Novantadue per il ventennale della morte di Falcone e Borsellino

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falcone e borsellino

“Il testo nasce dal desiderio di raccontare la dimensione più autentica e quotidiana di Falcone e Borsellino, che nulla toglie o sottrae al senso della loro battaglia, ma li completa come esseri umani. Un’umanità fatta di vitalità, di solitudine, di senso profondo del dovere: un rapporto di amicizia che non può essere cristallizzato in un fermo immagine, ma che nasce da un’ idea di militanza civile e umana, di cui non sempre ci arriva tutto il senso e la forza”.

L’autore Claudio Fava (scrittore e autore di teatro, tv e cinema, co-sceneggiatore del pluripremiato I cento passi) ci racconta così del suo spettacolo, un’opera teatrale che si fa a carico di un importante messaggio, finalmente incarnato in parole e persone, in movenze e in atti capaci di muovere gli animi degli spettatori, con una pregnante catarsi.
“Ci sono amicizia, la ritualità di piccoli gesti a cui l’apparato celebrativo che ha fatto di Falcone e Borsellino delle icone, li ha in qualche modo sottratti” aggiunge il regista Marcello Cotugno.

In occasione del ventannale dalle stragi di Capaci e via D’Amelio per la prima volta un testo del regista catanese sbarcherà finalmente a Napoli, con solide ed importanti promesse che saranno contemplate dal giorno martedì 15 a domenica 20 marzo, al teatro Piccolo Bellini.

I fatti raccontati hanno inizio nel 1985, anno in cui Falcone e Borsellino all’Asinara completano l’istruttoria del Maxi Processo, fino alla sua conclusione nel 1992 con la storica sentenza di condanna che ebbe l’illusione di aver quasi sconfitto la mafia. Nel frattempo, però, Cosa Nostra non si lasciò intimidire: nell’estate dello stesso 1992 i due magistrati simbolo vengono uccisi con chili e chili di tritolo.
La produzione dello spettacolo richiede la partecipazione di BAM teatro in collaborazione con XXXVII Cantiere Internazionale D’arte di Montepulciano Festival e il Festival L’Opera Galleggiante.
La moderna tragedia classica (recitata da Filippo Dini, Giovanni Moschella, Pierluigi Corallo e allestita da Marcello Cotugno) scandisce un arco temporale a noi particolarmente vicino, ma nel contempo già fin troppo lontano, descritto con un fare a tratti epico, come se i protagonisti fossero degli eroi messi a punto per un’Odissea, una catena di avvenimenti che cerca un punto di fuga ma che, come un cerchio chiuso, inghiottirà la sua storia, con tutti i personaggi. Gli eroi vengono umanizzati, la chiave di lettura sta nella solitudine che ci sovrasta, sempre. La corruzione è ad ogni angolo, pronta a saltarci addosso, la fiducia è solo una sfumatura lieve, in una vita che sembra non proporci nulla, se non la richiesta di un po’ di coraggio.

Sulle note di Nils Frahm, Olafur Arnalds, le elaborazioni post neo-melodiche di Hugo Race e del suo The Merola Matrix, le canzonette pop del tempo, che vengono dalla radio, viene scandito un animo umano adombrato dall’insicurezza, dall’inettitudine e dallo sconforto.
“Così siamo tutti noi davanti alla menzogna di uno Stato che li ha uccisi. E che continua ogni giorno a contaminare le nostre vite.”
Conclude Cotugno.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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