ItinerArte: l’eclettismo di Antoni Gaudí

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Antoni Gaudí
Antoni Gaudí

Parlare di architettura non è sempre facile, ma quando questa sublime disciplina incontra il suggestivo allora il capolavoro d’arte è servito: così viene in mente il grande architetto catalano Antoni Gaudí.

Antoni Gaudí i Cornet nasce a Reus, in Catalogna (Spagna), nel 1852. La nazione in quel periodo storico è scossa da significativi fermenti politici e slanci verso il mondo moderno. A vivere la più importante trasformazione urbana è proprio la città di Barcellona che subisce il fascino della vicina capitale Parigi, ma non manca di guardare ad altri esempi oltreoceano. Quando Antoni Gaudí giunge in città per studiare architettura è giovanissimo e in pochi anni sarà lui a donare un volto nuovo a quella parte della Spagna. Il 1878 è l’anno decisivo, infatti, accetta la prima commissione per Manuel Vicent e conosce l’industriale Eusebi Güell, suo più importante committente e mecenate.

Antoni Gaudí
Casa Vicens

Casa Vicens fu il primo progetto dell’architetto, portato a termine tra il 1878 e il 1885. In questa prima opera Gaudí dimostra da subito il suo spirito fatto di genialità e fantasia artistica. La casa sembra uscita da una fiaba; in origine vi era annesso anche un bel giardino, non più esistente. La planimetria dell’abitazione è rettangolare e la forma geometrica resta compatta, tranne che per l’avanzare, nel lato interno, della sala da pranzo e della sala del fumatore. Antoni Gaudí riesce a conferire a questa semplice pianta dei volumi complessi grazie alla geniale concezione della facciata, in cui è vivo il gioco di sporgenze con torrette e balconi. Essendo un architetto molto incline al dato naturale e sensibile all’arte orientale, si serve di elementi come la pietra abbinata a mattoni, tutti magistralmente rivestiti di azulejos.

Antoni Gaudí
El Capricho

El Capricho, in (Cantabria) , fu il secondo progetto accettato dall’architetto in concomitanza col primo: infatti, vi lavorò tra il 1883 e il 1885 per il ricco Máximo Díaz de Quijano.  Come per la Casa Vicens, le reminiscenze arabe sono notevoli. In questo piccolo palazzo Antoni Gaudí ricorre nuovamente agli azulejos, ma la tematica è diversa: cita un girasole, come simbolo autoctono del posto. L’elemento orientaleggiante è vivo nell’elegante torre che funge da ingresso all’edificio, posta all’estremità del complesso architettonico. Anche in questa residenza il virtuosismo dell’architetto-artista è ben visibile nella facciata, dove gli elementi di spicco sono le finestre a ghigliottina che, nell’aprirsi e  nel chiudersi, emettono note musicali, e le ringhiere dei balconi, sapientemente lavorate in ferro battuto.

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Casa Calvet

Casa Calvet  è forse l’edificio definito più “convenzionale” all’intero dell’attività artistica di Gaudí; fu realizzato tra il 1898 e il 1900 per la vedova di Pere M. Calvet i Carbonell. È una tipica casa borghese e per questo motivo è molto singolare il fatto che, proprio per quest’opera, l’architetto ricevette il premio come miglior edificio della città. Tra questo progetto e i primi, legati ad abitazioni private, erano trascorsi alcuni anni e questo può giustificare un certo cambio di stile. In questa casa l’architetto è incline allo stile barocco e più che per il dato fantasioso la residenza è interessante per una serie di elementi accessori e secondari, come il mobilio per il cui lavoro si fece aiutare da esperti artigiani.

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Casa Battlo

Casa Batlló è con ogni probabilità la casa più famosa di Gaudí: non si tratta però di una costruzione ex novo quanto di una ristrutturazione, portata a termine tra il 1904 e il 1906. Il proprietario dell’edificio Josep Batlló in realtà desiderava un edificio nuovo di zecca ma Antoni Gaudí, contrario ad abbattere la struttura preesistente, intervenne  principalmente sulle due facciate, ridistribuì il piano terra e il piano nobile, creò un quinto piano ed anche un cortile interno. Artisticamente la casa è uno degli esempi più alti di maturità e stile dell’architetto e a colpire è la totale assenza di  geometria: nessuna linea retta, solo giochi di forme libere. È la facciata principale il vero capolavoro, dove la forte simbologia non esclude né la vena poetica legata al mare né la volontà di rappresentare la vittora del Bene sul Male: l’intero edificio è il drago sconfitto da San Giorgio, il quale è rappresentato nella lancia-torre, rifinita con una croce conficcata nel dorso del drago. L’intera facciata è concepita come fosse la pelle dell’animale, con squame nonché ossa e teschi delle sue vittime; gli stessi motivi ritornano  anche nei balconi e nelle colonne al piano nobile.

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La Pedrera

Casa Milà” la Pedrera” è l’ultimo singolare edificio concepito dall’architetto tra il 1905 e il 1910. Mentre ultimava Casa Batlló, Gaudí accettò quest’altro ardito progetto da parte di Pere Milà. Sin dalle prime messe in opera, la costruzione non piacque e venne ribattezzata Pedrera ovvero cava ma, nonostante i primi giudizi negativi, l’opera riuscì a sorprendere l’opinione pubblica. La Pedrera è la somma di due edifici organizzati intorno ad un cortile centrale , entrambi dalle forme ondulate e curvilinee. Lo spazio più artistico dell’edifico è il terrazzo che si anima di piccole scale e fantasiose sculture che sono, nei fatti, le porte di accesso al terrazzo e ai camini: alcune di queste hanno un aspetto inquietante sembrando maschere con occhi, naso e bocca.

Antoni Gaudi
Tempio della Sagrada Familia

Antoni Gaudì non concepì solo questi capolavori per la città di Barcellona, ma ben altrettanti degni di nota, come il Park Guell ed altri lavori legati a questo committente. Già a partire dal 1883 e fino alla morte nel 1926, lavorò alla realizzazione del Tempio della Sagrada Familia somma della sua arte e della sua religiosità, vissuta con un certo travaglio interiore. Profuse tutto se stesso in questo tempio, tanto che morì senza vederlo, purtroppo, realizzato.

Rossella Mercurio

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