Libia: c’è spazio per un intervento militare italiano?

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Intervento militare italiano in Libia
Intervento militare italiano in Libia

La delicata situazione in territorio libico, instabile sia dal punto di vista sociale che da quello politico, ha avuto l’effetto di riaprire l’ormai antica questione sull’opportunità di un intervento militare italiano in quello che fu lo Stato di Gheddafi, destituito cinque anni fa.

La rivoluzione, lungi dal riportare pace e prosperità economica in un paese seppur liberato da una dittatura, ha fatto piombare la Libia in uno stato di caos, in cui, mancando una figura forte e accentratrice, le diverse fazioni sono diventate protagoniste di una guerra efferata.
Un simile contesto si è rivelato particolarmente fertile per la proliferazione dei cosiddetti foreign figthers jihadisti, sostenitori dello Stato Islamico, secondo alcune stime ormai giunti a circa 5-8mila unità sparse per tutto il territorio libico.

Viste le premesse, e data una certa contiguità territoriale con il Nordafrica, il nostro paese si è dichiarato pronto a intervenire guidando una missione militare in Libia, se non con un contributo più limitato per quanto concerne le unità militari ma, come vedremo, di notevole rilievo logistico e strategico.

In entrambi i casi, naturalmente, un intervento militare italiano sarebbe sostenuto da USA, Regno Unito e Francia, anch’essi pronti a inviare uomini e mezzi per arginare ulteriori violenze e, soprattutto, eventuali pericoli per l’Europa.

A tale proposito, uno degli obiettivi dell’intervento sarebbe proprio quello di controllare i confini marittimi, oltre a fornire supporto delle forze di sicurezza locali.
Ad oggi, le ipotesi di intervento sono sostanzialmente due: la prima presuppone un’intesa fra le due coalizioni rivali, quella di Tobruk – governo sostenuto dalla Camera dei rappresentanti e  riconosciuto dalla comunità internazionale – e quella di Tripoli, retta dal Nuovo Congresso Nazionale Generale e dalle forze di Alba Libica.
Un tale scenario – attualmente il meno probabile – aprirebbe la strada a un intervento militare legittimo dal punto di vista del diritto internazionale, poiché autorizzato da un governo di salvezza nazionale guidato da Fayez al-Sarraj.

La seconda ipotesi andrebbe a svilupparsi nell’attuale quadro di stallo negoziale fra le parti, in cui, più che un intervento militare italiano, si assisterebbe a un nuova azione di Francia e Stati Uniti, con l’obiettivo di mettere pressione ai governi locali per la creazione di un fronte comune contro il nemico jihadista. In questo caso l’Italia si limiterebbe a fornire le proprie basi aeree, con l’impiego di forze speciali per la tutela degli obiettivi di interesse nazionale.

Si tratta di due situazioni molto diverse, che presuppongono situazioni politiche differenti, sulle quali né l’Italia, né gli altri Stati della coalizione internazionale hanno un’influenza diretta.

Le incognite, peraltro, sono diverse: prima fra tutte la reazione dello Stato Islamico e degli altri movimenti jihadisti, capaci, come si è visto, di effettuare sanguinose controffensive sia nei territori di guerra che, sotto forma di atti terroristici, nelle città delle nazioni coinvolte.
Servirà, dunque, un’attenta riflessione sulle possibili conseguenze di un intervento miliare italiano in Libia, che parta dalla corretta definizione degli obiettivi e degli strumenti per raggiungerli, nonché dei tempi e dei costi necessari.

Ad avviso di chi scrive, la guerra – la violenza in genere – non è mai una soluzione, soprattutto quando rischia di produrre nuove tensioni e ulteriori perdite umane. La speranza è che possa prevalere il buon senso, in primo luogo tra le fazioni che si contendono la sovranità nel territorio libico.

Carlo Rombolà

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Avvocato, scrittore, lettore. Non necessariamente in quest'ordine. Ha studiato legge per quasi cinque anni presso l'Università di Bologna, per poi specializzarsi con un master in diritto delle nuove tecnologie. Nel frattempo, ha scoperto che, oltre al diritto, ci sono un sacco di altre cose che lo appassionano: la geopolitica, i viaggi, i libri, la musica. La curiosità è il suo più grande pregio, l'inquietudine il difetto. Ad entrambi, non v'è rimedio. Per fortuna.

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