«Questa sarà la formazione di un governo più difficoltosa che il Paese abbia mai sperimentato», diceva immediatamente dopo la diffusione dei risultati ufficiali delle elezioni parlamentari in Slovacchia Marián Leško, un importante commentatore politico locale.

In effetti, l’alto livello di frammentazione della nuova assemblea mette in crisi le possibilità di arrivare rapidamente alla nascita di un nuovo esecutivo in una repubblica parlamentare come la Slovacchia che, peraltro, potrebbe presto diventare uno degli arbitri dei destini dell’Unione Europea.

Eppure, alla vigilia era stato previsto tutt’altro scenario: il partito di sinistra che sosteneva il governo uscente guidato da Robert Fico era dato, almeno fino a dicembre, come in grado di assicurarsi di nuovo un’ampia maggioranza e di ridurre al minimo le contrattazioni con le altre formazioni politiche. Era stato infatti previsto un consenso del 35%, ma Fico si è fermato al 28,7%: ci hanno guadagnato i partiti di opposizione e in particolare l’estrema destra ed i populisti, che si sono spartiti una torta mai così divisa in troppe fette più o meno simili.
Se infatti i liberali di Libertà e Solidarietà si sono fermati al 12%, rappresentando così il secondo partito, almeno altri 6 gruppi hanno conquistato un numero rilevante di seggi, in grado di indurre gli esperti ad ipotizzare due possibili scenari: nel primo, Fico riesce a condurre in porto le negoziazioni con altre forze politiche e a formare un governo di maggioranza, pur se allargata ad altri soggetti che potrebbero creargli qualche problema di governabilità; nel secondo, sarebbero invece le forze di opposizione a coalizzarsi, dando vita ad un esecutivo però così frammentato da metterne in dubbio anche la sopravvivenza a breve termine. Saranno i prossimi giorni a chiarire i dubbi o, viceversa, ad accentuarli drammaticamente.

Sorprende la relativamente bassa risonanza delle elezioni slovacche in Europa, nonostante siano diversi i motivi per cui, come si diceva, il voto in questo piccolo Paese, membro dell’Eurozona, avrebbe dovuto tenere un po’ più sulle spine l’opinione pubblica continentale.
Innanzitutto, a luglio si apre il semestre di Presidenza UE proprio della Slovacchia, in un periodo, quello estivo, in cui la questione dei migranti in arrivo dal Medio Oriente si farà ancora più pressante per via della bella stagione che indurrà ancora più viaggi della disperazione. Ebbene, su questo tema con la Slovacchia di Fico non ci sono mai stati molti margini di trattativa: il Paese ha bruscamente sterzato verso una deriva xenofoba, per la verità abbastanza comune agli Stati dell’area centro-orientale d’Europa, e Fico ha cavalcato la tigre del no ai migranti per racimolare consensi e, sostiene il Washington Post, sottrarli alla destra incalzante. La Slovacchia si è così opposta da subito alla ripartizione delle quote di accoglienza e Fico ha spesso ripetuto che, per Bratislava, il multiculturalismo e soprattutto l’integrazione dei musulmani sono «una fantasia» irrealizzabile. Si capisce che se dovesse essere Fico a dirigere le trattative sulle politiche comunitarie sull’accoglienza, le discussioni potrebbero non essere particolarmente serene.

Non che se si formasse un governo di colore diverso da quello di sinistra le cose migliorerebbero: il già citato Libertà e Solidarietà è pesantemente euroscettico, gli altri partitini, attestati tra il 5 e l’8% delle preferenze, sono perlopiù populisti, come quello capeggiato dal miliardario anti-migranti Kollár.

È però specialmente l’exploit dell’ultradestra del governatore della regione di Banská Bystrica Marian Kotleba che avrebbe dovuto destare le coscienze d’Europa e focalizzarne l’attenzione sul nuovo scenario politico slovacco: politico non proprio di primo pelo (il suo precedente partito fu sciolto perché fuorilegge), Kotleba è diventato famoso per aver indossato e pubblicizzato le uniformi ufficiali dello Stato slovacco collaborazionista con i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, un regime colpevole di aver causato la morte di migliaia di ebrei.
Con la sua retorica anti tutto (i bersagli preferiti sono i Rom, ma non mancano anche sermoni contro la NATO, accusata di essere un’organizzazione terroristica) Kotleba si è accattivato un corpo elettorale stanco delle mancate promesse della classe politica “normale”; il voto di protesta ha sfornato un 8% di preferenze e 14 seggi in Parlamento che però, assicura il leader neonazista, non saranno usati per formare alcuna coalizione di governo, né con Fico né con le destre, per «non compromettere i valori del partito».

Resta la sensazione che i neonazisti interpretino i sentimenti contrastanti di un Paese spaccato, con una disoccupazione al 10% e che, nonostante la solidità finanziaria, paga la corruzione e le politiche sbagliate su educazione e sanità, che sono costati parecchi voti a Fico: a nulla sono serviti i suoi proclami anti immigrati presi in prestito dalla destra, le proteste di insegnanti e infermieri dei mesi scorsi sono state decisive a suo sfavore.

Non ci sono alternative, insomma: bisognerà solo aspettare per vedere se «i fascisti in Parlamento», come li ha definiti il Ministro della Difesa slovacco, riusciranno a creare ulteriori problemi anche alla coesione europea, oltre che sul fronte interno.

Ludovico Maremonti

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