#NONINVANO in ricordo di Don Peppe Diana

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Don Peppe Diana

19 marzo: una data in cui la nostra coscienza civile e morale ci chiama a ricordare un Uomo che avrebbe dovuto festeggiare il suo onomastico nella stessa giornata in cui ha conosciuto  la violenza, la disumanità, il silenzio, la morte:

Don Peppe Diana, sacerdote ucciso il 19 marzo 1994, mentre si accingeva a celebrare la messa nella parrocchia di San Nicola di Bari, a Casal di Principe.

Don Peppe DianaLa sua colpa? Aver ritrovato “il coraggio di avere paura, di fare delle scelte, di denunciare.” E don Peppe Diana aveva scelto, aveva denunciato: aveva scelto di salvare la sua comunità, di aprire gli occhi. Aveva denunciato il cancro che in quegli anni avvelenava il suo paese, il nostro paese, le nostre acque, le nostre vite: la Camorra.

In occasione del 22° anniversario della sua morte, a partire dalle 7:30, stesso orario in cui il sacerdote fu ucciso, don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera, sarà in via Uranio, presso “Casa don Diana”, per inaugurare la mostra #NONINVANO, allestita per la commemorazione delle tante vittime innocenti della criminalità organizzata. La giornata sarà aperta da una cerimonia religiosa, celebrata dal Monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, accompagnato dai sacerdoti di Casal di Principe, a cui seguirà la visita alla tomba di Don Diana. Dopodiché, un corteo raggiungerà “casa Don Diana”, per assistere all’apertura della mostra. All’evento parteciperanno anche numerose figure pubbliche, quali Pierfrancesco Diliberto che riceverà il “Premio Don Diana” e presenterà Noma, la sua nuova applicazione con cui racconta delle vittime di mafia. Con lui, ospiti anche Renato Natale, sindaco di Casal di Principe, e  Rosy Bindi, presidente della Cimmissione Parlamentare antimafia. La giornata è organizzata dal Comitato Don Peppe Diana e da Libera Caserta, che da febbraio si occupano dell’allestimento di eventi per la commemorazione delle vittime della mafia.

Don Diana aveva studiato il suo paese, aveva visto come la Camorra fosse ormai un male endemico nella nostra società, aveva conosciuto il suo terrorismo, ne aveva visto gli effetti  devastanti sui più giovani, ne aveva probabilmente individuato le cause: “la Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato”. E aveva scelto di reagire al male con il bene, aveva cercato ascolto tra i membri che abitavano la sua parrocchia. Come arma, solo la forza della fede, della luce. La forza della parola e della libertà, che resta invincibile anche di fronte ai colpi di pistola, all’ingiustizia dilagante, alla violenta sopraffazione, all’imminenza della morte.

Il ricordo di Don Diana è un dovere ed un diritto di tutti: il dovere di non rendere vano il suo sacrificio, la sua lezione; il diritto di credere ancora che non è tutto perduto, che il contagio non ha attaccato l’intera società, che se qualcuno si è salvato forse possiamo farcela anche noi. Don Peppe Diana ci ricorda che ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere. Tutti.

Per ulteriori informazioni

Sonia  Zeno

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