Violenza genetica

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Siamo proiettati in un mondo inondato da comportamenti violenti. Attentati, fanatismo, odio, violenza sessuale, persecuzione di soggetti deboli. Ogni giorno e da qualsiasi fonte osserviamo immagini di violenza inaudita, talmente frequenti da essere ormai omologate nella nostra routine, come fossero parte della nostra genetica.

E se fosse proprio così? In realtà una domanda di questo tipo gli scienziati se la pongono da tempo immemore, in rapporto alla violenza che l’essere umano riesce ad esprimere in vari contesti ed oggi, uno studio dell’Institut universitaire en santé mentale de Montréal (pubblicato sul British Journal of Psychiatry), pare rivelare particolari molto interessanti.

La violenza da qualche parte proviene, questo è poco ma sicuro, ed i ricercatori canadesi, utilizzando un campione di 327 volontari, si sono focalizzati sul gene codificante la monoammina ossidasi di tipo A o MAO-A. Un gene da tempo conosciuto e correlato a comportamenti violenti ed antisociali.

MonoamineOxidase-1GOS

La monoammina ossidasi è un enzima che regola i rapporti tra diversi neurotrasmettitori (come noradrenalina, serotonina e dopamina) e la sua alterazione a livello genetico produce un deficit nella regolazione dei sistemi emozionali e nell’inibizione della violenza.

Lo studio sostanzialmente da forza ad una correlazione che già gli scienziati immaginavano, che oggi sembra essere più corposa e che magari un giorno spiegherà definitivamente perché il nostro mondo è pieno di violenza.

Ma la questione interessante non è tanto quella della genetica “pura”, quanto quella delle “scintille” che riescono ad innescare un individuo predisposto. L’espressione alterata di MAO-A infatti crea in un individuo una sorta di situazione di latenza che in base al contesto di crescita, alle esperienze vissute o all’associazione con altre patologie può generare i comportamenti che conosciamo purtroppo bene, all’improvviso o gradualmente, indifferentemente.

Ora, guardando un bel po’ avanti, potremmo immaginare soluzioni che permettono di spegnere o accendere determinati interruttori genetici eliminando così altrettante problematiche correlate, nel nostro caso la violenza. Magari un giorno sarà normale ma al momento fa un po’ troppo fantascienza o “Grande fratello biochimico” quindi è bene riflettere su quella che è la provenienza “sociale” della violenza, oggi.

Che esista o meno una violenza genetica, e i dati dicono di si, esistono parallelamente una serie di contesti che inducono a comportamenti violenti, tantopiù in presenza di quelle predisposizioni di cui parlavamo.

La società è piena di aree completamente fuori controllo che vanno dagli scenari di guerra alle periferie degradate delle nostre grandi città. Luoghi dove si cresce senza un futuro nemmeno all’orizzonte, che plasmano esseri umani che poi compiono scelte terribili. Luoghi che sono quelle scintille che innescano, che danno l’input a quella fase latente, che sia genetica o meno.

Sembrerà la frase più retorica del mondo ma, in attesa di un repressore farmacologico della violenza, l’unica soluzione sta nel rimuovere le disuguaglianze, l’emarginazione e gli scenari senza futuro. Far si che quelle scintille non si sprigionino per niente.

Allora Bruxelles, Parigi, Londra, Ankara, New York e tutto il resto sembreranno un po’ più lontani.

http://bjp.rcpsych.org/content/208/1/42

http://daily.wired.it/news/scienza/in-italia-processo-al-gene-della-violenza.html 

Mauro Presciutti

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