Mentre i politici europei mettono in discussione il principio di libera circolazione, innalzando muri ideologici e fisici a qualsivoglia possibilità di accoglienza per le migliaia di persone che sognano solo un po’ di normalità per i propri figli  dopo giorni, mesi ed anni segnati dai disastri causati da guerre e povertà, neanche lontanamente immaginabili per gli europei intenti a “difendere il proprio stile di vita” –, a Calais i migranti protestano per lo sgombero della “giungla”, cucendosi persino le labbra per denunciare le bugie dei governi e delle istituzioni continentali; al confine con la Macedonia, invece, più di diecimila esseri umani si ritrovano letteralmente imprigionati in Grecia, “colpevoli” di aver preso la decisione di fuggire da quella miseria in cui sembra che l’Unione Europea voglia relegarli.

Criminalizzati dalle norme ed ostracizzati da politiche istituzionali pericolose quanto il rigurgito nazionalista delle destre anti-sistema, uomini, donne e bambini vedono negarsi giornalmente il futuro. Futuro che viene loro negato da Stati che, nei giorni delle commemorazioni dei trattati di pace, della fine delle guerre o di atti così terribili da essere definiti “crimini contro l’umanità”, si fanno vanto delle convenzioni sui diritti umani e si gonfiano il petto per le conquiste giuridiche dell’Occidente.

L’art. 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 che recita «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza» appare oggi come una formula vuota, che gli Stati sbandierano nelle conferenze stampa salvo poi dimenticare che perché libertà, eguaglianza, dignità e diritti per tutti diventino realtà sono necessarie politiche che li garantiscano in concreto, in ossequio a quel preciso dovere di solidarietà che essi stessi hanno giurato solennemente di voler rispettare.

In questo senso, ben venga la richiesta avanzata congiuntamente dai ministri degli Interni di Italia e Germania affinché si strutturi e si renda effettivo un sistema di registrazione europeo, nonché un rafforzamento dell’ancora timido meccanismo di asilo europeo, aumentando i fondi ed il personale dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, purché esso diventi una vera e propria “agenzia europea per l’asilo”.
Vie legali e sicure per permettere a chi ne ha bisogno di poter giungere in Europa sono un ottimo strumento per sottrarre migliaia di individui, che giornalmente accettano di affrontare viaggi lunghi, costosi e pericolosissimi, alle mani dei gruppi di criminalità organizzata consci di fare affari certi ogni qualvolta uno Stato membro si oppone all’accoglienza, perché consapevoli di essere così l’ultima speranza di chi è pronto a giocarsi ogni risorsa patrimoniale disponibile ed ogni energia vitale rimanente per riscattare la propria sorte.

In questo senso alcune scelte, come il Regno Unito che annuncia lo stanziamento di altri 22 miliardi di euro per aiutare le autorità francesi a bloccare i migranti a Calais oppure i 3 miliardi di euro predisposti dalla Commissione europea per far sì che gli oltre 2,7 milioni di rifugiati siriani vengano gestiti dalla Turchia, sembrano essere l’ennesimo atto di una ben precisa volontà politica: creare Stati in cui trattenere i migranti, così da evitare che questi bussino alle porte degli Stati membri in cerca di aiuto. La logica perversa di questo tipo di soluzioni appare chiara: liquidare le responsabilità dell’Unione nella gestione del fenomeno e chiedere agli Stati di confine di farsene carico a suon di miliardi, poco conta che magari questi Stati non si siano mai dimostrati particolarmente sensibili in materia di diritti umani.

In questo quadro si inserisce perfettamente la dichiarazione del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, che in conclusione dell’ultimo vertice con il Presidente del consiglio greco su twitter ha sentenziato «Appello a potenziali migranti economici illegali: non venite in Europa. Non credete ai trafficanti. Nessun paese europeo sarà un paese di transito».
Dunque, da un lato l’Unione Europea cerca un approccio di timida accoglienza comunque circoscritta ai soli richiedenti asilo e negata categoricamente ai cosiddetti “migranti economici illegali” (come se la povertà fosse un crimine e cercare di mettervi fine un terribile peccato), dall’altro cerca di bypassare il problema  condannando migliaia di persone ad una prigionia di fatto, che si oppone ad una legittima richiesta di miglioramento delle condizioni di vita , cercando il consenso dell’opinione pubblica e tentando di far passare l’idea che l’immigrazione sia un rischio per la sicurezza pubblica nonché un ottimo alleato del terrorismo internazionale.

Antonio Sciuto

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