Salerno è una città Libera

0
206
Libera
Libera

Il primo giorno di primavera di ogni anno, da venti anni, Libera, un’associazione che si occupa di riabilitare all’uso cittadino i territori confiscati alla mafia, celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, affinché con il risveglio della natura, si risvegli nei cittadini quel senso di verità e di giustizia sociale.

Dal 1996, ogni anno in una città diversa (da Roma fino a Messina quest’anno), viene letto un elenco di circa novecento nomi di vittime innocenti della criminalità organizzata, per ricordare che è un dovere civile non dimenticarli, che siano nomi noti o meno. Ci sono vedove, padri senza figli, figli senza padri, madri, fratelli e sorelle a cui dobbiamo la dignità di un paese intero.

Quest’anno, oltre alla manifestazione principale tenutasi a Messina, anche altre città hanno aderito alla marcia di Libera: tra di esse c’era anche Salerno, che si è riempita di 10mila persone, tra studenti delle scuole elementari, medie e superiori, universitari, insegnanti, lavoratori e semplici cittadini. La manifestazione è iniziata alle 09.30 da Piazza Vittorio Veneto per poi finire nel raduno a Piazza Portanova, dove è stato montato un palco con uno schermo in diretta con Messina, e dove sono stati letti i nomi delle numerose vittime innocenti: Angela Calvanese, Susanna Cavallo, Valerio Moccia, Salvatore Nuvoletta, Lilia Pipitone, Gaetano Longo, Filippo Costa, Vincenzo Caruso, Filomena Morlando e Boris Giuliani sono solo alcuni dei tantissimi nomi che oggi, in una Salerno più colorata, viva, libera e giusta più del solito, sono stati riportati alla luce, affinché la cittadinanza tutta prenda maggiore coscienza rispetto alla lotta alla mafia, e di conseguenza, inizi ad opporsi con più determinazione all’indifferenza e alla complicità.

Antonio Di Pietro diceva: “il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso“. Perché sì, la cittadinanza tutta deve iniziare a capire che la criminalità organizzata non ha il volto del mafioso con la pistola, il cappellino storto e l’accento rigorosamente siciliano. E’ un sistema di potere subdolo che con il passare del tempo, si è insediato nel nostro territorio grazie alla silenzio, alla paura del piombo e all’indifferenza. E’ ora di porre fine a questa omertà, perché le novecento persone che ogni anno vengono ricordate nelle piazze di tutta Italia non sono morte invano: la mafia sarà pure invisibile, ma noi ci vediamo benissimo.

Ana Nitu

NESSUN COMMENTO