Fonderie Pisano: aggressione e rabbia

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aggressione
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Dopo la riapertura delle Fonderie Pisano, che nel 2007 sono state riconosciute dal Tribunale di Salerno come produttrici di danni ambientali, i cittadini salernitani si sono subito mobilitati per tutelare la loro salute e la loro vita.

Questa fabbrica non solo aumenta il livello di inquinamento, ma reca danni anche alla salute dei cittadini: oltre alle polveri ferrose che si depositano sulle abitazioni circostanti, è riconducibile ai fumi e alle scariche delle fonderie, anche l’aumento dei tumori. Stamattina però, la situazione è degenerata: dopo innumerevoli proteste contro la riapertura delle fonderie, c’è stata un’aggressione da parte di alcuni operai, che hanno inveito fisicamente contro le persone presenti.

Tutto è partito dal presidio di Martina Carraffa, neuropsicologa 29enne salernitana, che dalle 12.30 di giovedì si è insediata davanti all’entrata dell’edificio con una tenda di fortuna, dei cuscini e un materassino, diventando il simbolo della lotta al colosso di Fratte. Dopo l’arrivo sul posto dei cronisti di Fanpage.it, che volevano documentare il presidio, si è scatenato il putiferio: un gruppo di operai è uscito dalla fabbrica, e ha iniziato a minacciare ed aggredire fisicamente le persone presenti. Nell’aggressione sono stati coinvolti i due cronisti del giornale, l’attivista Martina Carraffa e due attivisti del progetto #noncandidati, Matteo Zagaria e Mauro Melone. “Stiamo stati praticamente malmenati e minacciati dagli operai della Fonderia Pisano mentre partecipavamo come studenti all’intervista di Fanpage.it” dicono i due ragazzi, che sono stati colpiti dai calci degli operai “hanno iniziato a dare di matto, distruggendo l’accampamento di Martina Carraffa; fortunatamente stiamo bene, ma questo evento è l’inizio di una guerra perché gli operai della fabbrica sono pieni di odio e di rabbia. Ci hanno lanciato bottiglie di vetro e cassette di legno, rincorrendoci per circa 300 metri sopra le fonderie: sono stati 10 minuti di pura follia“.

Mai si sarebbe pensato di arrivare a questo punto, a dover scegliere se stare dalla parte di chi lotta per la salvaguardia dell’ambiente e della salute, o di chi lotta per salvaguardare il proprio posto di lavoro. Ci troviamo davanti ad una situazione in cui, ancora una volta, vengono messi in primo piano gli interessi dei pochi potenti: ma la salute, l’ambiente, il lavoro, o meglio ancora, la vita, non verranno sacrificati sull’altare del loro profitto.

Ana Nitu

 

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