Sudafrica, il presidente Zuma in bilico tra scandali e corruzione

Il Presidente del Sudafrica Zuma costretto a fronteggiare un'offensiva politica, giudiziaria e mediatica che mette in discussione il suo futuro politico.

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Con le elezioni amministrative in arrivo a breve (i turni saranno due, il 18 maggio e il 16 agosto), è stato finora un marzo a dir poco turbolento, quello del Presidente del Sudafrica: Jacob Zuma ha dovuto affrontare nuove sfide alla propria già precaria credibilità su diversi fronti, da quello politico, causa il secondo voto di sfiducia in un anno promosso a inizio mese dal partito di opposizione Alleanza Democratica – DA, a quello giudiziario.

La pressione politica sul Presidente si è alzata particolarmente da dicembre, quando Zuma licenziò frettolosamente ben due ministri dell’economia nel giro di pochi giorni, poiché a suo dire non erano in grado di trovare soluzioni adatte alla crisi economica che incalza incessantemente il Sudafrica da qualche anno. La brusca frenata della crescita del quinto membro del gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e, appunto, Sudafrica), quei rampanti Paesi in via di sviluppo che, nell’epoca precrisi, avevano fatto sognare i maghi della finanza globale, sta costando cara ai suoi cittadini: sono ormai 8,2 milioni i disoccupati, circa il 25% della popolazione attiva, un esercito di disperati che potrebbe lanciare già dal primo appuntamento delle amministrative un segnale forte contro la Presidenza Zuma, costringendo quest’ultimo a passare la mano prima della scadenza naturale del mandato, nel 2019.

È vero, il partito di Zuma, il Congresso Nazionale Africano – ANC, ha la maggioranza assoluta in Parlamento e grazie al suo 62% dei seggi ha respinto, nelle due occasioni in cui è stata presentata la mozione di sfiducia (nel marzo 2015 e lo scorso primo marzo), l’assalto della DA; tuttavia, la formazione politica che fu di Nelson Mandela e che con i suoi leaders ha guidato il Sudafrica sin dalla fine del regime dell’apartheid, non vuole più correre il rischio di vedere ulteriormente crollare la propria popolarità. Nel 2019 ci saranno infatti le presidenziali e, sebbene Zuma non possa ricandidarsi per un terzo mandato (è stato eletto per la prima volta nel 2009), presentarsi alle urne sostenendo un Presidente indebolito dall’incapacità di dare almeno qualche risposta ad un Paese che pone mille domande non rappresenta proprio il biglietto da visita ideale.

Magari fossero solo le questioni politiche ad angosciare Zuma e l’ANC: la DA ha deciso infatti di riesumare le vecchie accuse di corruzione a carico del Presidente, da cui quest’ultimo era stato prosciolto proprio nel 2009, alla vigilia della prima elezione. I ben 738 capi d’imputazione, che all’epoca gli erano costati pure l’allontanamento dall’incarico di capogruppo parlamentare dell’ANC, convergevano in particolare su una vecchia storia di forniture d’armi acquistate per un valore di svariati miliardi di dollari: pertanto, sulla base di un vittorioso ricorso presentato nel 2014 all’autorità giudiziaria, con cui la DA era entrata in possesso di alcune intercettazioni telefoniche che attesterebbero la colpevolezza del Presidente, è stato proposta un’altra azione presso l’Alta Corte, allo scopo di ottenere, appunto, la riapertura dei processi in questione. La storia infinita tra Zuma ed i giudici, peraltro, non si è interrotta nemmeno in questi mesi: è di febbraio la notizia secondo cui il Presidente avrebbe dichiarato di essere pronto a restituire allo Stato i circa 23mila dollari con cui ha pagato la ristrutturazione della sua abitazione privata, arricchita, tra l’altro, da una piscina e da un’aia per polli (!).

Chi però immagina uno Zuma dimesso, in attesa della propria fine politica, sbaglia: dopo lo sbandamento di questo inizio 2016, sia il Presidente che il partito stanno cercando di rimettersi in carreggiata, in prospettiva delle amministrative che eventualmente costituiranno il punto di non ritorno politico per entrambi.

Ecco perché il Governo si sta muovendo su più fronti in questi giorni: il nuovo ministro dell’economia (per ora ancora sorprendentemente in carica, ma con Zuma non si sa mai) ha presentato il bilancio preventivo 2016, in cui sono state impostate una serie di iniziative per far recuperare al Paese credibilità finanziaria e monetaria. La manovra economica sarà all’insegna dell’austerità e del rigore, con una politica fiscale che prevede nuove imposte a carico, sembra, dei redditi più alti. Gli intenti politici in questo senso sono due: finanziare una politica di investimenti pubblici che crei occupazione grazie alla realizzazione di infrastrutture pubbliche e compattare la base elettorale dell’ANC, a maggioranza nera. In questo senso, sono tornate utili le accuse di razzismo alla DA, che rappresenta invece il punto di riferimento dell’elettorato bianco.

Per attirare investitori, soprattutto dall’estero, Zuma invece ha bisogno di stringere nuove alleanze e rinsaldare vecchi rapporti: nella prima direzione va la visita ufficiale che in questi due giorni ha impegnato il Presidente in Nigeria, Paese con cui i rapporti del Sudafrica da tempo non sono buoni. È fondamentale oggi per quella che rimane la prima economia del continente per reddito pro capite avere dalla propria parte il primo prodotto interno lordo africano (il sorpasso sullo stesso Sudafrica è recentissimo). Nel secondo senso, invece, Zuma deve lavorare per riallacciare proficui contatti con la potentissima famiglia dei Gupta, imprenditori di (oscura) origine indiana che, con interessi in diversi campi dell’economia, hanno nel portafoglio mezzo Sudafrica (Presidente compreso, si vocifera).

Nonostante i buoni propositi, però, Zuma e l’ANC sembrano avere una vera attitudine a mettersi nei guai: sicuramente non era stata programmata a tavolino l’offensiva misogina e maschilista che, quasi in sincrono, ha visto protagonista prima il Presidente e poi un esponente di spicco del partito. Zuma ha pubblicamente accusato le donne sudafricane di esagerare con le sempre più frequenti denunce di molestie sessuali, che in fondo secondo il Presidente non sono altro che complimenti galanti degli uomini; il deputato, invece, ha pubblicato su Twitter la foto di una “sostenitrice” seminuda, strategicamente bardata coi colori del dell’ANC solo in quei punti lì, lodandola per il suo attaccamento alla causa. Queste ultime gaffes hanno aggiunto anche le associazioni per i diritti della donne al nutrito novero dei sudafricani sul piede di guerra contro il Presidente: non certo l’ideale, per uno che, nella sua lunga carriera giudiziaria, nel 2006 è passato pure per un’assoluzione dall’accusa di stupro.

Ludovico Maremonti

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Nato a Napoli 27 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo "Sannazaro", quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.

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