Ospedale di Curteri: protesta per salvarlo

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E’ una lotta che va avanti da molto tempo quella di medici, paramedici, infermieri e cittadini di Mercato San Severino, una lotta che non sembra avere fine, una lotta contro un gigante che non si può vincere. Dopo aver chiuso i reparti di Ginecologia, Ostetricia, Pediatria e Nefrologia, ora sembra essere lo stesso Ospedale di Curteri fiaccolata_fucito_1a rischio chiusura. Per evitarlo, si sono schierati il comitato “Pro Fucito” e le associazioni “Diritto alla salute”, coinvolgendo cittadini e lavoratori. Per domani 21 marzo è prevista una protesta guidata dal dottor Vincenzo Sica, che si batte dal 22 dicembre per salvare l’ospedale: i manifestanti si incateneranno davanti all’ospedale, nel disperato tentativo di dimostrare l’importanza della struttura. Vi parteciperanno anche il rettore Aurelio Tommasetti e il presidente dell’Adisu, Domenico Apicella.

Già l’otto marzo, in occasione della festa delle donne, il dottor Sica donò a tutte le pazienti e alle operatrici che lavoravano nell’ospedale di Curteri una mimosa, per tenere viva l’attenzione sui problemi della struttura sanitaria che sembra stia finendo nel dimenticatoio.

Il nosocomio, infatti, oltre a ricoprire tutti i requisiti sanciti dalla legge 161 del 30 novembre 2014, ovvero la presenza di un numero di medici, infermieri e ostetriche sufficiente a ricoprire la turnazione prevista, aveva un bacino di utenza molto ampio, comprendendo anche il vicino campus di Fisciano: poco meno di 100 mila avventori, incluso l’ateneo, frequentavano l’ospedale. La chiusura del reparto di Ginecologia, specialmente, ha lasciato allibiti i medici e coloro che amministravano la struttura, poichè garantiva i 500 parti contemplati dalla direttiva.

Ad esaminare e a soppesare l’importanza delle proteste sarà il nuovo commissario del “Ruggi”, Nicola Cantone, che dovrà capire le emergenze e le criticità del territorio. In lui, infatti, sono riposte le speranze dei dipendenti dell’Ospedale di Curteri, una struttura troppo spesso sottovalutata ma che vanta un’origine storica: prima nata come residenza nobiliare e poi adibita a tubercolosario. Perchè allora questa struttura, forse una delle poche, a regola e storica deve chiudere i battenti?

Elena Morrone

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