La Bosnia sarà il prossimo membro UE?

La Bosnia Erzagovina ha iniziato ufficialmente la propria marcia di avvicinamento all'adesione all'UE. Servono riforme e sforzi ulteriori, ma il premier Covic e le autorità comunitarie sono ottimiste.

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Bosnia

La domanda contenuta nel titolo riflette, e forse anticipa, quello che sarà lo scenario comunitario del prossimo futuro, quando anche la Bosnia Erzegovina potrà far parte dell’Europa dei ventotto (per ora).

Non è la prima volta che lo Stato dell’ex-Jugoslavia presenta istanza di adesione all’Unione Europea: prima dello scorso 15 febbraio, infatti, Sarajevo ci aveva già provato nel 2003, vedendosi opporre un netto rifiuto a causa delle tensioni interne fra le tre comunità principali, serba, croata e musulmana.

Forse ancora troppo vicine, allora – dal punto di vista politico ed emotivo più che temporale – le tragedie che hanno segnato quei luoghi alla fine del ventesimo secolo. Oggi, però, a quasi 15 anni da quella richiesta, la Bosnia sta attraversando un periodo nuovo, improntato ai buoni rapporti fra le diverse comunità.

D’altronde, non si può fare a meno di notare che questa volta l’accoglienza delle proposte bosniache sia stata molto più benevola, viste le belle parole dell’Alto rappresentante per gli Affari esteri dell’UE, Federica Mogherini, e del commissario ai negoziati per l’Allargamento, l’austriaco Johannes Hahn. Entrambi hanno parlato di “mesi di duro lavoro” da parte della Bosnia Erzegovina, quasi a sottolineare lo sforzo che questo paese ha fatto per migliorare le sue condizioni interne, al fine di rispondere ai requisiti necessari per incrementare le fila comunitarie.

La richiesta di adesione giunge, fra l’altro, all’indomani dell’entrata in vigore dell’Accordo di stabilizzazione e associazione con l’UE, rimasto a lungo in fase di stallo, un’ulteriore prova della buona volontà di Sarajevo.

Naturalmente, questo non vuol dire che l’adesione all’Unione Europea sia per la Bosnia poco più di una formalità, anzi. Il paese ha ancora molto da dimostrare, se non altro per confermare di essere nella giusta direzione. Certo è che, da un punto di vista sostanziale, è con l’apertura dei capitoli di negoziato che uno Stato inaugura ufficialmente la propria road map per l’ingresso in UE, con il sostegno finanziario per le riforme.

Ad ogni modo, il presidente di turno della presidenza tripartita bosniaca, il croato Dragan Covic, ha ammesso che, pur con ogni ottimismo del caso, è difficile che la richiesta venga accolta in tempi brevi, ma la strada sembra quella giusta, anche perché, a detta dello stesso presidente, il paese si aspetta un’ulteriore crescita nel 2016, a riprova del buon lavoro svolto.

Con la presentazione della domanda di adesione, in definitiva, Sarajevo si è assunta una grande responsabilità, non solo al cospetto dell’Unione Europea ma anche a soprattutto dei suoi cittadini, probabilmente consapevoli di vivere in una regione dotata di notevoli potenzialità, seppur complicata sotto il profilo politico e sociale.

In futuro, con il contemperamento degli interessi in gioco, le buone relazioni diplomatiche e il mantenimento delle promesse di riforme, potrebbe arrivare la tanto sospirata adesione, nel segno di un’Europa più solida e unita.

Carlo Rombolà

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Avvocato, scrittore, lettore. Non necessariamente in quest'ordine. Ha studiato legge per quasi cinque anni presso l'Università di Bologna, per poi specializzarsi con un master in diritto delle nuove tecnologie. Nel frattempo, ha scoperto che, oltre al diritto, ci sono un sacco di altre cose che lo appassionano: la geopolitica, i viaggi, i libri, la musica. La curiosità è il suo più grande pregio, l'inquietudine il difetto. Ad entrambi, non v'è rimedio. Per fortuna.

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