Cosa resterà degli Anni 90

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Con la decisione della Nestlé di cessare la produzione delle caramelle Rossana, storico prodotto Perugina che nessuno comprava ma tutti mangiavano, è spedito nel cassetto dei ricordi un altro pezzo degli Anni 90. Cosa resterà degli Anni 90?

Musicalmente si erano aperti con la morte di Freddie Mercury e quindi dei Queen come li aveva conosciuti il mondo, e mentre i Guns ‘n’ Roses facevano impazzire il mondo con il loro World Tour i Nirvana vivevano i loro ultimi momenti prima della morte di Kurt Cobain
In mezzo, in Italia, l’esplosione di Laura Pausini, Nek, Jovanotti, Paola & Chiara che hanno iniziato come coriste degli 883, Ligabue e gli stessi 883, sui quali occorre aprire una parentesi: il brano “Gli anni”, che spesso cantiamo ricordando i “nostri” anni 90, è in realtà un inno alla nostalgia degli anni Ottanta.

«Cosa vuoi… Il tempo passa per tutti lo sai, nessuno indietro lo riporterà, neppure noi.»

E poi le boy band come gli Oasis, i Take That, i Backstreet Boys, e l’ovvia risposta femminile con le Spice Girls, le Destiny’s Child, e le varie Britney Spears…
Molto più ricca, invece, la scena disco e dance, nella quale l’Italia ha recitato un ruolo da protagonista: se è vero che dall’estero importavamo Corona e Ice MC, Blackwood e Gala, Haddaway e tanti altri one-hit-artists, i nostri DJ monopolizzavano le radio. Basti pensare a nomi come Albertino, Maurizio Molella, Mario Fargetta (adesso più noto come Get Far), Gigi D’Agostino, gli Eiffel 65, ma anche Alexia e Neja, ripropostasi al grande pubblico con la partecipazione all’edizione in corso di The Voice of Italy.

ciao italia 90 anni 90
Ciao, la mascotte di Italia ’90

Eroi di “Notti magiche”, come quelle che hanno aperto il decennio con Italia 90, il mondiale che doveva essere il premio alla nazionale del “campionato più bello del mondo”, ben più di quella First Division inglese ancora colpita dalla squalifica dalle coppe europee dopo l’Heysel che pure veniva seguita sul Guerin Sportivo dagli appassionati italiani. Sappiamo invece come le lacrime di Maradona all’Olimpico di Roma tolsero spazio al capocannoniere del torneo Totò Schillaci ed al successo della riunificanda Germania Ovest, con l’ultima partecipazione per Cecoslovacchia, Jugoslavia e Unione Sovietica. Oltre al già citato Maradona, giocavano in Italia 5 tedeschi occidentali e gli olandesi del Milan van Basten, Gullit e Rijkaard, i brasiliani Careca, Dunga e Müller.
Pazienza se poi ancora piangiamo per il rigore di Baggio nel 1994 a Pasadena, dopo l’eroica partita di Franco Baresi, o per quello di Gigi Di Biagio nel 1998 con la Francia: le coppe europee dal 1989 al 1999 sono dominio italiano, con 8 Coppe UEFA (il “giardino di casa” delle squadre italiane), 4 Coppe dei Campioni e 3 Coppe delle Coppe.
E quanto era emozionante quel calcio? I giocatori più forti del mondo che giocavano insieme a piccoli miracoli di provincia come la Cremonese, la Reggiana, il Piacenza tutto italiano, il Vicenza delle meraviglie eliminato in semifinale di Coppa delle Coppe dal Chelsea degli italiani Zola, Vialli e Di Matteo (l’anno successivo anche con Casiraghi e Percassi).
Fortunatamente, grazie ad una fortunatissima pagina Facebook nostalgica, è possibile rivivere quei momenti anche per quelli che “#machenesanno degli Anni 90”.

Sulla neve c’è un Alberto Tomba che con gli sci pennella con una potenza esplosiva, proprio nello stesso periodo in cui in campo femminile si fa conoscere a suon di medaglie Deborah Compagnoni.
Gli Anni 90 sono anche quelli in cui il volley azzurro conquista 20 titoli, ai quali manca solo l’oro olimpico.

ayrton senna tamburello imola 1994 anni 90
Ayrton Senna si schianta con la sua Williams FW16 alla curva del Tamburello, ad Imola. Sono le 14:17 del 1° maggio 1994. Alle 18:40 morirà, senza aver mai ripreso conoscenza.

Che belli, poi, gli Anni 90 della Formula 1: se lascia in tutti un vuoto incolmabile la morte a Imola ’94 del più amato di sempre, Ayrton Senna, ecco che il tricolore (con licenza britannica) sventola per i successi della Benetton guidata da Michael Schumacher, e poi i suoi duelli con Mika Häkkinen su McLaren e Jacques Villeneuve su Williams, sempre con un occhio strizzato alla piccola Minardi, fucina di talenti tra i quali Giancarlo Fisichella, Mark Webber e Fernando Alonso.

Che fortuna, negli Anni 90, poter ripercorrere le gesta dei nostri eroi nelle mai troppo rimpiante sale giochi, veri centri di aggregazione nei quali a colpi di gettone da 500 lire ci si sfidava con i vari Virtua Striker, Tekken, Street Fighter, Sega Rally e Puzzle Bobble, o nell’attesa si giocava a calciobalilla e a flipper o ci si scambiavano le schede telefoniche consumate nelle cabine della SIP, perché in pochi avevano i cellulari e non c’era altro modo per non usare i telefoni a disco di casa.
Con le rimanenze o le eventuali vincite di eventuali scommesse, poi, era facile spendere qualche 100 lire in Goleador o in rotelle di liquirizia, o per i temerari in chewing-gum a forma di pallina messi a indurire da chissà quanto.

E se le sale giochi come il Jolly Blue di Pavia, cantato dagli 883 nella celebre canzone, sono chiuse è anche colpa nostra. Sì, perché portando nelle nostre case Nintendo 64, Playstation e Dreamcast per giocare a Tomb Raider, Resident Evil, Banjo-Kazooie, Spyro the Dragon, Super Mario, Final Fantasy, International Superstar Soccer e tanti altri titoli abbiamo dato una lenta, violenta mazzata a quei piccoli angoli di divertimento destinati a rimanere per sempre lì, in un posto speciale che è la nostra nostalgia degli Anni 90, anche senza ripercorrerli a livello storico, cliccando qui.

Simone Moricca

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