Bagnoli, il TAR rigetta il ricorso di De Magistris

0
193
bagnoli

Si è fatta attendere parecchio, ma la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sul ricorso presentato dal Comune di Napoli nei confronti dei provvedimenti del Governo Renzi su Bagnoli è finalmente arrivata.

De Magistris, sconfitto in una decisiva battaglia giuridica nel più ampio contesto del suo ormai lungo conflitto politico con l’esecutivo nazionale, ha comunque annunciato l’ulteriore impugnazione della sentenza davanti al Consiglio di Stato; sono però adesso tutte da scoprire le immediate conseguenze della decisione del TAR soprattutto sulla campagna elettorale per le comunali.

Andando con ordine, ecco innanzitutto i contenuti essenziali della sentenza. In un ricorso piuttosto complesso, si erano poste in evidenza, su precisa indicazione di De Magistris, alcune criticità dei provvedimenti governativi sulla questione Bagnoli: era stata in particolare contestata la legittimità dell’istituzione della cabina di regia e della nomina del commissario straordinario Nastasi, sulla base di argomenti in fatto e in diritto.

Dal primo punto di vista, si contestava la legittimità di un simile provvedimento perché la situazione di fatto, appunto, in cui versa Bagnoli, non determinava “la congruenza tra la salvaguardia degli ecosistemi – tra i presupposti di fatto previsti dalla legge, ndr – e il procedimento speciale”; il TAR, al contrario, ha statuito che proprio le condizioni in cui Bagnoli versa “da tempo immemorabile” hanno legittimato il provvedimento del governo, sulla base in particolare dell’inerzia delle istituzioni preposte e dei fallimenti dei programmi precedentemente adottati.

Dal punto di vista degli argomenti in diritto, sono stati invece rigettate le ipotesi di una presunta violazione di legge e persino costituzionale da parte del provvedimento, ravvisata in una molteplicità di aspetti: dalla menomazione del ruolo del Comune nella cabina di regia, alla violazione dei criteri di riparto di competenza tra Stato e Regioni previsti dalla Costituzione, al sospetto ritardo governativo nelle nomine dei soggetti preposti a ricoprire le cariche istituzionali create dal commissariamento, alla creazione della società di scopo a carattere misto pubblico-privato ed alla incompatibilità del provvedimento con le vicende giudiziarie ancora in corso sulla vecchia amministrazione dell’area ovest di Napoli. Il TAR ha stabilito l’insussistenza di ciascuno di questi rilievi, mettendo in evidenza: che il ruolo del Comune è salvaguardato dalla presenza stessa riservata a Palazzo San Giacomo dalla legge all’interno della cabina di regia e dal ruolo consultivo obbligatorio pertinente alla stessa Amministrazione nell’ambito dell’avviamento degli interventi previsti dall’organismo, cosa che peraltro non inficerebbe nemmeno la riserva di competenza urbanistica del Comune, di cui l’Avvocatura lamentava pure la violazione; che non sussiste contrarietà all’art. 117 della Costituzione, nella misura in cui la disposizione fondamentale riguarda il rapporto tra Stato e Regione e quindi, se lesione ci fosse stata, la legittimazione soggettiva per intraprendere un’azione l’avrebbe avuta piuttosto Palazzo Santa Lucia e non il Comune; che la legge che si occupa della costituzione e composizione della società di scopo è stata recentemente modificata, eliminando la partecipazione dei privati nel soggetto giuridico, e pertanto rimuovendo la procedibilità stessa del ricorso sul punto; che la distanza di un anno tra provvedimento e nomine non intacca la legittimità del primo, né quella degli interventi della cabina di regia; che i procedimenti in corso per accertare le pregresse responsabilità di varia natura (amministrativa, civile, penale) su Bagnoli non ostacolano, anzi incoraggiano, l’adozione di un provvedimento come quello in questione, sulla base di presupposti di necessità, urgenza, efficacia ed effettività dell’azione amministrativa in simili circostanze.

La lettura del dispositivo e delle motivazioni della sentenza hanno subito ed inevitabilmente lasciato il passo al commento politico. Non si è fatta attendere la reazione del sindaco De Magistris, che si è detto convinto che la buona posizione del ricorso sarà alla fine riconosciuta dal Consiglio di Stato: la questione, secondo il primo cittadino, riguarda “l’esproprio di democrazia” cui è stata sottoposta la città ed è inevitabile pertanto, a detta di De Magistris, che la lotta per la riaffermazione della dignità dell’“unica cabina di regia, la città, con il suo popolo, il sindaco democraticamente eletto, la giunta e il Consiglio” prosegua. Secondo il sindaco, la conferma del buon diritto dell’Amministrazione nel rifiutare lo status quo commissariale starebbe proprio, tra l’altro, nella correzione in corsa della disciplina sulla composizione mista della società di scopo, che dimostrerebbe come il Governo si sia da sé reso conto dell’incongruenza della previsione dell’ormai famigerato ‘decreto milleproroghe’ in materia, e dall’insufficiente motivazione da parte del TAR sul punto della presunta violazione della competenza urbanistica del Comune.

Certo, la sconfitta in sede giudiziaria non incoraggia il sindaco all’ottimismo per la sua corsa elettorale: in una campagna in cui gli avversari si sono dimostrati perlopiù allo sbando o addirittura in grado di valicare il confine della legalità, l’antagonista politico più concreto e pericoloso continua paradossalmente ad essere il Governo Renzi, il ‘nemico’ per eccellenza su cui De Magistris ha costruito gran parte del suo nuovo programma per Napoli. Al centralismo e decisionismo renziano, infatti, si è scelto di contrapporre la delocalizzazione della democrazia, la trovata dell’“agorà di prossimità”: l’accoglimento del ricorso poteva rappresentare un ulteriore e inestimabile volano di popolarità, mentre il rigetto rischia di sortire l’effetto contrario.

De Magistris ora è costretto ad incassare la soddisfazione e il commento sferzante del commissario Nastasi (“la si smetta con le carte bollate e i ricorsi”) e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio De Vincenti (“la sentenza fa giustizia del pretestuoso ricorso del sindaco”) che, d’intento specialmente con la Regione, hanno innegabilmente portato avanti il lavoro della cabina di regia, anticipando anche i tempi, pur sotto la spada di Damocle di un’ipotetica decisione del TAR contraria all’organismo. Inoltre, il primo cittadino si sottopone per forza di cose al fuoco di fila degli ulteriori richiami alla responsabilità istituzionale e alla collaborazione con la cabina di regia da parte dei suoi concorrenti elettorali, Valente e Bassolino in testa.

De Magistris ha annunciato che, nonostante tutto, non prenderà ancora parte alla prossima riunione dell’organismo per Bagnoli, andando avanti con la sua protesta istituzionale almeno fino alla decisione del Consiglio di Stato. Ci vorranno però almeno 60 giorni soltanto per avviare la nuova fase del procedimento: il tempo rischia di essere tiranno col sindaco, ostaggio adesso delle procedure giudiziarie non meno che del tentativo di recuperare in fretta il consenso dell’elettorato, forse da ieri meno massivo.

Ludovico Maremonti

NESSUN COMMENTO