Quanto piace e quanto è (in)utile l’Halo

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Tra le novità che più hanno interessato questo inizio stagione in Formula Uno un posto a sé lo ha conquistato Halo. Che non ci sia l’articolo è solamente fatto per destabilizzarvi. Non si tratta infatti né dell’ultimo singolo di Beyoncè, né del (tanto caro ai gamers) videogioco per XBOX.

Se provate a cercare sul dizionario vi sarà subito chiaro a cosa potrebbe mai centrare col mondo dei motori (i primi due significati sono ‘alone‘ e ‘aureola‘). Con Halo intendiamo un sistema di sicurezza per le vetture di F1 che ha l’obiettivo di ottimizzare la protezione dell’unica parte del corpo del pilota che, al momento, è ancora esposta a rischi (vale a dire la testa). In buona sostanza, per quanto non ne sia stata ancora omologata ufficialmente alcuna variante, Halo consiste in una struttura in carbonio aperta all’anteriore e fissata sia lateralmente che frontalmente al pilota. Una soluzione che, a detta del direttore di gara Charlie Whiting “offrirà un’ottima protezione dalle ruote volanti” (per dirne una) tanto da poter essere introdotta già a partire dal 2017 (a mo’ d’obbligo e non di semplice opzione).

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A provarlo per la prima volta è stato Kimi Raikkonen, a bordo della SF16-H durante i test a Barcellona, a testimonianza dell’impegno al progetto che stanno offrendo specialmente Ferrari e Mercedes. I segnali da parte dei piloti, tuttavia, sono stati più o meno critici, da chi non ha espresso praticamente alcun fastidio (come lo stesso Raikkonen), a chi come Nico Hulkenberg si è detto piuttosto contrariato: “Penso che mandi il messaggio sbagliato. Credo che la F1 sia molto sicura in questo momento, per me questo sistema è orribile e non mi piace. E’ solo una cosa personale, non vorrei vederlo. Negli ultimi 20 anni abbiamo fatto molto per la sicurezza. Vedere gli incidenti che accadono ai piloti, che però escono dalle vetture sulle proprie gambe e senza un graffio, è abbastanza impressionante”. 

Chiaramente non è una questione di sola estetica o di machismo, quanto soprattutto di necessità. C’è da chiedersi, insomma, se varrebbe la pena introdurre un sistema di sicurezza che, per quanto collaudato e programmato per evitare alcun tipo di incidenti, potrebbe crearne di nuovi. I montanti e le cornici della struttura, ad esempio, costituirebbero un serio problema per la sicurezza del pilota, e in caso di cappottamento o di scorrimento di una vettura sull’altra potrebbero trasformarsi in vere e proprie spade affilate per chi le ha di fronte. Sembra abbastanza chiaro, quindi, che non si tratta solo di visibilità ridotta image5.img_.2048.medium-11-660x350o di estetica arrangiata, specialmente se – da quando i regolamenti hanno fatto la loro parte – di vetture belle in F1 non se ne vedono già abbastanza.

A proposito di estetica, l’ultima proposta è venuta direttamente da Chris Horner, che lavorerebbe sull’ipotesi di sostituire all’Halo un vero e proprio parabrezza in acrilico, retto da due pilastri di supporto verticali posti davanti all’abitacolo. Una trovata a dir poco entusiasmante se vi piacciono i caccia-bombardieri (perché è quella l’immagine che pian piano potrebbero assumere le vetture), ma un po’ meno se ci si ferma a pensarci su. In effetti, basta poco per rendersi conto del fatto che i materiali plastici che somigliano al vetro, vetro non sono (ma va?). Il plexiglas, ad esempio, che è un polimero del metacrilato (MMA) è molto più resistente del vetro (più o meno infrangibile a seconda della sua mescola), ma al contempo è più sensibile ai graffi e alle abrasioni. E in generale, questa è una proprietà che tutti i materiali plastici ottenuti per polimerizzazione hanno in comune, quindi anche l’acrilico. Il parabrezza del motorino che avete in garage o il box doccia in vetro acrilico che avete comprato vi faranno da testimoni. Oltretutto neanche un parabrezza potrebbe rassicurare appieno i piloti dal non andar incontro ad incidenti di nessun tipo. Fabbricato in funzione di evitare urti con oggetti di media dimensione, infatti, non riuscirebbe a rispondere a sollecitazioni diverse, urti di oggetti con angoli di impatto diversi da quelli standard, e potrebbe (deformandosi dopo un urto forte) bloccare definitivamente il pilota all’interno del cockpit. “E’ una proposta eccitante – ha detto Claire Williams – ma poi ci si dovrà preoccupare dell’acqua e dell’eventuale condensa. Si tratta di un’idea ancora in evoluzione”. Lo ha detto lei, noi ci fidiamo.

Le vetture sono sicure e il motorsport è una sfida, più che una disciplina. Anni fa chi saliva a bordo di una vettura di F1 rischiava la vita, e c’è chi ce l’ha rimessa. Non sono bastate le migliorie, eccezionali, che i regolamenti hanno permesso nei primi anni ’00, perché a qualcuno è andata ancora male. Si tratta solo di proposte, sì. È anche vero, però, che per quanto potrebbe essere determinante la si sta prendendo un po’ troppo alla leggera.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: motorsport.com

Fonti: f1grandprix.it, italianwheels.it

 

 

 

 

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