Weekend: la censura dell’amore

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Weekend è un film del 2011 firmato dal regista inglese Andrew Haigh.

Dopo ben cinque anni esce finalmente in Italia ma, a causa del giudizio negativo della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI, le sale che accoglieranno la pellicola saranno in tutto 10 sull’intero territorio nazionale.

La Teodora Film Distribuzione afferma sul suo sito che per l’affollamento di film nelle sale e per il sopracitato giudizio negativo della Commissione si sono trovati costretti a non poter distribuire il film come speravano. I temi dell’omosessualità e della droga sono stati evidentemente considerati non adeguati al nostro pubblico. Nella stessa nota la casa di distribuzione si auspica, com’è giusto che sia, che il film venga visto il più possibile nella prima settimana di programmazione, così da poter aumentare le copie nella seconda. Ciò che però rende questa situazione ancora più assurda (se possibile), è la scelta di parole, da parte della Commissione, per giustificare la loro decisione: “Sconsigliato/Non utilizzabile/Scabroso.”, così viene definito il film. Non tanto i due aggettivi ma quello che c’è di mezzo dovrebbe far riflette. Ovvero: non utilizzabile. Per cosa? Un film non si usa per qualcosa. Un film esiste, semplicemente.weekend

Il regista Andrew Haigh, autore di uno dei migliori film dell’anno scorso (45 anni, con una splendida Charlotte Rampling candidata per la prima volta all’Oscar) definisce la sua storia come “un’onesta, intima e autentica storia d’amore”. Succede (è raro, per fortuna) che a volte un’opera d’arte sia considerata non all’altezza di essere mostrata al pubblico. Di questo passo però il pubblico (italiano) non sarà all’altezza di molte opere, perché guidato e condizionato dall’alto.

Weekend avrebbe potuto, in questo particolare momento del nostro Paese, aggiungere qualcosa perfino al dibattito politico. Non si tratta di propaganda, sia chiaro. Il cinema non dovrebbe essere visto come un mezzo per far passare un messaggio o una posizione (quella dell’autore) etica su un determinato argomento. Nessuno però si dovrebbe opporre a quello che un artista vuole dire. Questo increscioso episodio ci dimostra che in Italia, da molti punti di vista (questo è un fatto, non un cliché o una sterile polemica), c’è ancora molta strada da fare.

Andrea Piretti

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Nato a Napoli il 12 dicembre 1990, subito dopo aver concluso gli studi scientifici mi sono interessato al mondo del cinema laureandomi presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli in Fotografia-cinema e televisione con una tesi sul Neorealismo e i fratelli Dardenne. Lavoro attualmente come sceneggiatore e regista, auto producendo i miei progetti ormai da più di tre anni.

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