Siria: ricominciano i negoziati, quale futuro per Assad?

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I negoziati di pace sulla Siria sono ricominciati lo scorso 14 marzo a Ginevra, proprio nel quinto anniversario dell’inizio della guerra civile.

Tema centrale è la sorte del presidente siriano Assad mentre nel paese da almeno due settimane vige una tregua a cui non partecipa né lo Stato Islamico, né il gruppo terrorista di al-Nusra. Secondo l’inviato Onu per la Siria, Staffan de Mistura, i colloqui non dureranno più di dieci giorni e la discussione verterà su tre nuclei fondamentali: un nuovo governo, una nuova Costituzione e nuove elezioni. L’obiettivo è infatti quello di portare i siriani alle urne entro 18 mesi dall’inizio dei negoziati. Mohammad Alloush, rappresentante dell’opposizione siriana ai negoziati ha dichiarato che «il periodo di transizione deve cominciare con la caduta o la morte di Assad. Non può assolutamente prendere il via con la continuazione del regime, o con il fatto che alla guida di questo regime ci sia Assad».

Per l’esponente del governo siriano, l’ambasciatore Onu siriano Bashar Jaafari, invece parlare di un periodo di transizione è prematuro poiché si tratta di discutere di un tema che “diffama la sovranità della repubblica siriana” ed è un “tentativo di far fallire i colloqui e gli sforzi dell’Onu”.
Stessa accusa, di contro, arriva dai ministri degli Esteri di Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito che riuniti a Parigi hanno esortato le parti a concludere “veri negoziati”, accusando il governo di Damasco di non essere intenzionato a trovare una soluzione reale proprio perché in gioco potrebbe esserci la carica del presidente Assad.
Anche da Mosca arrivano importanti novità, Vladimir Putin ha infatti annunciato il ritiro di gran parte delle forze militari impegnate dalla fine di settembre in Siria al fianco delle milizie governative di Assad. Le truppe ritirate, però, di certo non hanno posto fine ai conflitti, dato che la tregua in atto non riguarda le operazioni militari contro le organizzazioni jihadiste, che anzi sono addirittura aumentate.

Mentre le sorti della Siria si decidono a Ginevra, il paese continua ad essere dilaniato dalla guerra e, nel quinto anniversario dall’inizio del conflitto, i numeri della distruzione continuano ad aumentare. Secondo un nuovo rapporto della Syrian American Medical Society (SAMS) ci sono stati circa 1500 morti  e 14.500 feriti provocati da attacchi di armi chimiche in Siria. Il governo ha utilizzato, secondo l’indagine, in almeno 160 occasioni armi chimiche contro la popolazione in questi cinque anni. Il governo di Assad è accusato di aver perpetuato l’uso di sostanze chimiche anche dopo che il Consiglio di Sicurezza ordinò l’eliminazione del  programma e condannò l’uso di sostanze nocive come il cloro.
Il rapporto si basa su testimonianze di operatori sanitari e di Ong che sono presenti sul posto. L’uso di sostanze chimiche è cominciato nel marzo del 2013 e secondo Peter Salama, direttore dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, il quadro è tutt’altro che positivo.
L’Unicef ha stimato che circa 2,9 milioni di bambini siriani o di paesi vicini, che hanno meno di cinque anni, non conoscono altro che la “vita in tempi di guerra”. Questi stessi bambini, spesso orfani, sono costretti a combattere, ad abbandonare la scuola o a tentare di varcare i confini di un’Europa sempre più chiusa e severa.

Sabrina Carnemolla

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