Esclusiva, intervista all’ambasciatore del Venezuela

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Nel pomeriggio di ieri ha avuto luogo, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, una lectio magistralis tenuta dall’ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Julián Isaías Rodríguez Díaz, sul tema “La divisione dei poteri nella Costituzione del Venezuela“: l’evento era inserito nell’ambito di un incontro cui hanno partecipato personalità di primo piano del mondo accademico, nonché due presidenti emeriti della Corte Costituzionale italiana, Francesco Paolo Casavola e Francesco Amirante. L’obiettivo della lectio dell’ambasciatore e della tavola rotonda a seguire era esaminare le caratteristiche della vigente Costituzione venezuelana del 1999, compararne l’impostazione, se possibile, con quella italiana e trarre conclusioni sullo specifico valore della stessa Carta Bolivariana, anche al di fuori del contesto nazionale venezuelano.

Dopo i saluti del Rettore Manfredi e quelli del Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza De Giovanni, il Professor Aurelio Cernigliaro, coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza, ha introdotto l’intervento dell’ambasciatore, segnalando l’importanza del continuo contatto culturale e giuridico con l’America latina e soprattutto col Venezuela, allo scopo di formare le nuove generazioni nel senso della conoscenza di un mondo ormai globale, in cui nessuna realtà può essere ignorata o trascurata. Presa la parola, l’ambasciatore (già docente universitario di giurisprudenza e vicepresidente dell’Assemblea Costituente del 1999) ha sviluppato la propria lezione segnalando le varie componenti della Carta fondamentale: costruzione di un capillare Stato sociale e di diritto, protezione dei diritti dell’individuo all’insegna dell’inclusione sociale e del principio di non discriminazione, rifiuto pertanto della gestione monopolistica ed elitaria dell’economia e della stessa proprietà quando leda la coesione sociale, separazione e bilanciamento tra i poteri dello Stato, fino alla caratterizzazione della democrazia partecipativa e “protagonica“. Il nucleo della Costituzione bolivariana è stato infatti individuato nella promozione della partecipazione popolare a tutti i livelli, grazie ad una sovranità costruita come davvero appartenente al popolo: l’inedita “pentadivisión” dei poteri e la consacrazione costituzionale di diritti sociali, economici, ambientali, dei popoli indigeni, configurando nella Carta un sistema per certi versi rivoluzionario, hanno scatenato una vivace discussione tra i componenti della stessa tavola rotonda. In particolare, da segnalare l’intervento del Professor Alberto Lucarelli, Ordinario di Diritto Costituzionale, che ha affrontato, tra l’altro, il tema del populismo e delle differenze costitutive e “costituzionali” tra la sua specifica declinazione latinoamericana, con cui molti hanno identificato il progetto politico di Hugo Chávez, e quella europea contemporanea; il Professor Salvatore Prisco, Ordinario di Diritto Pubblico, si è invece pronunciato sull’ipotesi che sistemi giuridici come quello venezuelano si impiantino nel tessuto giuridico-costituzionale europeo, avvisando circa la profonda differenza concettuale che intercorre tra le due prospettive e sostanzialmente sconsigliando l’importazione del modello bolivariano tout court alla realtà europea, a causa dell’inconciliabilità di presupposti storici e caratteristiche intrinseche di ciascuno dei due contesti. Sul punto, particolarmente acceso è stato il confronto con il Professor Carlo Amirante, Ordinario di Dottrina dello Stato, di opposta convinzione.

A margine dell’evento, l’ambasciatore ha risposto, in esclusiva per Libero Pensiero, ad alcune domande sulla situazione politica interna ed estera venezuelana:

<< Eccellenza, durante l’evento si è parlato di divisione dei poteri, di pesi e contrappesi tra istituzioni. In questo momento molto difficile per il Venezuela, l’Assemblea Nazionale [il Parlamento venezuelano, ndr] è in mano all’opposizione: questo significa che l’opposizione può in qualche modo ostacolare il processo di rinnovamento, anche economico, che il Presidente Maduro ha intenzione di impostare. Per esempio, il Parlamento ha respinto qualche settimana fa [clicca per visualizzare l’approfondimento di Libero Pensiero sul tema] la richiesta di poteri straordinari avanzata dal Presidente per fronteggiare la crisi economica, mentre è di questi giorni la notizia che è in discussione una riforma della legge che disciplina il referendum revocante il mandato del Presidente: l’opposizione in questo modo intende abbassare la percentuale di firme necessarie per indire la consultazione al solo 20% degli iscritti alle liste elettorali. In che modo pensa che tutto ciò possa influire sul futuro prossimo del Venezuela?>>

<< Innanzitutto, penso che il fatto che l’Assemblea Nazionale sia controllata dall’opposizione, lungi dal costituire un danno per la Costituzione, la migliora: questo perché, tra le altre cose, favorisce un confronto come quello che lei sta segnalando e la mette così alla prova. I pesi e contrappesi costituzionali possano infatti evitare che un potere esorbiti o invada le competenze di un altro. Riguardo al primo caso che lei segnala, l’Assemblea Nazionale aveva la competenza per fare quello che ha fatto: la concessione dei poteri straordinari al Presidente è infatti rimessa all’approvazione dell’Assemblea. In questo caso, però, il diniego dei poteri presidenziali non ha rispettato la forma, il procedimento previsto per la sua espressione e per questo il Tribunale Costituzionale ha infine statuito che la decisione dell’Assemblea era nulla perché non emessa nei termini previsti. Riguardo al secondo fatto, ovvero la modifica della Ley de Referendo, anche in questo caso la decisione dell’Assemblea sarà sottoposta ad un controllo costituzionale; questo perché ogni legge, per usare un termine scientifico, teleologicamente esprime una finalità, una ratio, un obiettivo, e questo non può essere influenzato da una forma normativa nuova. Se dunque in questo caso il proposito della legge sul referendum è che ci sia un controllo [sul Presidente, ndr] e che questo controllo venga attuato attraverso un referendum che può determinare una decisione importantissima per il Paese, la norma che regola questo referendum deve rimanere strettamente legata alla sua ratio. In questo caso specifico, non si può modificare la forma della norma senza variare anche la sua ratio strategica. Non voglio sbilanciarmi perché non sono il Tribunale Costituzionale, ma è indubbio che un’eventuale modifica della norma sui referendum da parte dell’Assemblea potrà essere sottoposta alla valutazione dello stesso Tribunale, che dirà se, con la riforma, sarà stata mantenuta o meno proprio la ratio della norma >>.

<<Come si pongono il Venezuela e lo spazio ALBA [“Alleanza Bolivariana per le Americhe”, l’organizzazione internazionale ideata e promossa dallo stesso Presidente Chávez, ndr] all’interno della nuovo contesto geopolitico latinoamericano e in particolare rispetto al nuovo ruolo di Cuba, ai nuovi accordi internazionali come il Trattato Trans Pacifico [clicca qui per l’approfondimento di Libero Pensiero] e al nuovo Plan Colombia [qui il nostro pezzo sul tema]?>>

<< La sua domanda è molto interessante soprattutto perché fa riferimento ad un contesto geostrategico che non coinvolge solo l’America latina, ma che secondo me riguarda anche l’Europa, la Cina, la Russia, fino al Medio Oriente. Qualunque iniziativa di integrazione, in questo momento, si ripercuote su politiche economiche e di mercato in un luogo diverso. Per esempio, il Trattato Trans Pacifico è un patto che è legato al consenso dell’Europa, promosso dagli Stati Uniti per gli Stati Uniti. Il patto dell’ALBA è invece un patto di integrazione per consolidare l’America latina come una regione che possa trattare da pari a pari con i grandi produttori sulle esportazioni e sulle importazioni, ma soprattutto per la difesa delle proprie risorse naturali. Dal punto di vista geostrategico si tratta di due entità politiche, piuttosto che di due entità giuridiche. Nel Patto del Pacifico si ritrova una concezione nordamericana dell’economia di mercato, dell’economia liberale; nel patto dell’ALBA c’è invece un concetto di identità dell’America latina che lotta per difendere le sue risorse naturali e le sue materie prime. La concezione dell’una e dell’altra sono differenti. Dal punto di vista geopolitico, l’integrazione latinoamericana dell’ALBA può svolgere un ruolo molto importante per il Medio Oriente e la crisi siriana, per le relazioni con la Siria, con la Russia e per il possibile coinvolgimento della Cina nel conflitto. Inoltre, l’ALBA è sostenuta dal Venezuela, che è un Paese produttore di petrolio: ora, quello che si sta combattendo è, in qualche modo, anche un conflitto energetico, che coinvolge Siria e Russia, il che si vede anche dalle sanzioni economiche imposte alla Russia dagli Stati Uniti e dalla decisione di tenere basso il prezzo del petrolio. In quanto a Cuba, l’impressione che stanno cercando di trasmettere gli Stati Uniti è diversa dalla realtà. Cuba non sta cedendo alcuno dei suoi diritti di sovranità e nemmeno sta abbandonando il concetto strategico regionale: continua ad essere assolutamente incorporata in questo contesto strategico, non lo abbandonerà, continua ad assumersi le proprie responsabilità come componente dell’ALBA. Senza alcun dubbio possiamo affermare che la storia cubana è un’esperienza che è servita di insegnamento a noi e a tutta l’America latina; è soprattutto un’esperienza di grande dignità, la resistenza di Cuba nei confronti dell’impero economico e politico che l’ha aggredita è stata molto solida e in qualche modo costituisce l’esempio sul quale si è costruita l’ALBA, ovvero per reagire economicamente ai disastri che le economie precedenti avevano prodotto nei confronti dell’America latina. Si ricordi che l’ALBA è nata quando fallì l’ALCA [l'”Area di libero commercio delle Americhe” promossa dagli Stati Uniti, ndr] in Argentina: ora pretendono di resuscitare l’ALCA attraverso il Patto del Pacifico. Soltanto quattro Paesi latinoamericani, Cile, Colombia, Perù e Messico, hanno sottoscritto il Patto del Pacifico; ma il resto aspira ad un’integrazione più giusta in America latina>>.

Ludovico Maremonti

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