I due fuoriclasse regalano spettacolo al loro ultimo incontro. Kobe in versione vintage, ma vince Cleveland

Kobe e LeBron. Il 24 e il 23. L’8 e il 6. Il villain e il supereroe. Il Black Mamba e The Chosen One. Comunque la si metta, qualunque siano i numeri dietro la maglia, sempre di loro due si parla. Per anni li abbiamo ammirati uno contro l’altro mentre, come due pugili su di un ring, si sfidavano a colpi di fadeaway e schiacciate. Stanotte allo Staples Center è andata di scena l’ultima sfida, l’ultimo capitolo della loro rivalità. Risultato scontato: vittoria dei Cleveland Cavaliers. Ma non importa. L’unica cosa che interessava a tutti era vederli duellare per l’ennesima e ultima volta. Lo ha voluto fortemente anche Bryant, che non ha lasciato che il dolore alla spalla togliesse a lui e James quest’ultimo palcoscenico. Missione compiuta: spettacolo esaltante.

ONE LAST TIME. Non sono scesi da soli in campo ma, idealmente, è come se lo avessero fatto. Huertas (carrier-high) e Frye (season-high) hanno tentato di alzare la mano e farsi scorgere dal pubblico, ma è stato inutile. Kobe per l’ultimo tango decide di rispolverare la maschera del Mamba che aveva riposto nel cassetto dopo l’annuncio del ritiro. Stanotte si fa sul serio e LeBron lo capisce immediatamente; alla prima occasione, dopo essersi liberato due volte di Jr. Smith, Bryant punta James: arresto e tiro buttandosi all’indietro. La retina neanche si muove. Il pubblico dello Staples si scalda e la risposta di LeBron non si fa attendere: la schiacciata tira giù la scritta Hollywood dal Monte Lee.
I Cavs iniziano a prendere il sopravvento, ma la partita vera è nelle mani di un 24 in versione vintage: il Re, stavolta, si deve inchinare in tutti i match-up. Vorremmo anche provare a descrivervi i duelli ma, forse, è meglio che diate un’occhiata voi stessi (qui in basso). Kobe chiude con 26 punti e 11/16 dal campo, LeBron, invece, 24 e 7 assist.

LA FINALE MANCATA. Quante volte abbiamo desiderato che questi due straordinari giocatori si sfidassero in una serie di Finali? Tante. Il Prescelto è nettamente in vantaggio nei confronti contro il Mamba (16-6), eppure le partite giocate ai playoff tra i due ammontano a zero. Conference diverse, il motivo principale. Motivo anche per cui abbiamo immaginato più volte che potessero contendersi l’anello. Ci sono realmente andati vicini una sola volta nel 2009, ma Dwight Howard e gli Orlando Magic si frapposero tra i primi Cavs di LeBron e le Finali. Probabilmente, per certi versi, è stato meglio così, dal momento che quei Los Angeles Lakers (vincitori back-to-back 2009 e 2010) erano troppo superiori a livello di organico a quei Cavaliers. Con i Miami Heat, invece, sì che avremmo assistito alla sfida delle sfide, ma l’implosione a Dallas nel 2011 spazzò via i bi-campioni dalla lotta al titolo. Possiamo, dunque, a questo punto, continuare a definirli come rivali? Lo stesso Bryant recentemente ha dichiarato di non vedere James con un rivale. «We were completely different generations» ha dichiarato il figlio di Joe detto “Jellybean”. È più giusto, alla luce dei fatti, quindi, dire che LeBron abbia ereditato la legacy di Kobe, quella stessa legacy che il 24 aveva ereditato in precedenza da Jordan.

CHI È IL PIÙ FORTE? Altra domanda che sicuramente ci siamo posti più volte. Complicato dare un giudizio su due giocatori tanto straordinari quanto diversi. LeBron è l’evoluzione della specie umana, è una tipologia di giocatore che incontreremo solo più avanti nella storia. Kobe, invece, rappresenta l’ossessione per la vittoria che spinge l’uomo a superare i limiti mentali e fisici, fino a raggiungere lo stadio di oltreuomo nietzschiano. Insomma, una risposta noi non siamo in grado di fornirla. E, in fondo, è così necessaria? Dal nostro canto assolutamente no, perché siamo stati (e saremo ancora) testimoni oculari di qualcosa di straordinario, di cui possiamo solo ringraziare. Grazie, Kobe. Grazie, LeBron. Grazie per aver reso questo sport migliore.

Michele Di Mauro

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