In fondo al bosco, cronaca nera nel cinema

0
196
In fondo al bosco

In fondo al bosco è un film per la tv di Stefano Lodovichi, prodotto da Sky Cinema Italia e One More Picture.

La storia è quella di Tommi, un bambino scomparso durante una festa di paese e ritrovato a distanza di cinque anni lontano da casa. Una volta riportato dai suoi genitori stravolge l’equilibrio della famiglia e dell’intera comunità. La sua presenza, infatti, ha un effetto diametralmente opposto per il padre, ex alcoolista e ritenuto primo responsabile della scomparsa del piccolo e la madre, figura fragile, sempre sotto l’effetto di tranquillanti.In fondo al bosco

I due, interpretati magistralmente da Filippo Nigro e Camilla Filippi, tentano in tutti i modi di ricostruire la propria vita familiare assieme al bambino. Il padre, ormai sobrio, accetta con gioia e calore il figlio ritrovato. La madre invece sembra non riconoscerlo più, sentendolo perfino come un estraneo in casa propria. Tommi, dal canto suo, ha un atteggiamento spesso violento e raramente comunica con chi ha attorno. Tutti gli altri personaggi della vicenda (tra cui il commissario, il nonno e soprattutto i tre ragazzi che gestiscono il bar del paese) sono in un certo senso legati alla scomparsa o al ritrovamento del piccolo e tutti, perfino la madre, hanno un segreto da nascondere rispetto alla vicenda. Paradossalmente l’unico ad avere la coscienza pulita è il padre, considerato dai più, prima del suo ritorno, come l’omicida del figlio.

In fondo al bosco è un thriller suggestivo, carico di tensione e pathos. La fotografia e la regia sempre funzionali accompagnano la storia che si sviluppa (non senza alcuni buchi di sceneggiatura) e che tiene lo spettatore attaccato allo schermo. Perfino i meravigliosi spazi della regione del Trentino-Alto Adige che fanno da sfondo alle scene assumono un carattere fondamentale nello sviluppo della trama.

Sono chiari i riferimenti ai fatti di cronaca nera che hanno tenuto i telespettatori degli ultimi anni incollati ai propri televisori. Si passa dalla storia di Tommy (il nome è praticamente lo stesso) fino alla vicenda di Annamaria Franzoni. In quest’ottica è quindi certo che sia il regista sia chi ha prodotto il film hanno voluto questi collegamenti. Ciò che però bisogna chiedersi è se c’era bisogno di un film che rimandasse in modo così chiaro a tutte queste storie o se è solo un modo come un altro per ammiccare allo spettatore. È indubbio che, essendo un prodotto per la televisione, In fondo al bosco cerchi nei telespettatori (e nella loro memoria) il vero perno attorno al quale far girare il loro interesse.

Il film, nel complesso realizzato ottimamente, quindi furbescamente attinge dalle vicende di cronaca nera italiana. Ciò che importa però è che indubbiamente ottiene quello che è il primo obbiettivo per un prodotto del genere: tenere alta la tensione e provocare qualcosa nello spettatore.

Andrea Piretti

CONDIVIDI
Articolo precedenteCriminalità: giornata contro tutte le mafie in tutta Italia
Articolo successivoIl vero scopo delle primarie
Nato a Napoli il 12 dicembre 1990, subito dopo aver concluso gli studi scientifici mi sono interessato al mondo del cinema laureandomi presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli in Fotografia-cinema e televisione con una tesi sul Neorealismo e i fratelli Dardenne. Lavoro attualmente come sceneggiatore e regista, auto producendo i miei progetti ormai da più di tre anni.

NESSUN COMMENTO