Camorra, l’invasione dei “muschilli”

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Napoli – Chi sono i muschilli? Non sono i piccoli insetti che con il primo caldo spuntano, pronti a dar fastidio e ad assalire frutta e verdura. 

I muschilli sono i bambini rappresentativi del crimine organizzato. Già tre anni fa questi muschilli invasero la città e ormai da qualche mese la loro presenza continua a moltiplicarsi, soprattutto nelle strade del centro storico partenopeo. 

L’incremento del fenomeno del pentitismo iniziato negli anni ’90, con i conseguenti aumenti di arresti e latitanze, le continue e sanguinose faide tra clan per il possesso del territorio, hanno determinato dei veri e propri vuoti di potere all’interno del tessuto criminale. Vuoti inizialmente colmati dalle donne, come è consuetudine nell’ambiente. Ma oggi, accanto a queste, affiliati sempre più giovani.

Il dato generazionale dei nuovi protagonisti nelle attività di camorra è evidente, osservando solo gli omicidi che hanno macchiato di sangue la città e l’hinterland partenopeo dall’inizio del 2016. Ritorna ricorrente il tema delle barriere che bloccano il futuro dei giovani che si ritrovano sempre più spesso e sempre più facilmente a ripiegare sulla camorra.

Ma altro che giovani, adesso si arriva a parlare di veri e propri bambini, che sempre prima ormai diventano attivi affiliati dei clan di camorra. I muschilli in gergo camorristico. Sono questi i nuovi boss del centro napoletano. E, per quanto possa sembrare incredibile, i muschilli sono più pericolosi dei potenti boss con anni di “carriera” e atrocità alle spalle. I muschilli, infatti, non conoscono il significato della parola razionalità, sono bambini allo sbaraglio, sottomessi all’instabilità del periodo della pubertà. L’unica regola che muove le loro azioni è la violenza. Una violenza gratuita, che dilaga e si mostra nelle strade della città ormai con criteri difficili da individuare. Non più per il predominio del territorio, non più per vendette trasversali, difesa dei propri traffici o atti intimidatori. La violenza è alla mercé dei nuovi muschilli, che la sperimentano facendone la sostituta di macchinine telecomandate e videogiochi.

Il problema parte all’origine. I muschilli sono figli, nipoti, fratelli di uomini e donne camorristi. Ciò vuol dire che non vengono cresciuti come figli e basta, ma come soldati prontamente allevati per diventare il prima possibile affiliati del clan. Sembra quindi che i bambini che nascono in tale ambiente sociale non abbiano una via di scampo. Non esiste infatti alcuna legge per cui le condanne per appartenenza all’universo mafioso risultino fatto d’impedimento allo svolgimento del ruolo genitoriale.

Il problema quindi va considerato da un punto di vista diverso. Non come sconfiggere i muschilli che oggi svolgono le loro attività criminali in maniera del tutto inconsapevole per le strade della città. Ma come agire per far sì che i bambini, nati in tale ambiente, possano rimanere tali e non diventare muschilli.

Lucia Ciruzzi 

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Lucia Ciruzzi, classe '94. Convinzione cardine della mia vita è che alla base di ogni cosa debba esserci la curiosità, motore di tutto che spinge l'individuo in territori inesplorati e in cui mai si sarebbe immaginato di entrare. Proprio addentrandomi in questi territori nuovi ho scoperto la passione per la giocoleria e il mondo degli artisti di strada; da qui è nato l'hobby delle bolas, con cui ogni giorno mi esercito nel disperato tentativo di imparare qualcosa. La mia ambizione più grande è quella di diventare una giornalista; in particolar modo sogno di girare il mondo, zaino in spalla e all'avventura, e di scrivere di luoghi, culture e popoli. Da questo desiderio, naturalmente, la mia collaborazione al periodico Libero Pensiero, per il quale scrivo nelle sezioni "Napoli e aree locali" e "Cultura".

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