa e Quando c’era Marie. Miglior film straniero invece va a Il figlio di Saul, pellicola ungherese già vincitrice di numerosi premi internazionali tra il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes.

Nella serata quindi, si alternano grandi sorprese e piccole conferme. Unica nota stonata forse è il presentatore Chris Rock che approfitta (in modo eccessivo e dopo un po’ persino banale) della polemica sugli “Oscar bianchi”. Ogni gag, ogni parodia dei film in gara e ogni suo monologo si basa su questo tema. Bisognerebbe chiedersi, a questo punto, di cosa avrebbe parlato Rock se anche un solo attore afroamericano fosse stato candidato in una categoria attoriale.

Gli Oscar si confermano un premio forse ancora troppo legato a questioni economiche, polemiche sterili volte solo ad aumentare l’attenzione attorno all’evento e premi assegnati in base ai temi trattati nelle pellicole. Tutto ciò rende questo momento un grande spettacolo per chi assiste. Ma cos’è, in fondo, il cinema se non un grande spettacolo che cerca ogni giorno di provocare emozioni in chi lo guarda?

Andrea Piretti

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