Spagna ancora senza governo: doppio no a Sánchez

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Sanchez
Doppio no a Sanchez: maggioranza lontana.

In Spagna è già trascorso un mese da quando il re, bruciata la carta Rajoy, aveva ripiegato su Pedro Sánchez conferendogli l’incarico per la formazione di un governo, come vi avevamo raccontato in un nostro articolo. Da quel tre febbraio i socialisti hanno incontrato altri partiti in cerca di un accordo che garantisse la maggioranza parlamentare. I primi giorni le riunioni sembravano orientare lo scenario verso un accordo delle sinistre, ma gli sviluppi hanno avuto non pochi imprevisti.

L’accordo con Ciudadanos

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Sanchez e Rivera firmano l’accordo di governo.

A cercare di far naufragare il pacto de izquierdas non sono stati solo Ciudadanos e PP ma anche una stessa parte del PSOE, spinta dall’ex-presidente del governo Felipe Gonzalez che sin da gennaio auspicava una grande coalizione PP-Ciudadanos-PSOE. Il potere di Gonzalez è quello che non si vota alle elezioni ma che, latente e influente, condiziona le scelte socialiste. Le pressioni interne ed esterne al partito hanno portato il segretario Sánchez a stringere un accordo con Ciudadanos guidato da Albert Rivera. Il documento, firmato dai due leader, è composto da oltre sessanta pagine e contiene duecento proposte da attuare nel prossimo governo. Il testo inoltre non specifica la partecipazione o meno di Ciudadanos all’interno dell’esecutivo. Nel documento si leggono varie proposte ereditate dal programma di Ciudadanos, tra cui un richiamo al contratto unico proposto da Rivera.

L’accordo è stato criticato dal primo momento da parte di tutte le altre forze politiche che lo hanno reputato sin dal primo momento troppo esaustivo per ampliare il suo consenso e favorire l’investitura del segretario socialista. Inoltre i partiti a sinistra del PSOE hanno reputato l’accordo incongruente con il proprio programma elettorale e con le politiche di sinistra. Un accordo debole, zoppo, privo in ogni momento del sostegno necessario per assumere le sembianze di un porgramma di governo.

Il dibattito d’investitura

La scorsa settimana si sono tenute due tentativi d’investitura in Parlamento per la fiducia a Pedro Sánchez, entrambi falliti: il primo a maggioranza assoluta e il secondo a maggioranza semplice. Niente da fare, il candidato socialista non è andato oltre i 130 sì nella prima e 131 nella seconda, fermandosi a 46 voti dalla maggioranza. Hanno votato a favore solo PSOE, Ciudadanos e l’unica deputata di Coalizione Canaria. Nelle giornate di mercoledì e di venerdì il Congresso è tornato a popolarsi dopo settimane di stallo e un avvicente dibattito lo ha ravvivato.

Tutti contro tutti. Nel discorso del presidente incaricato dal re svariati sono stati i riferimenti al precedente governo definito più volte immobile e incapace. Da una parte Sánchez si è preso il merito di aver “sbloccato le istituzioni” assumendosi le proprie responsabilità e accettando l’incarico conferitogli dal re, a differenza di Rajoy che in assenza di potenziali alleati ha rigettato l’incarico declinandolo. D’altra parte quest’ultimo ha ribattuto con arroganza e presunzione con tortuose figure retoriche, fino ad arrivare a definire una setta l’asse PSOE-Ciudadanos.

Verso l’accordo del bacio

Quando ha preso la parola Pablo Iglesias, la scena è cambiata. Ha rotto quell’aria pesantemente bipolarista, dove l’uno recriminava le colpe dell’altro, ritornando alla politica degli ultimi trent’anni tra PSOE e PP.

Il bacio tra Domenech e Iglesias
Il bacio tra Domenech e Iglesias

L’ambiente teso e nervoso è stato alleggerito dal leader di Podemos con un po’ di ironia e qualche battuta a proposito del bacio, diventato virale sul web, scambiatosi con il capolista di En Comú Podem, Xavier Domenech. E dopo aver concesso il suo ufficio per far conoscere meglio una deputata del PP innamorata di un affascinante parlamentare di Podemos, si è rivolto a Sánchez in tono ironicamente romantico: «Rimaniamo solo io e te, Pedro».

La proposta di Iglesias è un governo a quattro (insieme a Izquierda Unida e Compromís), sul modello valenziano, con la vicepresidenza del governo a Podemos e i ministeri distribuiti proporzionalmente tra le forze. Un punto che ha mostrato non pochi malumori in casa socialista che ha accusato Podemos di poltronismo. Iglesias ha ribadito che le differenze programmatiche con Ciudadanos sono troppo grandi per poter appartenere a uno stesso governo (ditelo al PD, sigh!) e che, di conseguenza, andrebbe cercata la via dell’astensione da parte di Rivera e dei suoi. Un ribaltamento dei fronti insomma. Lo ha chiamato scherzosamente l’accordo del bacio.

Dalla sua si sono schierati anche il portavoce di Izquierda Unida-Unidad Popular, Alberto Garzón, e la formazione valenzianista ed ecologista, Compromís.

Se è vero che c’è una maggioranza alternativa che non passi per Ciudadanos, è vero anche che un governo di sinistra non ha i numeri per prevalere e quindi avrebbe bisogno, almeno, dell’astensione degli indipendentisti (ERC, PNV ma anche il partito di Artur Mas, DiL) oppure di Ciudadanos. Come ben dice Eldiario.es, nel caso della proposta di Podemos, si tratterebbe di dover scegliere quale destra sia meno peggio per cercare le astensioni necessarie al passaggio della fiducia in aula.

La responsabilità di Sánchez

Secondo un sondaggio, quasi la metà degli elettori reputa negativa la notizia della non invistitura di Pedro Sánchez. Ad essere scontenti dell’evoluzione di questa situazione non sono soltanto i socialisti, ma anche gli elettori di sinistra vicini a Podemos e quelli vicini a Ciudadanos. Gli unici visibilmente soddisfatti del doppio fallimento del segretario socialista sono appunto i popolari che hanno colto l’occasione per strumentalizzare questa “sconfitta” parlamentare e farla apparire una loro “vittoria”.

Il leader socialista, ad oggi elefante in cristalleria, si trova “con tantissime responsabilità e ben poca forza”, come ha analizzato Homs, capogruppo di DiL, cartello politico vicino a Mas. Le prospettive sono tutt’altro che chiare. Da una parte Sánchez afferma di voler condurre le negoziazioni insieme a Rivera, in un unico blocco, dall’altra la sinistra nega qualsiasi accordo che includa Rivera nel governo perché incompatibile con le politiche progressiste necessarie per il Paese. Adesso Sánchez si trova a un bivio: ignorare le possibili alternative e continuare la fallimentare asse con Ciudadanos, oppure tentare l’opzione proposta da Podemos e gli altri alla ricerca di nuove astensioni da destra (indipendentisti o lo stesso Rivera).

Rispetto a un mese fa, cresce la possibilità di un ritorno alle urne a fine giugno, visto anche l’avvertimento del re che ha detto di non concedere altri incarichi fin quando non gli verrà presentato un accordo chiuso che abbia la forza necessaria per far passare la fiducia. Intanto la scadenza rimane per il tre di maggio, data in cui il re, se non si fosse ancora insediato il nuovo governo, sarebbe costretto a sciogliere il Parlamento e convocare nuove elezioni.

Giacomo Rosso

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