Immigrazione, è braccio di ferro tra UE e Turchia

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È braccio di ferro tra UE e Turchia sulla delicata questione immigrazione.

Durante il vertice di Bruxelles, Ankara ha avanzato delle richieste politiche ed un ulteriore finanziamento, pari a 3 miliardi di euro, in aggiunta ai 3 già previsti. Queste nuove prospettive rischiano di far saltare l’accordo tra Unione e Turchia che si sta costruendo in condizioni precarie; difatti paesi come Austria ed Ungheria, già contrari al piano di redistribuzione, hanno ulteriormente irrigidito le proprie posizioni, con il governo magiaro che ha posto il veto. Non essendo stata raggiunta un’intesa, si è optato per l’aggiornamento del vertice al 17 marzo prossimo, anche se fonti dell’Unione hanno fatto intendere che un accordo sommario tra UE e Turchia sul testo portato in Consiglio sia già stato raggiunto.
Questo documento prevede il sostegno alla Road Map per Schengen, il reinsediamento dei profughi dalla Turchia seguendo un meccanismo uno a uno e l’assistenza umanitaria alla Grecia. La cancelliera tedesca Merkel a riguardo sostiene che si tratti di «un’intesa sui principi generali che dovranno essere tradotti in iniziative, ma la sostanza resta ancora tutta da mettere nero su bianco.»

In buona sostanza, dopo 12 ore di consiglio, si è giunti ad un nulla di fatto, e si è così deciso di rinviare a metà mese la firma del documento, così da avere una decina di giorni per continuare il negoziato con Ankara. In questo contesto, i leader europei hanno altresì accolto la proposta della Commissione Europea di far riprendere il completo funzionamento dello spazio Schengen di libero traffico entro la fine dell’anno.

Le posizioni turche sono molto chiare: Il governo di Ankara propone di riprendere tutti i migranti che illegalmente hanno raggiunto l’UE da una certa data in poi, sia gli economici che i richiedenti asilo, ma propone un meccanismo secondo cui, per ogni profugo siriano riammesso, l’UE debba accoglierne uno in modo legale dalla Turchia.
Ankara chiede inoltre la velocizzazione dell’adesione del paese all’Unione Europea e la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi a giugno. A tal proposito, il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz ha dichiarato: «È chiaro che c’è un tentativo di legare la crisi dei migranti con il procedimento di accesso della Turchia all’UE, ma i negoziati per l’adesione all’UE e la gestione a breve termine della crisi dei rifugiati sono due questioni separate». I negoziati per l’ingresso, infatti, sono sempre stati utilizzati da Erdogan per risolvere le questioni sull’unico fronte che realmente gli interessi, quello interno, e non per una convinta adesione ai princîpi dell’Unione Europea.

Le proposte turche lasciano scettici i leader europei, anche a fronte delle restrizioni alla libertà di informazione perpetrate dal governo di Erdogan.
È Matteo Renzi, con espressioni forti, a farsi portavoce del dubbio palesato dai membri dell’Unione: «Voglio un riferimento alla libertà di stampa, se no non firmo», queste sono le parole con cui il Presidente del Consiglio da Venezia chiede maggiore chiarezza, manifestando le preoccupazioni di gran parte dei capi di Stato e di Governo. Nella squadra degli scettici vanno annoverati l’inglese Cameron, il quale ha affermato che l’ipotesi secondo cui il Regno Unito si allinei alla politica di accoglienza comunitaria «è senza prospettiva», ed il premier belga Michel che ha sostenuto: «L’unica soluzione per proteggere Schengen e il progetto europeo è la chiusura ermetica delle frontiere esterne UE ai flussi irregolari e non controllati di migranti».
Anche l’Alto Rappresentate per la Politica Estera Federica Mogherini si dimostra intransigente, affermando che «la Turchia,  In quanto paese candidato, deve rispettare gli standard più alti per quanto riguarda democrazia e libertà fondamentali, a cominciare da quelle di espressione e associazione».

Per la controparte turca, le dichiarazioni al termine del summit sono state del primo ministro Ahmet Davutoglu, che ha usato toni distesi, dichiarando: «Lavoreremo come un team e non come due team separati fino al prossimo summit per aggiungere elementi a quanto è stato deciso stasera, che è stato derivato dalla nostra proposta».

Mentre la diplomazia fa il suo lento corso, quotidianamente sulle coste dell’Europa meridionale continua l’ininterrotto flusso di migranti, che sta causando non pochi problemi, soprattutto nella penisola balcanica. Dunque è necessaria una svolta netta che consenta di gestire la spinosa questione nel miglior modo possibile, evitando ulteriori tensioni.

Galileo Frustaci

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